Condannati…per Amore

di Rita Occidente Lupo

Ma l’amore ha un’età? Al di là della condizione e della carta d’identità, non è possibile prevedere i sentimenti e le loro convulse mutazioni sull’essere umano. L’amore non ha età, sembra lo slogan che ancora tenga banco nel nostro tempo, alla luce di episodi che lanciano nello sconcerto chi non riesce a sottrarsi agli strali di Cupido. Il recente episodio  francese, un’insegnante integralista, cattolica, si legge nella nota Ansa, legata in una relazione sentimentale da due anni, ad un suo allievo dodicenne. La donna, madre di cinque figli, dinanzi alla giustizia, che l’ha condannata alla reclusione per sei mesi, per il legame con un minorenne. L’episodio si tinge d’anormale, agli occhi dei più, per l’abissale distanza anagrafica tra i due. E per la tenera età del partner. Ma per la maestra, questo non un problema, alla luce anche di altri episodi passati, che hanno registrato l’attenzione cronachistica. Qualcuno, finito anche miseramente, come negli anni ’79, col suicidio della stessa docente. A perder la testa occorre poco, commenta la barba dei Soloni del tempo, che in quanto a razionalità, sa che quest’ultima deve sempre primeggiare sui sentimenti, senza lasciarsi trascinare nel vortice delle passioni sregolate. Nel fomite dei bisogni inespressi, perchè, di questo si tratta, dinanzi ad episodi che fanno comprendere che davvero non esistono più parametri, per valutazioni anche nella dinamica di coppia. Tra i complici di Cupido, gli assertori di coloro che senza troppe scuse, si lascian traghettare dal proprio sentire, fans del trito tamarriano “Va’ dove ti porta il cuore”. Altri, invece, cercando di restare coi piedi a terra, tra stupore e meraviglia, dinanzi ad episodi che sfuggono alle logiche umane, come quelle del cuore, pertanto destinati ad accendere dibattiti cronachistici e popolarità. Di fatto resta che l’amore, un sentimento e che pertanto accende i cuori umani:  fino a che punto però, possa e debba essere contenuto, ancora resta dubbioso, anche dinanzi al tribunale inquisitiorio che, nel sollevare l’indice accusatorio, erge a propria difesa soltanto un laconico “E’ più forte di me…”