Decreto legge varato nelle settimane scorse dal consiglio dei ministri

Enzo Carrella

Ecco i fallimenti light per le pmi & famiglie .Ristrutturazione dei debiti per chiudere i conti in sospeso Trova, finalmente,  il traguardo il DDL 307 del 2009 nel decreto legge approvato scorsa settimana dal consiglio dei ministri nell’ambio del pacchetto giustizia.  Piccoli fallimenti. Il decreto legge  inaugura   una procedura concorsuale tutta nuova e calibrata su misura per  famiglie e  le piccole imprese. Mai più  , quindi, il rischio di vedersi pignorati a vita. Coperto un buco normativo che perseguitava il piccolo debitore Grazie a una procedura analoga al fallimento per famiglie e piccole imprese e, cioè, per quei soggetti esclusi dalla disciplina della legge fallimentare (legge 267/1942). L’esclusione dalla disciplina della procedura concorsuale del fallimento implica che il debitore è soggetto alle azioni esecutive individuali, senza limiti di tempo se non quello di prescrizione del credito. Lo scopo, come si comprende dalla prima lettura del provvedimento di  urgenza,  resta   quello  di   varare una specie di piccolo fallimento, che consente al debitore di chiudere una volta per tutte i conti lasciati in sospeso, e consente ai creditori di ottenere il proprio credito (seppure in misura prevedibilmente parziale) senza doversi logorare in estenuanti procedure esecutive, lunghe e soprattutto molto costose. Chi Interessa. Il provvedimento interessa le famiglie e le piccole imprese a cui non sono applicabili le disposizioni vigenti in materia di procedure concorsuali.  Quali i limiti  alla declaratoria di fallimento dal 1 gennaio 2008 ? In effetti la legge fallimentare non si applica agli  -imprenditori che nei tre esercizi precedenti l’istanza di fallimento hanno avuto un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila e ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila e, infine, che hanno un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila. Se non ricorrono questi presupposti sono possibili solo azioni esecutive individuali ( ristrutturazione del debito e esdebitazione) .Con il provvedimento del governo, ai soggetti cosiddetti «non fallibili» viene offerta la possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti, che determini la finale esdebitazione del soggetto in crisi. La situazione acclarata dovrà essere quella di sovraindebitamento Cosa si intende per  sovraindebitamento, Al fine di porre rimedio alla situazione di sovra-indebitamento delle famiglie, è consentito alle persone fisiche insolventi, che non svolgono attività imprenditoriale, la conclusione di un concordato con i creditori.
Per «sovra-indebitamento» si intende una situazione di difficoltà non temporanea ad adempiere regolarmente alle obbligazioni assunte facendo ricorso ai redditi e ai propri beni mobili e immobili; per «insolvenza» si intende l’incapacità della persona fisica a fare fronte ai debiti contratti per esigenze diverse da quelle attinenti all’attività lavorativa svolta.
Per «concordato con i creditori» si intende il piano di ristrutturazione dei debiti che deve essere approvato dal debitore e da almeno il 70 per cento dei creditori che rappresenti i tre quarti dell’ammontare complessivo dei crediti
Chi ha accesso alla nuova procedura .Alla nuova procedura potranno avere accesso tutti i debitori esclusi dalle procedure fallimentari, che siano titolari di reddito o di beni mobili o immobili, che non hanno fatto ricorso nei tre anni precedenti alla composizione della crisi. Ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti:l’accordo. L’accordo deve essere indirizzato alla ristrutturazione dei debiti  e la soddisfazione dei crediti potrà essere assicurata anche attraverso la cessione di redditi o cespiti futuri; insufficienza del patrimonio nel caso di insufficienza del patrimonio del debitore, il piano può essere sottoscritto da terzi che agiscano come garanti anche attraverso il conferimento di beni specifici.. Depositate anche le scritture contabili degli ultimi tre anni  degli imprenditori. Insieme con la proposta di accordo che deve essere depositata presso il tribunale del luogo di residenza del debitore andranno depositate anche le scritture contabili degli ultimi tre anni se il richiedente è un imprenditore.  Il giudice, se tutto è in regola, fissa in udienza un termine di non più di 120 giorni di sospensione delle procedure esecutive.  Entro 15 giorni dalla sospensione, in ogni caso, i creditori devono fare arrivare il proprio parere sulla proposta (il silenzio equivale al consenso) all’organismo di composizione della crisi.
Per l’approvazione serve il sì di creditori che rappresentino almeno l’80% dei crediti complessi FORMALIZZARE UN PIANO DI RIENTRO Con CONTROLLO AUTORITA  GIUDIZIARIA. In sostanza si tratta di una procedura che libera il debitore per sempre dalle sue obbligazioni concordando un piano di rientro con i propri creditori. Il procedimento si svilupperà sotto il controllo dell’autorità giudiziaria. Tuttavia l’intervento dell’autorità giudiziaria si limiterà all’omologazione dell’accordo raggiunto tra debitore e creditori. ORGANISMO DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI Il compito di gestione del merito della vicenda è affidato, invece, a un organismo di composizione della crisi, di nuova istituzione, che, composto da professionisti in possesso di adeguata preparazione, favoriscono la definizione dell’accordo e ne seguono l’attuazione. Si aprirebbero   quindi nuovi fronti  anche per molti lavoratori autonomi  i quali entreranno a far parte di un  “libero”  organismo  territoriale da costituire  da parte degli enti pubblici e – non quindi- selezionati  dai Giudici delle sezioni fallimentari dei competenti tribunali .  Chiusura Procedura e suoi effetti fiscali Il  giudice di pace dichiara  la chiusura della procedura di concordato dopo avere verificato il puntuale adempimento delle obbligazioni assunte o dopo aver accertato il mancato rispetto dell’accordo nei confronti di uno o più creditori. Il concordato ha effetto solo nei confronti dei creditori che vi abbiano partecipato. La stipulazione del concordato attraverso la procedura descritta consente ai creditori di dedurre, ai fini del reddito di impresa, le relative perdite sui crediti ai sensi dell’articolo 66, comma 3, secondo periodo, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni