Castellabate: Castelsandra, ricorso al Consiglio di Stato, giunta chiede priorità in fissazione dell’udienza

 I lavori di demolizione delle opere abusive del complesso Castelsandra sono stati aggiudicati da tre anni ad opera del Comune di Castellabate, ma un ricorso pendente ne blocca l’avvio. Di qui l’appello che arriva direttamente dalla giunta comunale di Castellabate al presidente dell’ufficio giurisdizionale affinché fissi con assoluta priorità l’udienza per la discussione dell’appello, davanti alla quarta sezione del Consiglio di Stato, per giungere alla definizione della controversia. La delibera è stata votata all’unanimità dall’esecutivo nella seduta dello scorso 17 settembre, su proposta del sindaco Costabile Maurano. «È assurdo che possa passare tanto tempo, a fronte di un così rilevante interesse pubblico – spiega il primo cittadino Maurano – È dal 2004 che abbiamo approvato il progetto esecutivo per demolire le opere abusive e riqualificare la rimanente parte del complesso, ma, nelle more del giudizio pendente, non possiamo realizzare i necessari interventi». La vicenda del Castelsadra è nota. Il nucleo centrale del complesso, ubicato in località Piano Melaino nella frazione San Marco di Castellabate, fu edificato da una coppia di belgi a metà anni ’70, in ricordo della figlioletta morta Sandra, con licenza edilizia rilasciata dal Comune nel 1974. Negli anni Ottanta, però, la proprietà fu venduta a una società napoletana, che realizzò 26 residence abusivi e ne ampliò illegittimamente il nucleo originario. Nel 1992 il tribunale di Napoli ne dispose la confisca del Castelsandra e, dopo una vicenda giudiziaria che vide la società hotel Castelsandra opporre inutilmente una serie di ricorsi, il compendio immobiliare fu consegnato al Comune dall’agenzia del demanio nell’ottobre del 2001. Al momento della confisca il complesso è risultato costituito da un corpo principale in muratura di 5 piani con cucine, locali servizi, varie sale, ristorante e 125 camere, ma anche 25 prefabbricati leggeri adibiti a residence, montati su platee di cemento e disseminati nel parco verde, un prefabbricato adibito prima a mini market e poi a deposito, altri due piccoli fabbricati a due piani, un locale discoteca, due piscine, un campo di calcio, 4 campi da tennis, più locali spogliatoi, piazzole, terrazzamenti e impianti tecnologici vari. Con delibera di giunta comunale n. 137 del 2004 è stato approvato il progetto esecutivo per i lavori di demolizione delle opere edilizie abusive del compendio e riqualificazione dell’area, per un importo complessivo di 418.776 euro, che in seguito ha ottenuto il nulla osta e i pareri favorevoli delle autorità di tutela paesistico-ambientale in conferenza di servizi. Con determina n. 462 del 2007 sono state avviate le procedure di gara e con verbale n. 4674 del 2 novembre 2007 è risultata aggiudicataria provvisoria un’Ati con sede a Padova, avendo offerto un ribasso del 31,260% per l’importo di 294.100 euro. Gli atti sono stati approvati con determina n. 576 del 2007, con l’aggiudicazione definita a all’Ati. Contro questi provvedimenti la società hotel Castelsandra -in liquidazione- ha proposto ricorso al tar di Salerno, chiamando in causa il Comune, la Regione Campania, il Ministero per i beni culturali, la Soprintendenza per i beni architettonici, il parco nazionale del Cilento e la stessa Ati. Il tar, con sentenza n. 19 del 12 gennaio 2009, ha respinto il ricorso, accertando la legittimità della procedura posta in essere dal Comune di Castellabate, rappresentato nel giudizio dall’avv. Adriano Tortora. La sentenza è stata impugnata davanti alla quarta sezione del Consiglio di Stato che, con ordinanza n. 5206 del 20 ottobre 2009, ha accolto l’istanza cautelare sospendendo l’efficacia della sentenza. La vicenda giudiziaria è ferma da allora. Di qui l’appello della giunta di Castellabate affinché sia fissata il prima possibile l’udienza per discutere l’appello.