About Five: interessante mostra d’arte ad Allumiere

Un paese mollemente adagiato sulle morbide colline laziali, una profusione di tetti e camini che tendono ad un cielo terso quasi a voler impigliare nei pinnacoli nuvole vagabonde, una superba struttura tardo cinquecentesca che arricchisce la bella piazza di un borgo la cui fama nei secoli è stata legata alle famose miniere di allume da cui ha preso il nome, sei creativi che hanno esposto le loro opere intrecciando visioni artistiche che, pur nella loro diversità, hanno contribuito in maniera armonica a dare una panoramica, sia pure necessariamente parziale, di alcune delle vie  intraprese dalla ricerca iconica in atto. Sono questi gli ingredienti che hanno caratterizzato ABOUT FIVE l’interessante collettiva d’arte allestita nel Palazzo Camerale di Allumiere dal 15 al 20 dicembre da Maria Pina Cirillo che ne ha curato anche la prolusione critica. In un confronto che non è scontro ma arricchimento reciproco, Cesare Antonio Baldo, Andrea Celano, Nicola Cirillo, Gennaro Fanni, Marinella Masala, Patrizia Pianini hanno presentato una selezione di opere pittoriche capaci di interessare ed emozionare i fruitori, come rilevato anche dalla Delegata  alla Cultura Stefania Cammilletti che ha inaugurato l’interessante Manifestazione che si è proposta immediatamente per la sua capacità di focalizzare l’arte come espressione non di certezze ma di continua, mai conclusa ricerca; ABOUT, appunto. E se le tele vibranti di sonorità cromatiche ed impreziosite da tenui patine che tessono trame impregnate di pathos ispirate alla grande pittura classica italiana del seicento hanno parlato al nostro intelletto ricollegandosi ad una visione classicista dell’arte da cui trae ispirazione Cesare Antonio Baldo, artista-artigiano grossetano vissuto a lungo in Brasile ed in Australia che, alla ricerca di un neo umanesimo figurativo, si interroga sui concetti di nuovo e di antico e recupera materiali naturali  e tecniche desuete, un messaggio decisamente diverso emana dalle opere dense di emozioni e di sognata introspezione con cui Gennaro Fanni traduce in immagini di pregnante suggestione la velata consonanza tra filosofia, matematica ed arti grafiche che traluce tra i diversi accordi di grigi che ne compongono la tavolozza. Un monocromatismo ricco di sfumature, di toni smorzati, di sottese armonie, di vibrazioni di luce che tendono a destrutturare la realtà ed a ricrearla in continuo trascolorare  tra essenza ed esistenza.

Sulla stessa linea si collocano le opere di Marinella Masala, lievi segni impressi su carta che giocano con l’uso dei colori, col complesso sovrapporsi di toni ma, soprattutto, con le forme geometriche catturandone la profonda valenza ed imbrigliandone l’energia in figurazioni sottilmente allusive ad una realtà apparentemente semplice in cui, alla prevalenza del foglio bianco fa da contraltare il nero compatto di un grumo di forza attraversato da correnti di colori primari appena accennati concretizzatisi in linee ora intrecciate ora parallele; la stessa vitalità che promana dall’ istallazione trash che le fa da corollario.

Un messaggio diverso ma non contrapposto è quello che emerge dalle tele di Patrizia Pianini l’artista Carrarese che vede il connubio arte-natura come l’unica strada da percorrere per comunicare il senso vero e profondo dell’uomo e del mondo che lo circonda. Le suggestive macchie di colore attraversate da mille sfumature e da interessanti giochi di luminosità ed impreziosite da foglie, steli, fiori essiccati diventatene parte integrante, alludono ad una nuova frontiera in cui ciascuno saprà recuperare l’armonia tra il sé e l’altro. Ed è la stessa comunicazione che traspare dalle opere di Nicola Cirillo la cui cifra  distintiva appare la freschezza di ispirazione e la semplicità esecutiva che rimandano ad un universo interiore fatto di una ritrovata euritmia: il tenero verde ed il luminoso azzurro che accolgono un’umanità dolente che riemerge dalla caverna in cui la sua stessa ottusità ed egoismo l’avevano rinchiusa, sono simboli palesi della ricerca di un nuovo equilibrio con gli elementi fondanti della  vita   individuale e sociale.

Quasi a compendio delle diverse scelte stilistico-espressive operate dagli artisti presenti all’evento, le grandi tele attraversate dalla prorompente  joie de vivre di Andrea Celano vibrano di riposte emozioni, di sensazioni profonde, di  meditate presenze che parlano direttamente al cuore, oltre che alla mente, di chi osserva. E certamente le rose opulente, le slanciate strelitzie, ritratte con rapide larghe pennellate di pastosi colori puri, sono soltanto forme effimere che nascondono un profondo desiderio di scendere al cuore delle cose, di indagarne le motivazioni profonde, di cercarne l’anima nascosta in  opere lasciate intenzionalmente incompiute. Le due deliziose sculture femminili  in bronzo ed in terracotta dell’artista cilentano che accolgono i visitatori sembrano alludere al senso più intimo della mostra: un pudico richiudersi su se stesso come presupposto indispensabile per pervenire ad una scienza e co-scienza dell’evento artistico che non è mai scontato, certo, prevedibile  ma sempre inafferrabile come la magia dei colori, profondo come i pensieri che lo ispirano, inebriante come le emozioni che lo pervadono, ironico come il costante senso critico che può e deve caratterizzare ogni espressione dell’uomo che non è mai punto di arrivo ma sempre e soltanto punto di partenza per una nuova appassionante avventura umana.

                                                                                  Maria Pina Cirillo