Il gatto e il barbiere

Padre Oliviero Ferro

C’era una volta e forse c’è ancora una gatto. Era un tipo solitario con i suoi colori bianchi e neri. Viveva in un buco di un grande albero. Lui lo chiamava la sua casa. Era sempre in ordine, ben pulita. Ma era solo. Un giorno, stanco della solitudine, decise di andare dal barbiere a fare quattro chiacchiere. Chissà se qualcosa poteva cambiare. Bussa gentilmente con la sua zampa destra ed entra piano piano. I clienti lo guardano un po’ sorpresi. Non capita tutti i giorni di vedere un gatto, per di più bianco e nero, dal barbiere. Si accomoda su una sedia e aspetta paziente il suo turno. “Cosa posso fare per te?” gli chiede il barbiere. “Una spuntatina ai baffi e uno sciampo alla coda, per favore” gli risponde il nostro amico. “Prego, prendi posto nella poltrona” e comincia il suo lavoro. Le forbici danzano veloci sui suoi baffi e in un momento tutto è fatto. Poi una frizione veloce alla coda con uno sciampo speciale. E infine lo invita a guardarsi nello specchio. “Contento del lavoro?” gli chiede il barbiere. “Hai fatto bene” gli risponde il gatto “ma veramente io ero venuto per fare quattro chiacchiere…e visto che non hai più altri clienti, cosa ne dici se cominciamo da buoni amici?”. Il barbiere depone le forbici e si siede sorpreso per questa richiesta. “Di cosa vuoi che parliamo?”gli chiede. “Veramente io sarei venuto, perché mi sento solo nella mia casa sotto il grande albero. Di là non passa mai nessuno e se io voglio avere un amico, devo andare a rovistare nei cassonetti. Ma a me non piace. Ho un certo stile e voglio conservarlo. A proposito, io mi chiamo GioGatto” risponde lui. “Bello il tuo nome. Ma se permetti, mi presento pure io”dice il barbiere”Io sono Luigi Barba e faccio questo mestiere da tanti anni, ma non ho mai lavorato per un gatto. In ogni modo, se vuoi, un giorno, posso venire a trovarti a casa tua, così potrò darti un’altra spuntatina ai baffi”. “D’accordo. Ci conto, così anche gli altri gatti, vedendoti, verranno a farsi servire da te” e così dicendo, GioGatto se ne esce. Passa qualche giorno, quando verso sera, Luigi Barba si mette in viaggio per andare alla casa del nostro amico. Aveva con sé le sue forbici. Non si era accorto che dietro di lui, un gatto dopo l’altro, gli facevano compagnia, curiosi di sapere dove stesse andando. Uno dei più giovani gli miagola qualche cosa. Lui si volta e anche se non aveva capito tutto bene, risponde che stava andando a casa di Giogatto e se volevano venire con lui, sarebbero stati i benvenuti. Ormai il grande albero era vicino. Luigi fa un fischio e dal buco balza fuori il suo amico, che gli miagola un caloroso benvenuto. Si meraviglia di vedere tanti gatti che lo accompagnano. Luigi gli fa capire che sono venuti per conoscerlo e per diventare suoi amici, ma prima anche loro hanno bisogno di una spuntatina ai baffi. E lui che è uno specialista, si dà da fare e in breve tempo tutti sono serviti. E allora cosa manca ancora? Giogatto li invita tutti a visitare la sua casa e poi,dopo uno spuntino veloce e una miagolata, tanto per scaldarsi la voce, inizia la danza “del gatto felice” che dura tutta la notte fino al levar del sole…e poi. Non mi ricordo più come continua la storia,perché anch’io mi sono addormentato ai piedi dell’albero e quando mi sono svegliato non c’era più nessuno o meglio, un paio di forbici con qualche baffo dimenticato. Chissà perché?

 

Un pensiero su “Il gatto e il barbiere

I commenti sono chiusi.