Vita di Missione: Alfabeto Africano, D come Dio

Padre Oliviero Ferro

“Se il Signore vuole” era il ritornello usuale di tante persone, quando parlavano del loro futuro. Ognuno di noi ha una suo modo per entrare in contatto con Dio. C’è chi si ricorda di Dio, solo quando ne ha bisogno. Chi si fa vedere nelle grande occasioni. Chi invece cerca di costruire,giorno dopo giorno, la sua amicizia con lui. Mi ricordo sempre della vecchietta del Vangelo, di cui Gesù disse che aveva dato tutto quello che aveva per vivere. Nessuno se ne era accorto, ma Lui sì, perché legge nel cuore di ogni uomo. Ogni mattina, nella nostra chiesa là a Nefa, in Camerun, alle sei e trenta celebravamo la messa. Veniva sempre un bel gruppetto di persone. Venivano a pregare, prima di andare al lavoro. Vedevo la loro fede, il loro desiderio di essere in contatto con Dio e ne rimanevo edificato. Le ritrovavo durante la settimana nelle comunità di base, dove si pregava, si ascoltava la Parola di Dio e la si condivideva insieme. Nel mese di maggio, quando la statua della Madonna passava casa per casa,erano ancora là per incoraggiare gli altri a fare amicizia con Dio. Ma una cosa mi rimane sempre nel cuore. C’era un papà di nome Jean. Aveva sua moglie Jeanne che stava lentamente morendo per un tumore. Lui non smetteva di partecipare alla messa e alla comunità di base. Poi tornava a casa. Coltivava il campo davanti alla casa. Preparava da mangiare. Insomma faceva “l’uomo di casa”. Non l’ho mai sentito lamentarsi una volta. Si vedeva che era in contatto profondo con Dio. Quando poi siamo stati chiamati per dare l’ultimo saluto a Jeanne, ho visto la sua fede ancora più forte. Il dolore non lo aveva vinto, ma continuava a testimoniare il suo desiderio di continuare a vivere, nonostante la morte della sua sposa. E la domenica era sempre là, presente in chiesa. Continuava ad impegnarsi nella vita della comunità. Non ha smesso, perché aveva messo Dio alla base della sua vita. Grazie,papà Jean. Che il Signore sia sempre con te.