“Orizzonti di Mezzanotte” di Ingenito 33° 12 agosto 2011, giorni-30

   Dal Capitolo 33 Giorni effimeri Parte prima 03 luglio 2003 – Incanto Quando il buon Dio creò il mondo,   gli avanzò un pezzetto di terra. Era lì, davanti a sé, inerte, senza un nome. Con le sue mani morbide incominciò a plasmare i monti e gli appiccicò su le case. Con il colore dei suoi occhi formò il cielo. Pareva un quadro finito quando, da tanta gioia ed emozione, con le sue lacrime, formò il mare e, finalmente soddisfatto, alzò la mano destra e disse: «Io ti battezzo Amalfi!»  (Rita Mostacciuolo). Una splendida giornata di sole dette il suo annuncio subito dopo l’alba, con la prima e, forse, la più bella e intensa delle sue visioni. Intorno alle sette del mattino, ora legale, una maestosa sfera rosso-arancione cominciò a civettare, pur nella sua imponenza, con la costa di fronte, facendo capolino dietro la gobba irregolare di Capodorso. Sollevandosi lentamente come una stella senza punte, impressa a fuoco nel cielo, il sole dava il cambio ad una luna ancora alta e riottosa, pronto a donare la sua luce diversa a un mondo a lui eternamente noto e misterioso insieme. Affacciata al balcone della sua suite, la signora Schutz si godeva l’incredibile spettacolo naturale per lei così desueto, dopo una notte pressoché insonne. Suo marito, invece, ronfava come sempre, inutilmente protetto dalle lenzuola. Il buon vino della sera produceva ancora i suoi effetti. Un’ora più tardi la moglie chiamò la reception e ordinò la colazione in camera. Le fu servita mezz’ora dopo. Il giovane cameriere in giacca verde con bottoni dorati e pantaloni neri depose il vassoio sul tavolino in ceramica del terrazzino. Era timido e impacciato, un ragazzo del posto, che, d’estate, arrotondava la giornata lavorando in albergo. La signora Schutz gli rivolse un sorriso, dandogli cinque euro di mancia. Il ragazzo ringraziò con l’universale “thank you”. Poi, richiuse la porta dietro di sé senza far rumore e si allontanò, percependo distintamente il ronfo del marito. L’anziana signora si accomodò soddisfatta al tavolo della colazione. L’arietta fresca del mattino, lo sciabordìo appena percettibile delle onde, che le giungeva sensibilmente attenuato dalla spiaggia sottostante, il canto degli uccellini che si fiondavano come saette in voli brevi dall’alto verso il basso e viceversa, per poi rientrare velocemente ai propri nidi nascosti tra gli alberi e la fitta vegetazione circostante, le riempirono il cuore di gioia. Com’era bello il mondo a quell’ora del giorno! Tutto era così naturale, autentico, tranquillo. Nessun rumore, nessuna noia, nessuna ansia o preoccupazione che turbassero, sia pure minimamente, una condizione interiore e uno stato d’animo da troppo tempo disabituati all’intensa pace che vi regnava. E com’era bello il mare! Lo spettacolo ancora più’ intenso dei suoi colori e dei suoi profumi che lo proteggevano e lo accompagnavano rendeva chiunque fosse capace di goderne un essere superiore, quasi divino, in quell’eterea solitudine permeata di cose semplici e naturali. La donna si sentì avvinta da tutto ciò. Non aveva mai provato sensazioni così spontanee e autentiche in tutta la sua vita. Consumò avidamente, con molto gusto, tutto ciò che le era stato servito. Cose normali, d’albergo, ma insaporite da quel clima speciale che, agli occhi del cliente, avrebbero santificato il peggiore cuoco della terra. 33. 367D’improvviso la beata solitudine goduta fino ai limiti della estraniazione totale fu interrotta dal rumore di un paio di sandali. Ciondolando qua e là per il soggiorno, Mr Schutz annunciò il suo risveglio con la voce tonante che lo distingueva:— Buongiorno, cara! Sveglia da molto, vedo. Buona la cola-zione?