Riceviamo e Pubblichiamo- Pensieri dopo gli esami di Stato….

Naturalmente il paragone (mi perdonino gli Ebrei, che hanno subito ben più tragiche vicende), deve essere preso in senso lato. Il Ministro ha affermato infine che bisogna collegare la cultura alla scuola, perché non esiste cultura senza scuola e ha assicurato fattiva collaborazione tra il ministero dell’Istruzione e quello della Cultura, che in Italia sono separati. Già: che “non si parlino tra di loro” i vari Ministeri è cosa avvalorata dai fatti, anche recenti. Dicevo, dunque: lontano dagli esami. Lontani, sì, anche se da poco e con l’animo pieno di incertezze, pur avendo tentato di dare il meglio di sé. D’altra parti dubbi ed incertezze dovrebbero essere considerati elementi “positivi” per chi ha a che fare con i giovani, nel tentativo di “migliorarsi”, rispetto a loro. C’è un qualcosa che può sembrare strano a chi sia fuori dell’ambito scolastico e cioè che a “lamentarsi” dei voti o del trattamento, non siano i bocciati o quanti sono restati delusi del voto, ma gli amici di questi. Porterò, “estrapolati da ogni riferimento reale che deve essere considerato puramente casuale”, le note tristi di due giovani, di cui uno, promosso, che ha visto bocciati alcuni amici ed una, promossa con il massimo, che “piange” in quanto lo stesso trattamento non si é verificato per un’amica: Amici bocciati: -“So che i miei amici stanno male! Però quello che pensiamo tutti… è che una volta arrivati li… fateci uscire tutti! In un anno una persona non impara quello che non ha mai imparato in 5 anni! Se sbagliamo spiegateci il perché! ;”-“ Io penso che chiunque sa veramente quanto vale… e se ad un amico, un compagno, una persona con cui hai condiviso milioni di cose, viene regalato qualche voto per salvarlo a me non interessa!”-   Amica con il voto inferiore al suo: -“(………………..)
Sono venuta a conoscenza del mio voto, ne sono contenta (100. n.d.a.) anche se sono rimasta molto perplessa del 98 di …………., confesso che credevo sarebbe successo l’opposto… per me immaginavo al massimo un 97.. (…) infatti penso di non meritare il voto che ho avuto, perché sono tutt’altro che vicina all’eccellenza.. non so quale sia stato il criterio di valutazione e non sto qui a criticarlo, ma credo che, sul piano scolastico, lei sia molto più “diligente” di me (ed è fondamentalmente questo che i professori dovrebbero valutare, insieme a determinate altre caratteristiche di contorno, e non andare certo a simpatia!) ed è per questo che sono un po’ stranita.. al di là della presunta “rivalità” che dovrebbe esserci tra me e lei.. a me dispiace sinceramente e non posso che concordare con alcune “viperate”
 (senza dubbio contro di me) scritte da alcune persone.. l’unica curiosità che le chiedo di soddisfarmi, sempre se possibile, ovviamente, è: perché io sì e lei no?(…) Lo so, forse sono un po’ contorta.. ma i sensi di colpa ce li ho sempre, un po’ per tutto.(…)”   Bene, lascio un tentativo di risposta ai colleghi insegnanti, ma non ho potuto fare a meno di confrontare queste reazioni con una mia esperienza lontana, che mi ha lasciato un segno: Avevo seguito per quattro anni, una classe in cui c’era una ragazzina malata d’un male incurabile. Insomma: negli anni peggiorava: sulla sedia a rotelle, sempre più incapace di muovere un solo muscolo, nel tempo (si sapeva), sarebbe morta, in quanto i muscoli della respirazione si sarebbero bloccati. Faticava anche a parlare, ma si faceva interrogare ugualmente. In quella classe la ragazzina c’era cresciuta. Sempre con gli stessi “amici”. A turno qualcuno sedeva con lei (era comunque difficile aiutarla), ma aveva un’insegnante di sostegno. In quinta, agli esami scritti di matematica, lei (che riusciva soltanto, con un dito della mano destra, a spostarsi una ciocca di capelli), doveva “dettare” il compito all’insegnante di sostegno che di matematica capiva ben poco. Allora mi rivolsi all’insegnante (membro esterno) della materia e le chiesi di darmi, su di un foglietto, delle indicazioni utili alla ragazza (ma soprattutto all’insegnante di sostegno), perché si instradasse nel compito. Detto fatto, apertamente, diedi il foglietto. Ma, mi sentii chiamare da una mia allieva che mi disse in tono perentorio: “Se lei non si fa ridare il foglietto lo dico alla presidente e faccio invalidare gli esami”. Restai di sasso. Le feci notare che la sua “amica” era nelle condizioni… che conosceva, ma lei risposte caustica:-“Ha detto mio padre che “quelle come lei” ci rubano i posti di lavoro”. Nessuno intervenne sul fatto. Dimenticavo: fece un “buon esame orale”. Chiesi ai colleghi di aumentarle il voto per dare soddisfazione a lei ed ai genitori. Si rifiutarono.

Bianca Fasano