Le due destre

Angelo Cennamo

Il duello infinito tra Fini e Berlusconi, con tutti gli annessi e i connessi, occupa il proscenio della politica da ormai parecchi mesi. Quintali di carta stampata, ore ed ore di dibattiti televisivi e di tg hanno avviluppato le menti degli italiani, anche di quelli più refrattari alle beghe dei partiti, trasformandoli in novelli opinionisti della domenica, pronti a schierarsi da una parte o dall’altra a seconda delle proprie simpatie.  E così il bipolarismo imperfetto della seconda Repubblica si è giocato ed arenato nella stravagante declinazione dei finiani e dei berlusconiani, unica vera sintesi di un teatrino che ha, di fatto, escluso altri protagonisti, incapaci di intercettare le inquietudini di una destra, lacerata, forse, da un eccesso di salute. Un bipolarismo imprevisto, collocatosi all’interno di un solo partito, corroso e dilaniato da una rivalità latente ed improvvisamente esplosa in tutta la sua reale dimensione. Cronaca di una fine annunciata o folle dilapidazione di un primato? Fini e Berlusconi, due modi di intendere la destra, si è detto e si è scritto. Il primo abituato al consenso forzoso e all’aristocratica investitura da leader. Il secondo, monarca carismatico per suffragio universale del suo elettorato. Fini, ancorato al partito apparato, dallo stile novecentesco e gerarchico. Berlusconi, proiettato nella democrazia americana del web e del sondaggismo esplorativo. Il patto federativo, siglato per le politiche del ’94, li ha tenuti insieme per oltre quindici anni, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo : due partiti, due leadership. Poi il predellino, sul quale il cavaliere misurò la ritrovata propulsione elettorale dando vita al partito unico del centro destra. Casini ne restò fuori, Fini pure. “Siamo alle comiche finali” chiosò il neo futurista. Fossero riamaste così le cose, ci saremmo risparmiati la pantomima stucchevole dei duellanti rancorosi e il tormentone estivo delle case monegasche. Fini si sarebbe tenuta la sua Alleanza Nazionale, benchè prosciugata per tre quarti dal Pdl, e avrebbe potuto dissentire tutti i santi giorni sui temi e gli argomenti più disparati. Forse non sarebbe diventato presidente della camera, pazienza : non si può avere tutto dalla vita. E invece no. Pur conoscendo lo stile ed il carattere del caimano, il futurista libertario ha preferito sfidare la sorte ed imbarcarsi nella “comica” del suo dominus. Fini denuncia a gran voce la sua cacciata dal Pdl e addita il cavaliere come un tiranno comunista per giustificare la sua miopia politica, quella che gli ha impedito di vedere un orizzonte chiaro e prevedibile per chiunque altro.  

 

 

7 pensieri su “Le due destre

  1. Mi dispiace intervenire ancora una volta su questo argomento, ma questi due “signori”, RIBADISCO, non sono di DESTRA.
    Rappresentano un mondo che è mille miglia lontano dal mondo in cui lei vuole accasarli.
    Il primo è un volgare TRADITORE ATEO(chi tradisce una volta, tradisce sempre),quindi il Berlusca non si deve meravigliare di niente. Il secondo è un LIBERTARIO sia in etica che nel sociale.
    …ma che ci azzeccano questi due con la DESTRA?
    La DESTRA è Perenne, come ho già scritto in passato su questa pagina,non esiste una Destra moderna, una Destra arcaica.
    La DESTRA è ONORE, COERENZA,RISPETTO DELLE REGOLE, LEALTA’, SPIRITUALITA’.
    Dove riscontra questi VALORI nei due figuri che ha messo in epigrafe?
    in bocca al lupo

  2. …e adesso prova un pò a rispondere,esaustivamente, al ficcante lupo solitario!!!!

  3. la destra la sinistra è una accozagglia di gente che non sa fare niente mandiamoli a casa prima c’era almirante , maalgodi , fanfani , spadolini berlinguer , ora chi abbiamo dai bersani , gasparri, straquadagno , bocchino , buttiglione , el trota ………….

  4. introduzione all’intervento conclusivo di Fini a Mirabello: “…gli hano preso i colonnelli ma ha ritrovato il suo esercito…”.
    IPSO per Corriere della Sera 1-2 settembre 2010:
    […] Popolo delle Libertà 29,7% Lega 11,5% Fini 6,3% […]
    Non pensa che l’Opportunismo possa essere anche un qualità politica?

  5. Lo strappo di Fini credo sia dettato esclusivamente da ragioni di opportunismo. Fini è un leader carismatico che mal digerisce il dissenso interno. Ha governato An come un monarca assoluto. Doveva immaginare che entrando nel Pdl quella supremazia sarebbe finita. I sondaggi, al momento, sono poco indicativi. Aspetterei.

    Sull’idea di destra espressa da Lupo solitario non saprei cosa dire. Non mi pare che l’ateisimo ed il libertarismo siano preclusi alla destra. Il Pdl è un partito che difende la laicità dello Stato nel rispetto della tradizione cristiana. Difende la vita come valore assoluto che va oltre il credo religioso, e si propone di ridurre e semplificare il peso dello Stato.

    Il caso di Pomigliano potrebbe rappresentare una linea di confine immaginaria tra i concetti di destra e di sinistra. Chi è con Marchionne è senza dubbio di destra.

    AC

  6. “Il caso di Pomigliano potrebbe rappresentare una linea di confine immaginaria tra i concetti di destra e di sinistra. Chi è con Marchionne è senza dubbio di destra.”

    Quanto da lei scritto, mi perdoni, la considero una osservazione stimolante e….”provocatoria”.

    Prima di fare questa affermazione bisognerebbe accertare tante cose, in primo luogo quanto siano vere le accuse di sabotaggio.

    In ogni caso la DESTRA, quella VERA, ha sempre lottato per i diritti di ogni UOMO.
    In particolar modo vorrei citarle Joseph De Maistre, e se vogliamo, solo, fermarci a 80 anni fa, si può vedere che G. Gentile con L’Umanesimo del Lavoro, e la successiva applicazione, da parte del REGIME, della “RERUM NOVARUM” in ambito lavorativo, dimostra quanto sia lontana la sua affermazione, mi consenta, affrettata nel collocare politicamente chi ad ogni piè sospinto minaccia di de localizzare o di chiudere fabbriche solo per garantire a lui ed ai suoi azionisti maggiori dividenti, sempre più congrui.
    Ecco dott. Cennamo, Marchionne è solo un LIBERISTA e potrebbe stare bene insieme a Berlusconi e Fini..to.
    Con stima sincera e immutata.
    In bocca al lupo

  7. Non sono d’accordo. La sfida di Marchionne è contro il sindacalismo improduttivo che ha soffocato la libera impresa. Non so a quale destra lei faccia riferimento, ma è singolare sostenere certe tesi.

    AC

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