— Eccellente! — rispose la donna con parole rituali.— Oggi è un gran giorno. Escursione a tutto mare. Amalfi, Isola dei Galli, …— Dei Galli?— Sì, dei Galli. E, poi, Capri, il golfo e così via. Mi sento eccitato già prima di partire.— È ora di sbrigarti. Alle 9.30 ci si imbarca. Devi ancora farti la doccia e metterti in ordine. Faremo tardi. — protestò la moglie, in realtà desiderosa di liberarsene per continuare ancora a godere dell’incanto di quei luoghi.— Vado, vado. — rispose Mr Schutz, ignorando le vere ragioni di tante premure. Alle 9.30 in punto si ritrovarono tutti nella hall, pronti ad imbarcarsi sullo yacht. Costabile era lì da un quarto d’ora. Vestiva alla marinara quella mattina. A modo proprio naturalmente. Ma c’era qualcosa di elegante in lui. Indossava una camicia azzurra a mezze maniche stirata di fresco e probabilmente nuova, un paio di pantaloncini color tabacco e sandali da passeggio a doppia striscia di cuoio, inadatti per la spiaggia.Se ne stava in disparte a confabulare con il direttore. Facile capire perché. Bussava certamente a soldi.— Un anticipo me lo sono meritato, direttò! Allora quanto mi dai?— Devo prima fatturare i pagamenti, poi ti metto da parte la percentuale.— E no, direttò, io devo mangiare tutti i giorni, non quando fa comodo a te. Dammi almeno un piccolo anticipo, così, tanto per apprezzare il mio lavoro.— E va bene! — sbuffò l’uomo, rivolgendosi all’addetto alla reception. — Benito, dàgli cinquanta euro.— Direttò, e che ci faccio con cinquanta euro?— Ma non mi hai chiesto un piccolo anticipo?— Sì, va bè …, ma dicevo così per dire!— Senti, Costà …, io devo lavorà … . Fammi cominciare bene la giornata. Ne riparliamo dopo la partenza dei clienti.— D’accordo, direttò …Stai sicuro, però, che sarò puntua-le come un treno tedesco. — aggiunse il “Kaiser”, avvicinandosi al gruppo degli ospiti da trasbordare sullo yacht. Salutò con enfasi i presenti. Ma, tranne il largo sorriso della signora Schutz, tutti gli altri gli risposero con un tiepido “buongiorno” italiano. Dalla barca allo yacht il tragitto fu breve. Alle 10.00 la potente imbarcazione salpò l’ancora diretta ad Amalfi. Ahmed rimase accanto al nocchiere per tutto il tempo. Da quella posizione fu in grado di osservare la costa attentamente e di disporre la rotta a suo piacimento.C’erano dei particolari di quei luoghi da fissare ancora bene in mente. Per suo volere lo yacht proseguì sottocosta, a velocità minima. Il pretesto fu quello di volere ammirare al meglio quella parte della celebre costiera. Passò dapprima davanti alla ex-villa Ponti-Loren, che ricordò subito. Qualche minuto dopo Ahmed riconobbe con altrettanta certezza la grotticina del “tassista”, passandovi davanti a breve distanza. La guardò a lungo, sovvenendosi dell’uso improprio fattone da quel simpatico chiacchierone di Positano. Pochi minuti dopo furono all’altezza dell’Hotel Santa Caterina. Il diplomatico ordinò al nocchiere di virare di 180 gradi e di avvicinarsi. I colori dell’estate erano diversi rispetto a quelli da lui visti alcuni mesi prima. L’atmosfera molto più calda diffondeva un leggerissimo velo che rendeva il contesto naturale, sempre superbo nella sua immensa bellezza, un po’ meno nitido. Ma era una cosa impercettibile, superata da un maggiore godimento e senso di genera­le benessere. C’erano già molti clienti giù alla piscina, nonostante l’ora. Ahmed guardò a lungo in quella direzione. Poi ordinò di riprendere il largo, evitando di dare nell’occhio. Ora lo yacht puntò dritto verso Amalfi e oltre, fino al largo delle spiagge di Minori e Maiori. Sollevando lo sguardo verso le montagne in avvicinamento di fronte a lei, la signora Schutz guardò inorridita lo scempio compiuto contro la natura. (…)