A Villa Guariglia, la Salonmusik del Vallo di Diano e il Trio di Salerno

Venerdì 6 agosto, (ingresso euro 10) la XIII edizione dei Concerti di Villa Guariglia, organizzata dal Cta di Vietri Sul Mare con il contributo della Provincia di Salerno, del Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia”, del Comune di Vietri sul Mare, della Regione Campania-Assessorato Agricoltura, della Camera di Commercio di Salerno, della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, dell’Ept di Salerno ed il patrocinio della Coldiretti e dell’Enoteca Provinciale di Salerno, ospiterà il terzo appuntamento del “Martucci Jazz Festival”, la sezione dedicata alle tradizioni musicali afro-americane della kermesse, il cui cartellone è stato allestito dal Conservatorio Statale di Musica di Salerno, guidato dal Commissario straordinario Fulvio Maffia. Raffinata l’anteprima, che saluterà nell’incantevole piazzetta antistante la Cappella di San Vito, annessa al complesso di Villa Guariglia, alle ore 20, (Ingresso gratuito) il soprano Valentina Mastrangelo, il flautista Antonio Cimino, il chitarrista Francesco Langone e il contrabbassista Cosimo Lingardo, una formazione impegnata nella riscoperta e proposta di brani ritrovati negli archivi storici del Vallo di Diano, che saranno presentati da un intervento del professore Arturo Didier. La riapertura della Cappella, di cui c’è traccia in un documento del 1087 custodito nell’Archivio della Badia di Cava de’ Tirreni, è una delle novità di questa edizione, fortemente voluta dall’amministrazione provinciale di Salerno e dal direttore del settore Beni Culturali Musei e Biblioteche della Provincia di Salerno, Ruggero Bignardi. Scopriremo così, che anche in un paesino come San Rufo era scoppiata la “pianomania” e la “violinomania” come un po’ in tutt’ Europa a quel tempo, una “malattia” che sappiamo aprì al consumo di un pubblico sempre più vasto e sempre meno preparato dal punto di vista tecnico. Ed ecco che il M° Enrico Sebastiani, maestro di musica della propria famiglia e dei ricchi borghesi del paese tra cui i Marmo e gli Spinelli, del quale ascolteremo un florilegio di brani, unitamente a pagine di musica tradizionale, è davvero acuto nel porgere caratteristiche alla sua musica quale sentimentalità, brillantezza, descrittivismo, in una veste più abbordabile possibile tecnicamente, ovvero, rinunciando a quella ricchezza timbrica, a quella varietà di modi di scrittura, a quell’eleganza di tratto che caratterizzava la Salonmusik d’autore. In questa musica ritroviamo il bagliore, nel migliore dei casi speziato da sottile ironia, del mondo borghese ottocentesco che, mentre da una parte si lasciava sedurre dalle meraviglie del progresso e dalle conquiste della tecnica dall’altra, si rifugiava in un utopico mondo fatto di eleganze e raffinatezze. Stacco netto per l’ultimo appuntamento del Martucci Jazz Festival, che proporrà, alle ore 21, in prima “pedana” il “Double Quintet” del conservatorio di Salerno con la sezione acustica affidata alla tromba di Gabriele Stotuti, alla chitarra di Fabio Rajola, al pianoforte di Francesco Lombardi, all’ organo Hammond di Marco Parisi jr. e alla batteria di Mario Scassillo, e il quintetto elettrico che schiererà la voce di Pino Morvillo, la chitarra elettrica di Angelo Napoli, il fender piano e tastiera di Lucio D’Amato, il basso di Luciano Napoli e la batteria di Carlo Talentino. La ribalta sarà, in seconda serata, del Trio di Salerno, composto da Sandro Deidda al sax tenore e soprano, Guglielmo Guglielmi al pianoforte, e Aldo Vigorito al contrabbasso, tre jazzisti che sono nati musicalmente insieme, e si ritrovano dopo innumerevoli e diverse esperienze e collaborazioni a ri-intendere un jazz dal raffinato senso armonico, gustoso sia nella rivisitazione di celebri temi, dagli arrangiamenti originali, ma mai sopra le righe, che nell’offrire nuove composizioni, un trio che rispecchia a meraviglia il continuum jazzistico di “famiglia”, che sa combinare eleganza e corposità sonora, arte d’improvvisare e sensibilità nell’accompagnamento da parte di tutti. Una formazione che ha inteso giocare su linee melodiche e armoniche pulite, con un interscambio continuo di soli e quindi di linee armoniche d’accompagnamento. Al sax tenore di Sandro che evidenzia un suono più morbido, mai urlato, supportato dalla tastiera di Guglielmo Guglielmi che sa muoversi in una dimensione tematico-timbrica ideale per sfruttare l’ampia tavolozza sonora di cui sono portatori e alla sofisticata intuizione armonica e del fraseggio articolato e intenso di Aldo Vigorito, che non fa mancare quello scintillio percussivo, ottenuto con inimitabili e leggere respirazioni ritmiche, si aggiungerà la batteria di Anders Mogensen, icona della scuola jazzistica danese, docente dell’Academy of music di Odense.