Conosciamo i Balega (Congo Rd): lo Yano, l’iniziazione femminile

Padre Oliviero Ferro

Parallelamente all’iniziazione maschile, esiste un rituale di iniziazione femminile in ordine alla maternità. Lo YANO è l’iniziazione delle donne sposate che si preparano alla prima gravidanza e consiste principalmente in una serie di istruzioni e consigli in ordine alla prossima maternità, alle relazioni tra moglie e marito e al complesso di tutta la vita familiare. L’uomo in tutto questo non c’entra se non per un contorno esterno: per l’uomo, interessarsi di tali faccende  riguardanti esclusivamente le donne, è severamente proibito e il fatto di interessarsene in qualche modo è muzombo, colpa sociale.  Incaricate del compito dell’iniziazione femminile sono le donne anziane che hanno generato figli e figlie e che sono viste nel villaggio come donne di un’esperienza consumata. Queste preparano le giovani spose che rimangono incinte per la prima volta, ma solo le nonne hanno diritto a ciò. Le mamme ne sono escluse e non possono essere le confidenti delle loro figlie per quanto riguarda l’educazione sessuale e la preparazione alla maternità. Come per l’iniziazione maschile, così, per l’iniziazione femminile, che dura solo un giorno e una sola notte, il cibo deve essere abbondante: il  compito dei padri e della madri delle future mamme è quello di preparare abbondante cibo (capre, polli, njelu: banane da cuocere e kindakinda: polentina di arachidi con abbondante birra locale) in modo che la “festa” riesca bene. Tutti i presenti: uomini, donne e ragazze possono partecipare ai canti e alle danze che danno un tono di gioia a tutta la manifestazione. Le spose che per la prima volta sono rimaste incinte, sono presenti come attrici principali accanto alle loro “madrine”. Tutti gli invitati e le invitate portano abbondante cibo che viene distribuito a tutti i presenti. Il cibo non consumato viene diviso tra la ragazza incinta, sua madre e sua suocera, che hanno modo di riempire per bene la loro gerla. Quanto spetta alle madri delle iniziate, se lo portano a casa, mentre quanto spetta alla suocera e alla stessa partecipante allo YANO viene messe in comune. Dopo tale inizio di festa, le iniziate e le loro madrine si ritirano in una grande capanna nello stesso villaggio, mentre tutti gli altri e le altre sono tenuti rigorosamente a distanza. Gli uomini o i mariti delle iniziate stanno nella baraza, lontani dalla casa dove avviene l’iniziazione. Le iniziate vestono soltanto il shushu, specie di scorza d’albero trattata in modo da coprire le parti inferiori, mentre dai fianchi in su tutto è scoperto. Terminata la festa d’inizio, prima che gli uomini siano “cacciati”, questi rivolgono alle iniziate gli insulti più licenziosi e schifosi che queste devono sopportare in silenzio. Se una reagisce, viene picchiata di santa ragione (!) e se non si riesce a indurla a miglior consiglio, viene cacciata come un soggetto non duttile e quindi non atto a ricevere l’iniziazione. Il lanciare insulti all’indirizzo delle iniziate è un rito  e tali insulti riguardano sempre i membri maschili e femminili: kitungu (il pene), muluke (il glande), mabolo (i testicoli),irako (la vulva), itoko (le piccole labbra), kasondo (liquido femminile), kisundi (vulva stretta) che presenterà difficoltà al momento del parto. Tali insulti verranno abbondantemente ripetuti dalle madrine quando si troveranno sole con le iniziate nella grande casa. L’iniziazione comincia al mattino di buon’ora e terminerà all’albeggiare del giorno dopo. Giunte nella casa, dove sono presenti solo donne insieme alle iniziate con le loro madrine, queste ultime, con il solo shushu e il viso dipinto di terra rossa, si tolgono quello specie di perizoma e rimangono nude. Allora si siedono su uno sgabello particolare, sul quale nessun altro potrà in seguito sedere, anche nella propria casa, e sono affiancate dalle rispettive nonne-madrine. Possono entrare e partecipare a tali riunioni tutte quelle che sono già passate per tale esperienza. Ne sono escluse coloro che non vi hanno mai partecipato e le donne sterili. L’iniziazione è riservata alle spose alla loro prima maternità, nate e cresciute nell’Urega (terra dei Balega). Per le altre, nate e cresciute fuori dell’ambiente, non c’è possibilità di partecipare a tale esperienza. Una volta entrate in casa e assunta la posizione appropriata, le iniziate, custodite a vista dalle