Musica a ritmo di Parkinson

di Rita Occidente Lupo

Muoversi a tempo di musica…anche se il Parkinson sembra irrigidire i movimenti. La qualità della vita, l’autosufficienza, la sicurezza deambulatoria, seriamente compromesse quando il morbo infierisce senza guardare in faccia alla condizione ed all’età. Lo stesso Papa Wojtyla trascorse gli ultimi anni del suo mandato convivendo con il tremore articolare e la fatica di dover gestire l’autocontrollo. Una malattia degenerativa che compromette seriamente la risposta ai singoli stimoli e che impone un’inversione di rotta esistenziale. Flagellatore specialmente del sesso forte, dai 50 anni in su, il morbo palesa i primi sintomi qualche anno prima di rivelarsi conclamato. Recentemente, la ricerca ha puntato l’attenzione anche sugli antidoti o, meglio, sulla cura, non solo in termini farmacologici. Ed è emerso che, a suon di musica, le dolci note possono compiere un vero e proprio miracolo: il ritmo, stimolatore della deambulazione. Così dichiara  Klaus Von Wildt, docente di Neurochirurgia e Neuroriabilitazione all’Universita’ di Munster, che ha pubblicamente comunicato tale scoperta, incisivizzando il ruolo della musicoterapia anche per tale patologia. Strumento doc, il tamburo, per la ritmicità del suono, che spingerebbe alla deambulazione senza fatica. Insieme al metronomo, atto a scandire  i passi. Ricordando che la musica riesce anche a sortire effetti benefici sui feti, a poter ridestare dal coma, a sedare ansie. Insomma, a suon di musica, tutto può assumere una valenza diversa, perfino salutare, senza omettere che, anche tra dolci note, la ricezione non deve giammai essere prorompente, da creare l’effetto opposto!