Gesu’, San Pietro ed i Papi. L’errore umano e la sapienza divina

Carlo Di Pietro

Dalla parola di Cristo, ad uno sguardo superficiale, confrontando le sue affermazioni fatte in due episodi diversi, potrebbe sembrare che Egli si sia contraddetto. Vediamoli. “Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»” (Mt 16,13-19). In questo episodio Gesù dice a Pietro chiaramente che è stato ispirato da Dio, che non ha parlato secondo la logica e la falsa sapienza umana, delle “forze” umane: la “carne” ed il “sangue”. Ma che ha parlato da parte di Dio. Tuttavia, immediatamente dopo, nello stesso capitolo del cronologico Vangelo di San Matteo, avviene un altro episodio, collegato al suddetto dalle parole “da allora” del versetto 21; in questa occasione Gesù sembra dire all’Apostolo l’esatto contrario di quanto affermato in precedenza: “Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!»” (Mt 16,21-23). Gesù accusa l’Apostolo di non pensare secondo Dio ma secondo gli uomini. Proprio il contrario di quanto detto prima! E per rincarare la dose lo chiama “satana”! Non penso che una persona potrebbe ricevere un appellativo peggiore e più grave di questo, e dalla bocca dello stesso Verbo! Qualcuno potrebbe dire, superficialmente, che Gesù Cristo si è contraddetto. Potrebbe dire che egli non conosceva il futuro. E che non aveva previsto che Pietro avrebbe preso quella grossa cantonata, parlando “secondo gli uomini”. Ma il Cristo è il Verbo del Padre, conosce ogni cosa, e lo ha dimostrato più e più volte. Perciò si potrebbe dire, sempre con superficialità, che, conoscendo lo sbaglio futuro di Pietro, sarebbe stato meglio se Gesù non avesse fatto quella domanda agli Apostoli (quella dei versetti 13-19 visti all’inizio) in quell’occasione, ma lasciare prima sbagliare Pietro e poi, dopo un bel pò di tempo, portarlo a quella risposta ispirata da Dio: così non vi sarebbe stata una contraddizione molto evidente. Avremmo potuto pensare che Pietro PRIMA parlava secondo gli uomini, e poi dopo, progredito nello spirito, sarebbe diventato ispirato da Dio. Invece anche noi, come la gente di allora, “pieni di stupore” (Mc 7,37) affermiamo con piena convinzione che il Cristo: “Ha fatto bene ogni cosa” (ibid.). E’ sapientissima la scelta del Signore. Se infatti avesse fatto come proposto qui sopra, avrebbe rischiato di mandarci allo sbaraglio, “come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini” (Ef 4,14). Perché non avremmo cercato la guida dell’insegnamento sicuro nell’istituzione VISIBILE che si tramanda per successione apostolica mediante “l’imposizione delle mani” (cfr. Atti 8,18; 1 Timoteo 4,14; 2 Timoteo 1,6; Ebrei 6,2), istituzione sempre viva, visibile e continua, ininterrotta: la Chiesa. Ma l’avremmo cercata nella santità PERSONALE degli individui; nell’ispirazione (presunta o reale) privata PERSONALE di persone progredite e virtuose, o apparentemente tali. Il che avrebbe aperto la via al caos più totale. La santità infatti è cosa interiore. Come distinguere il vero dal falso santo? Come distinguere il vero dal falso ispirato? Come distinguere il vero virtuoso dal simulatore? Come distinguere il vero ispirato da quello ipocrita, o da quello anche in buona fede ma ingannato dal maligno, il quale: “si maschera da angelo di luce”? (2 Corinzi 11,14) Ogni uomo, ogni pecorella sarebbe rimasta esposta all’arbitrio del Tizio di turno creduto ispirato, creduto la voce per mezzo della quale Dio parla agli uomini. Non a caso la Divina e Sapiente Provvidenza ha ritenuto utile pubblicarci nell’Apocalisse un fatto apparentemente privato e personale accaduto durante la visione dell’angelo al grande San Giovanni Apostolo, il prediletto: “Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo, ma egli mi disse: «Non farlo! Io sono servo come te e i tuoi fratelli, che custodiscono la testimonianza di Gesù. È Dio che devi adorare»” (Apocalisse 19,9.10). San Giovanni potrebbe forse essere il più grande santo della storia: cronologicamente il primo discepolo; Apostolo; Evangelista; Prediletto; unico degli Apostoli ad essere rimasto ai piedi della Croce; Mistico sapientissimo, il cui vangelo è il più mistico tra tutti e quattro; persino Profeta!!! Unico ad aver ricevuto da Dio in visione la conoscenza degli eventi futuri fino alla fine del mondo, al grande giorno del ritorno di Cristo. Colui che ha posato il capo sul Cuore Sacratissimo di Gesù, tant’è che Pio XI lo elogia così: “San Giovanni (il quale nel suo Vangelo pare abbia svelato i segreti del Cuore sacratissimo di Gesù…)”. (Pio XI, Enc. Mortalium Animos). E come non ricordare l’episodio narrato nei fioretti di San Francesco in cui uno dei suoi frati chiede a Dio di sapere chi tra San Francesco e San Giovanni Apostolo ha amato di più il Signore. Ebbene, Dio gli fa vedere in visione San Francesco vestito in modo più splendente di San Giovanni, ma San Giovanni più ardente di San Francesco nell’amore, e poi gli spiega che San Francesco era vestito, nella visione, più splendidamente perché ha vissuto in modo più povero dell’Apostolo, ma che San Giovanni ha superato San Francesco nell’amore per Cristo.