anziane, non possono muoversi né uscire per tutta la durata dell’iniziazione e devono restare in silenzio e subire tutte le provocazioni  da parte delle anziane senza mostrare la minima reazione. Qualora una delle iniziate reagisca e ribatta alle provocazioni, verrà sonoramente picchiata e nel caso in cui continui, sarà inesorabilmente cacciata come soggetto indegno e non adatto a ricevere i consigli e le istruzioni del caso. Le anziane incominciano ad insultare la ragazza:  la madre viene chiamata itoko, il padre kitungu e tutta la famiglia diventa oggetto di ingiurie sporche. Nel frattempo le anziane danzano mostrando il sedere in forma di disprezzo. Sempre danzando, le anziane mostrano le loro parti femminili come un buon augurio per le nuove mamme “come è avvenuto per loro tante volte, così l’iniziata possa ben generare e partorire il suo bambino senza difficoltà”. Quindi procedono alla misura della vagina, introducendovi un bastone a forma di membro virile e anche il pugno. Ciò è possibile poiché in questa fase le iniziate sono molto lontane dal parto. Incaricate di tale lavoro, oltre alle nonne delle iniziate, erano le mogli dei Bami. In ogni caso, tutte coloro che partecipavano in modo attivo o come decorazione (cantando e danzando) avevano diritto a un buon trattamento: mangiare e bere a volontà. Seguiva poi la fase di consigli e istruzioni vere e proprie, il tutto alternato a canti e danze. “Vai anche tu a generare il tuo bambino e sarai la gioia di tuo marito. Vivi bene con tuo marito senza mai turbare la buona armonia. Tu hai tuo marito che è il tuo uomo: quello solo ti deve bastare e non andrai a cercarne altri. Ubbidisci e segui i consigli di tua madre e di tuo padre. Ubbidisci e porta rispetto al tuo suocero e alla tua suocera e non fare mai nulla che possa loro dispiacere: ciò sarà motivo di pace e di armonia nella famiglia. Ricevi e accogli bene quanti ti giungono in casa. Non guardare solo quelli della tua famiglia: tutti ugualmente devono entrare nel tuo cuore. Sii sempre umile e sottomessa. Quando avrai figli, insegnerai loro ad essere rispettosi verso tutti. Ritornando dai tuoi, tutto ciò che ti danno lo consegnerai a tua suocera e insieme lo utilizzerete. Non prendere le cose del tuo prossimo” Si insiste molto sull’intesa e la buona armonia tra nuora e suocera. Seguono poi le istruzioni sulla vita in famiglia “quando l’iniziata lascia lo YANO, torna a casa e deve rimanere con suo marito fino a quando si avvicina il giorno del parto. Da quando la donna rimane incinta, e la sua condizione sia evidente, non potrà più dividere il letto con suo marito: lo scopo dell’unione matrimoniale è stato ottenuto e quindi può subentrare la separazione. Qualora poi non riesca a dare la luce il suo bambino, oppure il bambino muoia subito dopo il parto, soprattutto se ciò si ripete due o tre volte, la donna sarà certamente cacciata e dovrà tornare dai suoi: non ha raggiunto l’unico scopo del matrimonio e ha impedito lo raggiungesse il marito”. Durante la gravidanza, la donna non frequenterà mai altri uomini. Colei che si comportasse diversamente, dimostrerebbe che per lei lo YANO è stato inutile. Una donna che avesse relazioni con altri uomini, è condannata a morire di changa,, cioè morirà al momento del parto, lei e il suo bambino. Qualora il marito scopra, prima del parto, che la sua donna è andata con un altro uomo, prenderà il suo perizoma e lo getterà con disprezzo negli occhi della donna., la quale morirà sul colpo, senza poter proferire parola, a causa della maledizione del marito. In modo simile se il marito di una donna gravida andrà con un’altra donna, il changa, cioè la maledizione, colpirà il marito: la donna darà alla luce il bambino, ma morirà subito dopo il parto e il bambino certamente la seguirà, essendo proibito ad altra donna di allattarlo. C’è sempre comunque una scappatoia: qualora l’uno o l’altra rivelino per tempo le loro malefatte, ci sarà la possibilità di scongiurare il pericolo del changa usando appositi medicamenti preparati con erbe speciali e chiamati pindi. Qualora il marito, dopo aver convissuto con la moglie legittima e aver avuto figli da lei, lasci tale moglie per andare a vivere con un’altra, la prima moglie non potrà entrare nella casa ove il marito vive con la seconda. Se entrasse, verrebbe presa dalla lebbra: le dita delle mani e dei piedi si staccherebbero e morirebbe. Ma se prima di entrare