Alda Merini: tra follia e realtà, contemporanea poetica

“Il diario di una diversa”, così com’è la condizione di chi lotta col proprio equilibrio. Una vita snodata alla costante ricerca di farcela. Uscendo da un manicomio, per entrare in un altro. Alda Merini, una delle voci poetiche più contemporanee che il nostro tempo annoveri. Non solo per la sua conoscenza con Salvatore Quasimodo, da cui ebbe modo d’apprendere quel sottil mal di vivere, che tanto le appartenne. Tra le ombre della malattia e le angosce della sua mente spesso vagante. Milanese doc, all’età di 78 anni, al San Paolo di Milano, ha cessato di vivere per un tumore osseo. Per lei la camera ardente voluta dallo stesso sindaco Letizia Moratti a Palazzo Marino. Tra le sue svariate opere “Diario di una diversa”, quella in cui si auto commenta. Tra lucidità ed alienazione, vita sociale a tratti e rientro in case di cura, una dimensione anche coniugale. La Merini dissacrante, per degli aspetti il nostro tempo, sottilmente ironica anche a riguardo del Nobel rifiutatole. Una fertile produzione poetica  che s’impone da sola la sua e che, frutto di dolore e sofferenza, come per tanti altri artisti che l’han preceduta, spesso viene scoperta troppo tardi, negando in vita la celebrità dovuta all’autore.