La Voce e la Vita della Chiesa: “Gentilezza e compassione”

La Voce e la Vita della Chiesa: “Gentilezza e compassione”

Diac. Francesco Giglio

Gentilezza e Compassione sono due parole che spesso vengono confuse a causa di una presunta somiglianza nei loro significati. C’è però una certa differenza tra le due parole in termini di significato. La “gentilezza” è la qualità dell’essere amichevole e generoso. Essa consiste nell’essere benevoli. Una persona che possiede la qualità della gentilezza si mostra preoccupata,, affettuosa e piena di considerazione nei confronti di un’altra persona. La gentilezza è sempre accompagnata dalla qualità dell’affetto. Una persona di buon cuore è una persona che mostra disponibilità e gentilezza. La “compassione” è la qualità che spinge ad aiutare i bisognosi.

Chi è misericordioso spesso è anche compassionevole. La sostanziale differenza tra gentilezza e compassione consiste nel fatto che spesso chi è gentile non sempre è misericordioso, mentre chi è compassionevole è sempre misericordioso. La compassione spinge ad essere “comprensivo e pietoso” ma non sempre “affettuoso”, mentre la “gentilezza” sfocia sempre in “affettuosità”. Matteo nel suo Vangelo (18,3) riporta le seguenti parole di Gesù: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. Parole queste che pongono diversi interrogativi tra cui : cosa significa diventare come i bambini e come essere tali da adulti. Chi ha occhi attenti e cuore sensibile, ogni volta che vede un bambino avrà avuto la possibilità capire quanta premura, gentilezza e compassione si nasconde in essi. Nonostante la loro tenera età sono in grado di cogliere i nostri stati d’animo e da attenti osservatori sono capaci di percepire le nostre emozioni e sensazioni.

Alla fine con i loro gesti carichi di gentilezza e di amore riescono ad allontanare da noi i momenti di tristezza e ridonarci il sorriso. Per chi è credente alla gentilezza e alla compassione  affianca anche i doni dello Spirito Santo.  San Paolo, nella Lettera ai Galati (5,22), elenca questi doni e li definisce “frutti dello Spirito Santo”. Di questa Lettera vi sono due versioni. La versione più breve, ne elenca “nove” mentre quella più lunga, utilizzata da San Girolamo nella traduzione latina della Bibbia conosciuta come la Vulgata, che è il testo usato dalla Chiesa cattolica, ne comprende altri “tre” per un totale di “dodici”. Molti cristiani non conoscono bene i frutti dello Spirito Santo anche se spesso li associano ai sette doni dello Spirito Santo: “sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio”.

Questi doni, sono concessi ai cristiani nell’atto di ricevere il sacramento del Battesimo e riconfermati dal  sacramento della Cresima o Confermazione. I dodici frutti sono “ carità (o l’amore), gioia, pace, pazienza, benevolenza (o gentilezza), bontà, longanimità( o grandezza d’animo), mitezza (o dolcezza), la fede, la modestia, la continenza (o auto-controllo), e castità”. La carità si esprime in gesti concreti di amore verso Dio e verso il prossimo, senza alcun pensiero di ricevere qualcosa in cambio. La gioia non è emozionale ma piuttosto, è la condizione in cui si trova chi non è disturbato dalle cose negative della vita. La pace è lo stato di tranquillità della nostra anima che deriva dal fidarsi e dall’affidarsi a Dio. La pazienza è la capacità di sopportare le imperfezioni degli altri e il riconoscimento dei propri limiti. La gentilezza è la volontà di dare ad altri cose che vanno oltre quello che noi possediamo. La bontà è l’evitare il male e il riconoscimento di ciò che è giusto compresa la rinuncia alla notorietà e alla fortuna. La longanimità (o grandezza d’animo) è la pazienza sotto provocazione e la capacità di soffrire  in silenzio gli attacchi degli altri. La mitezza (dolcezza) è la capacità di perdonare, piuttosto che arrabbiarsi, dolcezza piuttosto che fame di vendetta. La persona gentile è mite; come Cristo stesso ha detto. La fede, come un frutto dello Spirito Santo, significa vivere la nostra vita in ogni momento secondo la volontà di Dio.  La modestia è la capacità di riconoscere che i talenti o i meriti che possediamo non sono nostri ma doni di Dio. La continenza è l’esercizio di moderazione in tutte le cose. La castità significa resistere ai nostri desideri fisici per impegnarsi in attività sessuale solo all’interno del matrimonio.

Se i doni dello Spirito Santo sono come le virtù, i frutti dello Spirito Santo sono le azioni che producono quelle virtù. In altre parole, i frutti dello Spirito Santo sono le opere che siamo in grado di eseguire solo con il suo aiuto. La presenza di questi frutti è un’indicazione che lo Spirito Santo dimora nel credente e lo avvia sulla via della santità. Il bene cambia la storia delle persone e dell’umanità, spesso basta un piccolo gesto per cambiare la vita di una persona, un abbraccio per sanare una ferita. Dio vuole trasferire nei Suoi figli il Suo cuore, la Sua sensibilità e la Sua delicatezza e infondere in loro la capacità di offrire agli altri conforto e consolazione, affinché anche con la gentilezza e la misericordia , possano conquistare il mondo.