Dacci oggi il nostro pane…

Antonio Pirpan

A volte, guardo il pane e mi sento sazio. C’è qualcosa nella sua croccante consistenza che mi rende subito felice; qualcosa nel suo aroma che mi fa sentire sicuro. A rischio di deludervi, giudico il valore di un pasto dal pane messo in tavola. Non deve essere stravagante, basta che sia fresco e onesto. Per quanto mi riguarda, sollevare il tovagliolo dal cestino del pane, è come osservare il sipario aprirsi a teatro. Con gli anni, ho scoperto che non sono solo nella mia passione per il pane. Chi non ha un suo tipo di pane preferito, o una profonda convinzione nei meriti delle crosta? Chi non ha provato un senso di benessere dal fiato di vapore emesso da una pagnotta appena sfornata? Chiunque abbia messo del pane al forno, conosce la soddisfazione di mescolare, impastare, sagomare e, infine, addentare quella prima fragrante porzione. Nei ricordi più limpidi della mia infanzia, c’è l’immagine dolce e sorridente di mia madre, che il pane lo preparava in casa, prima del sorgere del sole, mentre noi ragazzi dormivamo. Che ne sapeva, Lei, delle origini del pane, risalenti come sembra, dagli antichi Egizi; o dei Borboni che, con il pane tennero i ribelli napoletani buoni e sottomessi; o dell’azione del lievito che si scatena durante il riposo dell’impasto. Eppure, lavorando ad occhio, indovinava sempre i giusti dosaggi e i tempi di cottura. Che ne sapeva dell’importanza dell’acqua che si usa nell’amalgamare la farina, o del pericolo degli additivi chimici, di cui non conosceva neppure il significato. Ma il pane che faceva mia madre era un’opera d’arte, e il profumo che veleggiava nelle stanze, riempiendole di calore vivo e intenso, ancora oggi mi dà una toccante sensazione di sicurezza. Data l’universalità del pane, penso spesso che sia un peccato che questo alimento vitale non venga usato di più negli sforzi per conseguire la pace mondiale. P.S. – Scrivere è facile, il difficile è il come vi capita. Personalmente, sono agevolato dallo stimolo che mi viene da Voi, simpatici Lettori, che seguite le mie divagazione quotidiane. Per voi, la gratitudine di un uomo fortunato.

3 pensieri su “Dacci oggi il nostro pane…

  1. A proposito di pane…
    “Amate il pane
    cuore della casa
    profumo della mensa
    gioia dei focolari.
    Rispettate il pane
    sudore della fronte
    orgoglio del lavoro
    poema di sacrificio”. (B.M.)
    Non è questo l’unico ricordo bello del fascismo?

  2. Ben detto, amico Dr,Pirpan,
    Ella mi da spesso lo spunto di intromettermi nei suoi brillanti articoli. Tuttavia, questa volta mi fa ricordare la spietata fame a cui fui sottoposto durante il periodo bellico. Molti di noi bambini risentivamo pesantemente l’assenza di pane e di altri cibi sostanziosi.
    Il pane era tesserato e ad ogni persona spettavano poche decine di grammi di tale cibo di prima necessità. Mi dicevo tra me: chissà se verrà il tempo che potrò mangiare un’intera “pagnotta”. Mi ero fatto tale promessa, tale era la immane disperazione.
    Avevo una zia di napoliche si era appena locata a Vietri sul Mare, ma si trasferì provvisoriamente a casa nostra a Pastena;
    Aveva la tessera del pane rilasciatala dal comune di Vietri , ed io , una volta la settimana mi ci recavo a piedi per ritirare quel filoncino ed una giunta di pane dal fornaio. Dato che la fame mi rodeva gli intestini, pizzicavo ad ogni passo che davo quella piccola giunta di pane, fino a mangiarmela tutta. Mi zia mi sgridava perchè pensava che il fornaio mi aveva fatto scemo,ed io facevo “Lo gnognero”,cioè, facevo finta di non capire.
    Oggi , invece, in quasi tutte le case c’è uno sperpero di pane infinito che finisce nella spazzatura. Ritengo che tale sciupìo di pane sia una brutale offesa verso chi, ancora oggi muore per fame.(Vedi terzo mondo) : Per tale motivoho improntato alcune mie modestissime poesie sull’argomento del pane:
    PANE E PACE
    s’ì’ fosse ‘na palomma o n’auciello
    me mettarrìa a vulà p”o Terzu-Munno
    Spenzanno Pane a ‘e povere a zeffunno
    e quacche arnese buono pe’ zappà.
    E quanno l’avarrìa dignuto ‘a vozza
    cu tanta grazia ‘e Ddio, sarrìa capace
    ‘e da’ a stu’ Munno finalmente ‘a Pace
    Ca tanto se fa mo’ desiderà.
    Alfredo Varriale

  3. Gentile Signor Pirpan, senza divagazioni, il nostro quotidiano si trasformerebbe in un qualcosa cui dover sopravvivere. Sono io grata a Lei per i sorrisi che i suoi scritti mi regalano, e mi creda, non sono persona che sorrida spesso. Buon lavoro e buona serata.
    Giovanna Rezzoagli

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