Kofia, cappello

 Padre Oliviero Ferro*

Un giorno ero andato con un capo tradizionale a visitare il capo della tribù che abitava nella sua residenza in città. Eravamo entrati nel recinto e io avevo tenuto il cappello in testa. Incrociamo uno dei servitori del capo che mi dice che in tutto il territorio in cui abita il capo, solo lui può tenere il cappello in testa. Quindi lo devo togliere. Io non lo sapevo, ma ho capito che bisogna fare così. Quando arriviamo davanti a lui, seduto sulla sua poltrona, ci avviciniamo battendo le mani, poi gli parliamo con la mano davanti alla bocca. Lui è il capo, che ha il cappello in testa. Io, me lo sono tenuto nella borsa. Si parla di tante cose. Anzi ci fa entrare nella sua casa e ci fa sedere vicino a lui. E’ un grande onore. Ma il cappello no, solo lui lo tiene in testa. E’ un po’ quello che succedeva durante la celebrazione eucaristica domenicale. Avevamo invitato anche i capi tradizionali. Normalmente loro tengono il capello in testa. Ma, in quella occasione, avevano capito che in chiesa c’era un capo più grande di loro e così l’avevano tolto. Ma nella festa del ringraziamento, durante la processione in cui anche loro portavano il loro dono, ho permesso loro di tenere il cappello in testa. E’ stato molto bello, perché sono venuti, accompagnati dalla banda tradizionale. Tutta la gente vibrava di gioia, perché sentiva che si apprezzava la loro tradizione e i loro capi (con il cappello in testa). In ogni caso, io me lo tenevo, quando passeggiavo nel villaggio. Il sole picchiava forte e se no non lo avessi avuto, oltre all’insolazione, avrei perso anche i pochi capelli rimasti.

* missionario saveriano