nella casa della “concubina”, la prima moglie uccide un pollo e vi sparge il sangue all’entrata del recinto di casa, la lebbra non la colpirà. Se invece la seconda donna diviene moglie legittima, viene portata in casa dal marito, dopo che tutte le formalità del costume siano state adempiute, come la dote e altri costumi. Quando lo Yano è terminato, si consuma l’ultimo pasto e tutte le iniziate ritornano a casa, portando con sé i doni ricevuti. Si attende poi che le ragazze diano alla luce il loro bambino. L’ambizione di ogni donna alla prima maternità è di superare, nel generare figli, la propria mamma o la nonna: è una gloria che si cerca con tutti i mezzi. Il generare però non è tutto: i figli devono Bain tanto da tali giovani madri, passate dallo Yano, per saggiarne l’ospitalità.  Ci sono donne che quando vedono ospiti arrivare, vanno a nascondersi e non vengono neppure a stringere la mano. Donne del genere dimostrano di non apprezzare le nostre abitudini e sono la vergogna del marito, il quale ben presto andrà e dirà al suocero:”Padre, non voglio più stare con quella donna che non conosce le nostre buone usanze”. Si riprenderà indietro la dote, caccerà la moglie maleducata e ne sposerà un’altra. Qualora una donna dia alla luce un bambino e il bimbo muoia, è la donna ad essere considerata colpevole, soprattutto se ci sono disaccordi in famiglia. Se ne dà alla luce un altro e la morte si ripete, tale donna è giudicata colpevole e crudele, e viene inesorabilmente cacciata dal marito, il quale sarà libero di prenderne un’altra, dopo aver richiesto indietro la dote al padre della prima moglie. Il giudizio ultimo per tali misfatti è di competenza dei vecchi e delle donne anziane, riuniti insieme nella baraza, il verdetto dei quali è inappellabile. Il potere assoluto dell’uomo sulla donna è esercitato in tutti i modi e sembra proprio sia una specie di vendetta dell’uomo sulla donna che custodisce il mistero della vita e che l’uomo percepisce in qualche modo come superiore. Qualora una donna, sposa di un certo uomo, non possa generare, sarà cacciata con l’accusa di “non fare altro lavoro che riempire il gabinetto di escrementi”. L’uomo sarà poi libero di risposarsi. Pure la donna è in certo senso libera di risposarsi, ma, conosciuti i precedenti, sarà per lei quasi impossibile trovare un nuovo marito. Non le resta altro che diventare una donna di strada, bistrattata e malvoluta da tutti. Se una sposa ha la “bocca cattiva” ed è causa di continui litigi in casa, può essere cacciata dal marito con l’accusa di rendergli la vita impossibile. “Qualora durante il parto si presentino delle difficoltà e vi sia il dubbio che la colpa sia da attribuire al marito, lo si pregherà di confessare tutto, così da poter preparare gli antidoti necessari e permettere alla sua donna di dare alla luce il bambino senza ulteriori sofferenze. Se l’uomo non ammette le proprie colpe, non gli è permesso di vedere né moglie né figlio, perché in tal caso la donna morirebbe, provocando indirettamente la morte del bambino”. Tale uomo colpevole non può guardare la moglie neppure da lontano, poiché ne provocherebbe la morte certa. Perciò ci pensano le anziane a proteggere la moglie contro gli sguardi del marito. Quando tale uomo giunga a salutare la moglie partoriente, il medico gli dirà:”Guarda, se sei andato con altre donne, è meglio che non entri a vedere tua moglie, ritorna a casa”. Se, nonostante tutto, il marito insiste nel voler vedere ad ogni costo sua moglie, ne provocherà la morte immediata. (e questa è una della spiegazione della presenza di molti orfani nel villaggio). Quando le donne balega che vivono fuori ambiente danno alla luce il loro figlio in casa, seguendo il costume di altre tribù, il giudizio dei Balega che vivono nella regione è molto severo “Sono diventate delle banyabungu, donne incivili e selvagge”. Se però generano nella casa della mamma o della nonna, tutto è normale e non c’è alcuna reazione negativa. Il marito tuttavia non vi può entrare, in caso contrario commetterebbe un muzombo, una colpa sociale, e sarebbe costretto a pagare una capra per rientrare nella normalità. Quando la donna diventa anziana e non può più avere figli, è lei stessa a pregare il marito: “prendine pure un’altra, poiché io sono diventata vecchia e non posso più avere figli. Quella ti darà altri figli e mi aiuterà a custodire i miei, perché possano crescere bene”.