Maledette tifoserie! L’Italia sgangherata, vive in un clima da stadio dalle mille tifoserie

Giuseppe Lembo

La febbre del calcio, nel nostro Paese, va molto al di là delle tifoserie da stadio. La tifoseria, il frutto di un clima di una contrapposizione di opposti schieramenti da neoguelfi e neoghibellini, è ormai un’amara realtà della vita del nostro Paese, dove all’ordinarietà ed al concreto fare sociale d’insieme, si preferisce con accanimento, una devastante ed esplosiva situazione da contrapposte tifoserie. In modo permanente sono ormai entrate a far parte del “sistema paese” ed ogni giorno, ogni ora, ogni momento ne compromettono il normale ed ordinato funzionamento finalizzato al bene comune. Le opposte tifoserie del nostro Paese, non appartengono più e solo al calcio, ma fanno parte del sistema paese che si sta logorando e trascinando in modo agonico verso il declino, in cui a pagarla sono tutti, proprio tutti. Ma, come ci insegna il calcio, le tifoserie che, in tempi moderni vedono lo stadio, come le arene di una volta, in cui si combatteva fino alla fine per l’eliminazione fisica, da parte del più forte del proprio avversario, sono per loro natura profondamente bellicose e spesso violente e sfasciste, per soddisfare la sete di sangue che covano dentro e che, per niente (il famoso pretesto) esplode in modo devastante. Tifoserie! Tifoserie! Maledette tifoserie! Non bastano quelle del calcio, che è sempre più difficile da controllare; adesso le abbiamo anche come parte attiva della società civile; sconsideratamente, rappresentano, su fronti contrapposti, un Paese morente, che attende rassegnato il suo momento finale, un calice amaro per tutti e soprattutto per quell’Italia responsabile e civile che aveva sognato un diverso futuro. Premetto che non ho alcun interesse per l’una e per l’altra tifoseria; insieme, sicuramente, dopo essersi contese le spoglie, assisteranno, come ultimo atto, ai funerali forse liberatori del paese morente per volontà dei più; per i suoi politici che, come bande di potere, rappresentano se stessi in modo contrapposto; per la politica in sé che si è lasciata espropriare del suo corso ordinato e dei suoi valori fondanti per la società civile e la democrazia rappresentativa che la deve governare; per il sistema comunicativo, sempre meno autentico e rispettoso del cittadino, soprattutto, attraverso la piazza mediatica, ridotta ad un indecente pollaio dove emerge lo sfascismo delle tifoserie contrapposte; per la cultura, ridotta sempre più a dominante sub-cultura da asini; per il complice vuoto degli intellettuali che hanno abbandonato la scena in modo indecente; per la presenza crescente del popolo plebe che da tifoseria senza freni, anima la scena, alimentandone il clima infuocato, con l’obiettivo finale, da ultimo atto, di dividersene le spoglie. Non è per un puro spirito di catastrofismo che penso questo del mio Paese oggi; purtroppo, è la verità in assoluto che, sempre più spesso, supera e va oltre quella linea di demarcazione, al di là della quale c’è solo il nulla assoluto e quindi l’inevitabile disfacimento di tutto quello che si rifiuta, si combatte e si pensa di eliminare. Oggi si usano le sole armi delle parole violente, imbastite sempre più da un fazioso idiotismo che non porta da nessuna parte; ma, per quanto ancora, ci si fermerà alle armi violente del dire, del provocare, del costruire teoremi con il dichiarato obiettivo finale di eliminare l’altro, in quanto nemico da abbattere? Speriamo, con tutto il cuore, per molto ancora; la realtà sarebbe così tragica che è meglio non pensarci. Gli animi già fortemente infiammati, attendono quella scintilla esplosiva che metterebbe inevitabilmente a ferro e fuoco la piazza, con un clima da “bruciare tutto”, per una purificazione ed un’epurazione salvifica per i più, ormai non più rinviabile. Il grande vecchio, Giorgio Napolitano, da saggio Presidente della Repubblica, in modo equidistante, cerca di tenere a bada le