Italia inondata dai disastri

  Giuseppe Lembo

Non poteva non essere così; sono venuti al pettine gli errori antichi, causa del disastro Italia; un disastro annunciato che ci sta presentando il conto, mettendo all’incasso i danni causati da una cementificazione selvaggia. Con ostinata volontà di fare e farsi male, gli italiani hanno scelto tragicamente le tante strade lastricate di barbarie; hanno scelto di fare e farsi male, facendo male alla natura, guastando irrimediabilmente il paesaggio, realizzando interventi non compatibili con territori che andavano cambiando le loro caratteristiche; con territori violentati, abbruttiti e sempre meno sicuri per la vita degli uomini. Le inondazioni che causano distruzione e morte, che cosa mai sono se non l’uso abusato del suolo italiano fatto a pezzi in tante realtà grandi e piccole del nostro Paese? Le frane, gli smottamenti, lo scivolamento a valle di tante realtà italiane oggi fortemente a rischio, sono il frutto dei tanti abbandoni della Terra, con crescente indifferenza per il governo del suolo italiano sempre più trascurato ed in balia di se stesso. Già Leonardo Da Vinci andava ripetendo alla gente: “l’acqua disfa li monti e riempie le valli e vorrebbe ridurre la Terra a perfetta sfericità, si ella potesse”. Con giusta lungimiranza, Leonardo, ci aveva indicato la strada da seguire; era quella di governare il suolo, evitando qualsiasi pericolosa forma di un inopportuno fare umano negativo, sgovernando la Terra. Le acque non si imprigionano. È questo, un saggio inascoltato messaggio del passato; un messaggio del tutto dimenticato ai nostri giorni, un tempo nel quale contrariamente alle utili raccomandazioni del passato si è pazzamente pensato di imprigionare le acque italiane, rendendo così, come possiamo renderci conto oggi, il suolo italiano sempre più insicuro; sempre più maledettamente tomba dei viventi. Gli italiani vogliono le città sicure; gli italiani sono ormai stanchi di vedere le loro strade trasformate sempre più spesso in veri e propri fiumi di fango e pietre o peggio ancora in luoghi di disperazione e di morte. La Liguria che oggi piange i suoi morti, deve guardarsi indietro, deve fermarsi a riflettere; deve saper dire basta alle aggressioni folli del suolo che, da amico diventa ostinatamente nemico come sta succedendo in questi giorni, in queste ore mentre scrivo; mentre, con preoccupazione e sdegno, cerco di pensare anche in questo sfascio di natura al fare giusto per cambiare e garantire la gente nel diritto naturalmente legittimo di vivere; di vivere in pace sui propri territori che mai devono inghiottire niente e nessuno; mai più devono diventare luoghi di disperazione e di morte e tombe per viventi che, solo qualche minuto prima pensavano in serenità di vivere la propria vita in pace. Dobbiamo, nonostante i momenti tristi vissuti in lungo ed in largo in Italia, fortemente frastornata per tutto quello che sta succedendo, pensare positivo; pensare ad un Progetto Italia, con al primo posto il suolo sicuro, unitamente ad un recupero ambientale capace di ridare all’Italia il suo giusto ruolo di patrimonio dell’umanità, cancellando le tante ferite al paesaggio italiano, maltrattato da un falso modo di intendere lo sviluppo, il progresso, purtroppo, da noi follemente inteso, aggredendo l’Italia con una vera e propria distruzione dell’ex giardino d’Europa, violentato da una cementificazione selvaggia vissuta con tanta sofferenza dagli italiani traditi da un sempre più falso sviluppo e da falsi miti assolutamente estranei al nuovo di una civiltà nuova. Sorridi amico Indro Montanelli. Gli italiani sono, sempre che lo vogliano, attrezzati anche per i miracoli. Gli italiani possono cambiare il volto di quest’Italia ferita e maltrattata. Gli italiani sicuramente lo vogliono e lo faranno. E tu, caro Indro, per questo proverai una grande gioia e riderai soddisfatto, per esserti sbagliato nello scrivere l’amaro pensiero sull’inaffidabilità italiana che ti faceva dire “evidentemente il buon Dio fece “il giardino d’Europa” in un momento di indulgenza e di abbandono. Poi si accorse della propria parzialità e la corresse mettendoci come giardinieri gli italiani”.

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