E stiamo parlando di San Francesco!!! Di colui che, stando ad altre esperienze mistiche di suoi discepoli, ha preso il posto sul trono che era riservato a Lucifero in cielo. E Lucifero era la creatura superiore a tutte, seconda solo a Dio al principio della creazione!

Ebbene, questo portento e gigante di santo, mistico e profeta, Apostolo ed Evangelista, San Giovanni, vero e più grande Amante di Cristo, ha sbagliato il discernimento, e proprio durante un’esperienza mistica elevatissima: durante una visione recante la pubblica rivelazione da riportare nell’ultimo libro della divina Scrittura!

Ha scambiato la creatura col Creatore. Non si è accorto che quello era un angelo, e lo ha scambiato per Dio!

Ovviamente non ha la minima colpa per tutto ciò, perché lo ha fatto in buona fede. Ed infatti appena è stato redarguito dall’angelo, subito si è corretto.

Ma ciò per mostrare chiaramente che Giovanni è Santo, è Mistico, è Profeta, ma non è Pietro. E solo Pietro ha le chiavi del discernimento infallibile. Non altri. Nemmeno tutto l’episcopato della Chiesa, finché non riceve l’approvazione da Pietro.

Ebbene, è bellissimo vedere come la Provvidenza abbia ordinato gli eventi apposta in quel modo, per mostrare la differenza tra l’uomo, santo o non santo che sia, ed il MANDATO che Cristo fa all’uomo-suo-vicario: Pietro.

Ed ecco conciliata l’apparente contraddizione:

Nel primo episodio Pietro prende la parola e risponde per tutti: Pietro è il Pastore universale che guida la Chiesa… sta usando le Chiavi. E’ ispirato da Dio. E’ il Vicario di Cristo. Cristo parla per bocca di lui.

Nel secondo episodio non parla Pietro. Parla l’uomo Simone. Simone non usa la sua autorità di Pastore universale. Esprime un parere personale, come uomo. E sbaglia.

Traspare chiarissimamente la voce rassicurante del Cristo, come se volesse dire alle pecorelle di ogni secolo di non spaventarsi nel vedere gli eventuali peccati e sbagli personali persino dei Papi: quando parlano in qualità di Pietro, di Pastore universale, non sono loro a parlare ma “il Padre mio che è nei cieli”. Per cui anche se peccano, quando insegnano in modo definitivo possiamo essere sicuri.

Possiamo essere sicuri di ciò che ci dice la Chiesa guidata da Pietro.

Per questo San Paolo nella prima lettera a Timoteo, al capitolo 3, definisce non la scrittura ma la Chiesa come colonna della verità:

“…voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della verità”.

Perché senza questa colonna persino la verità della Scrittura cade nel mare tumultuoso delle multiple interpretazioni umane e dei pareri discordanti degli uomini. Il protestantesimo lo testimonia benissimo: da quando Lutero ha introdotto il metodo del “sola Scriptura”, escludendo la Chiesa nell’interpretazione, sono nate più di 25mila religioni pseudo-cristiane differenti.

Ecco tutto sintetizzato in modo mirabile e sapiente dal grande Papa San Pio X:

“Ma la verità, che si vedrà risultare dalla storia, è questa: che i primi Papi per vari secoli furono giustamente innalzati agli onori degli altari, avendo molti versato il sangue per la fede; che quasi tutti gli altri splendettero per egregie doti di sapienza e di virtù, sempre intenti ad istruire, a difendere e santificare il popolo cristiano, sempre pronti, come i loro predecessori, a dare la vita per rendere testimonianza alla parola di Dio.

– Che importa (dacché sgraziatamente vi fu tra i dodici un apostolo malvagio), che importa se pochissimi fra tanti fossero stati meno degni di salire su quella suprema Sede, dove ogni macchia appare gravissima? – Dio lo permise per far conoscere la sua potenza nel sostenere la Chiesa, mantenendo un uomo infallibile nel suo insegnamento, benché fallibile col suo personale operare. (San Pio X, Catechismo Maggiore, Parte Terza, 142).