opposte tifoserie, che è sempre più difficile da controllare. In maniera assolutamente gratuita ed irresponsabile, da più parti, si getta acqua sul fuoco che, essendo difficile da spegnere, prima o poi, con la sua furia incendiaria distruttiva, trasformerà lo scontro da pollaio, fatto di parole irresponsabili, in atti di violenza ed in eliminazione fisica dell’avversario, oggi coperto da insulti che non hanno niente né di umano, né di un Paese civile e democratico, quale dovrebbe essere il nostro, stando alla sua nobile storia passata. Osservare i tanti scenari di triste desolazione e da ultimo atto, fa rabbia e paura allo stesso tempo; non possiamo permetterci tanto; non possiamo fare il gioco delle bande contrapposte e decretare la morte del nostro Paese che è ormai sulla via del coma irreversibile. Dobbiamo agire e reagire a questa situazione; dobbiamo, con forza spegnere la focosità dei pollai mediatici e non; dobbiamo insieme, essere attori di un nuovo modello di paese, con al primo posto l’Italia (a che serve festeggiare ipocritamente i 150 anni, se poi si pensa a sfasciare tutto, annullandone ogni possibile progetto di futuro?); dobbiamo saper rendere “protagonista” di democrazia la gente del nostro Paese che oggi ingenuamente si è lasciata prendere dal falso protagonismo delle contrapposte tifoserie da stadio. Dobbiamo pensare ad un Paese nuovo, ad un Paese dove la saggezza ed i comportamenti virtuosi, devono cancellare e per sempre, l’avventurismo banditesco dello sfascio costi quel che costi. Ci dobbiamo ribellare e porre fine al progetto diabolico, da ultima spiaggia; dobbiamo riprenderci la scena e con forza, usando un importante appello di unità di forze che ha tanto infuocato la storia umana, invitare gli uomini di buona volontà del nostro Paese ad unirsi.È importante unirsi per il bene comune.L’invito ad unirsi lo rivolgo, soprattutto, agli uomini di pensiero ed a quanti, intellettuali non organici al sistema, avranno la volontà e la forza di agire e di reagire, per evitare, l’atto finale di una catastrofe umana e sociale per l’Italia, nobile e coraggioso Paese che, nei momenti difficili, da ultima spiaggia, ha sempre avuto la capacità di risollevarsi e di riprendere il cammino virtuoso e saggio, purificato dalla faziosità egoistica e di parte dei potenti di turno. Dobbiamo pensare, in quest’anno importante di celebrazioni dell’Unità, ad un nuovo progetto Italia; prima di tutto, dobbiamo impegnarci a dare voce ai troppi silenziosi che subiscono le aggressioni verbali di chi farsescamente infiamma la piazza, appellandosi al comunicare e qualche volta anche alla cultura che è solo spazzatura e non altro. Questi profeti maledetti non servono al nostro Paese; non servono al futuro della nostra gente. Dobbiamo, usando la forza della ragione ed appellandoci ai saperi ed alla cultura dell’essere, riprenderci, con grande protagonismo la scena, cacciando gli “indegni” che a vita si sono impossessati del potere e per difendere, a danno dei più, i propri privilegi, non intendono mollarlo, appellandosi, per questo obiettivo, alle guerre sante delle tifoserie da stadio. Basta! Basta! Basta! Vanno cacciati; vanno rottamati; va fatta una pulizia radicale. Per fare questo, la strada da percorrere, deve essere quella assolutamente nonviolenta di un progetto d’insieme, per una vita d’insieme, dove il potere dei pochi deve essere sostituito dalla forza di un vero protagonismo di pensiero e di azioni democratiche per il bene comune e mai più, per i soli privilegi di pochi che abusano delle folli innocenti; oggi il nostro Paese ha bisogno di un nuovo corso; va fatta pulizia; vanno cacciati i farisei dal tempio della politica; va restituita alla gente che oggi è divisa in tifoseria contrapposta, la dignità di uomo e di cittadino per un reale percorso partecipato di democrazia della rappresentanza, nel rispetto di tutti e dando certezze a tutti, attraverso un vero cambiamento umano sociale e territoriale.