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Auspici educativi per il nuovo anno scolastico: da Barbiana a Pietralata fino ad oggi oltre il Covid

Inserito da on 30 agosto 2021 – 10:06No Comment

Dirigente Scolastico Michele Cirino

In prossimità di aprire le porte della scuola al territorio si auspica quello che vedrete nel video. La liberazione della cultura per una scuola di tutti e per tutti integrata con il territorio ed inclusiva con i più deboli. Segue la nostra idea di scuola che portiamo avanti pur tra le gabbie delle nostre incomprensioni, nella complessità del mondo di oggi in una Weltanschauung che si allontana dai sogni e dalle aspirazioni dai ragazzi……..

PER UNA SCUOLA, PURTROPPO, ANCORA DA DISEGNARE ed AUSPICARE.

LA CIVILTA’ DI UN PAESE SI MISURA SULLA FORMAZIONE E SULL’EDUCAZIONE A TUTTI E PER TUTTI……

Sognare una scuola modello, dove tutto è predisposto e fissato in anticipo, è stato il grossolano errore di quei colleghi che confrontavano la scuola di Pietralata con quelle del centro, senza però accorgersi che dietro la facciata dell’atteggiamento composto del bambino della famiglia “bene” del centro, insorgevano altri problemi, e non meno scabrosi. È da questo accostamento semplice e acritico, che vedeva gli aspetti più appariscenti da una parte e negativi dall’altra che scaturisce la ingenua conclusione del “qui tutto male e là tutto bene”.

Certo, per chi limita la sua funzione educativa al semplice e puro insegnamento di nozioni, il confronto non regge. Ma chi di la questo non si accontenta e vuole dare anche un contenuto ideale al suo lavoro, per agganciarsi ai più elevati principi del vivere umano, cercherà di soppesare le due componenti rallentatrici dello sviluppo del processo educativo. Fra il sordo conformismo e l’esasperato individualismo che si confonde e nasconde nell’apparente ordine del bambino “bene”, e lo slancio generoso e spregiudicato dei piccoli di borgata, io preferisco il secondo, come punto di partenza. Sarà forse perché io amo la gente che non si rassegna al primo infuriar dei venti, che non si piega alla prima minaccia, e non si sconforta alla prima sconfitta; forse perché chi lotta e si batte fino in fondo per sostenere le sue le convinzioni, lo stimo e l’ammiro; fatto sta che a questi ragazzi cosi fieri e gagliardi, sempre pronti a battersi, mi dedicai con tutta la passione e l’entusiasmo possibile. Queste due mie classi erano di quelle a cui, o si dà tutto e si ottengono dei risultati sorprendenti sul piano umano più che su quello didattico, o si finisce per odiarle.

Il tempo e l’ambiente potranno cancellare dal cuore di quei ragazzi ogni ricordo di quel periodo breve e difficile, ma intenso di passioni e di felicità?

Albino Bernardini, Il maestro di Pietralata, Firenze, La Nuova Italia, 1975, pp.140-46.

<<Dopo l’istituzione della scuola media a Vicchio arrivarono a Barbiana anche i ragazzi di paese. Tutti bocciati naturalmente.

Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose.

Per esempio consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio.

Il maestro per loro era dall’altra parte della barricata e conveniva ingannarlo.

Cercavano perfino di copiare. Gli ci volle del tempo per capire che non c’era registro.

Anche sul sesso gli stessi sotterfugi. Credevano che bisognasse parlarne di nascosto. Se vedevano un galletto su una gallina si davano le gomitate come se avessero visto un adulterio.

Comunque sul principio era l’unica materia scolastica che li svegliasse.

Avevamo un libro di anatomia. Si chiudevano a guardarlo in un cantuccio.

Due pagine erano tutte consumate.

Più tardi scoprirono che son belline anche le altre. Poi si accorsero che è bella anche la storia.

Qualcuno non s’è più fermato. Ora gli interessa tutto. Fa scuola ai più piccini, è diventato come noi.

Qualcuno invece siete riusciti a ghiacciarlo un’altra volta.

Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la mentalità dei genitori.

Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi non le chiedono di essere intelligente.

E’ razzismo anche questo. Ma su questo punto non abbiamo nulla da rimproverarvi. Le bambine le stimate più voi che i loro genitori.

Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l’avevano giudicato un cretino.

Volevano che ripetesse la prima per la terza volta.

Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico di natura. I professori l’avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno.

Né l’uno né l’altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l’officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età.

Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda. E’ stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita.

Sandro se ne ricorderà per sempre.

Gianni se ne ricorda un giorno sì e uno no.

La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma.

Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione. Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. Le cose restano le stesse, ma cambia lui. Gli diventano puerili tra le mani.

Per esempio in prima gli avreste detto riletto per la seconda o terza volta la Piccola Fiammiferaia e la neve che fiocca fiocca fiocca. Invece in seconda ed in terza leggete roba scriba per adulti.

Gianni non sapeva mettere l’acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose. Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese.

Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale.

Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia. Noi sull’ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare.

A geografia gli avreste fatto l’Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo.

Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale.

Sandro in poco tempo s’appassionò a tutto. La mattina seguiva il programma di terza. Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e di prima. A giugno il “cretino”; si presentò alla licenza e vi toccò passarlo.

Gianni fu più difficile. Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l’odio per i libri.

Noi per lui si fecero acrobazie. Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia. Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e lo passaste in terza. Ci avremmo pensato noi a fargli amare anche il resto.

Ma agli esami una professoressa gli disse:- perché vai a scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere?

Lo so anch’io che il Gianni non si sa esprimere.

Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l’avete buttato fuori di scuola l’anno prima.

Bella cura la vostra.

Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo.

Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi.

Appartiene alla ditta.

Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio:- Non si dice lalla, si dice aradio.

Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.

“Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua”; . L’ha detto la Costituzione pensando a lui.>>

(da Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa, LIBRERIA ed. fiorentine, Firenze, pp 16-19)

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