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Robotica e futuro assetto sociale, imperversanti macchine umanoidi

Inserito da on 7 giugno 2021 – 00:00No Comment

Giuffrida Farina

La Robotica è una disciplina ingegneristica, suoi raggi d’azione sono metodologie e tecniche che consentono, a un “particolare individuo” -il robot- la automatica riproduzione di attività umane nonché l’attuazione di comandi impartiti. Parecchie le dottrine, non esclusivamente di carattere scientifico, interagenti con la Robotica: difatti nel suo campo d’azione orbitano settori scientifici (matematica, fisica, elettronica, meccanica, informatica, biologia, fisiologia), di natura umanistica (la linguistica), inoltre significativo è il ruolo della psicologia (vera e propria scienza, difatti applica il metodo scientifico nell’analisi di stati mentali), chissà se il dispositivo automatico in futuro scoppierà non soltanto di salute tecnica/ingegneristica o se manifesterà qualche squilibrio comportamentale spalancante l’ingresso della psichiatria robotica.

Il sistema robotico deriva dagli antichi automi, macchinari rigidamente predeterminati ma non in grado di interagire con l’ambiente ovvero non innescavano “meccanismi di retroazione” (feed-back): cosa significa questo? La retroazione è una sorta di rimbalzo, di “ritorno all’indietro” d’un segnale o di una informazione, pertanto viene trasferita energia dalla uscita all’ingresso del sistema. Facciamo un esempio. Supponiamo si voglia mantenere costante la temperatura all’interno di una stanza, contrastando le modificatrici perturbazioni agenti dall’esterno (ad esempio l’aria fredda entrante nella stanza); il termostato funge da “sistema retroattivo” ovvero da sistema regolante la temperatura: le variazioni termiche producono un segnale di retroazione, una reazione/risposta ripristinante le condizioni iniziali, pertanto viene ristabilita la precedente condizione termica ossia il desiderato valore di temperatura.

I primi robot nacquero con l’avvento della civiltà industriale, programmati per funzioni di regolazione e controllo di macchine: il prototipo (1871) fu il regolatore di Watt, congegno applicato alle macchine a vapore, capostipite d’un estesissimo insieme di apparecchiature automatiche di controllo; in sostanza, qualora la macchina avesse accelerato, il regolatore l’avrebbe rallentata, esattamente opposta l’azione qualora fosse stata in fase decelerante. L’avvento della Elettronica li potenziò e diede origine al mito della “macchina artificialmente intelligente”, scaturì una vasta produzione fantascientifica, personaggio cardine risultò  il robot assumente sembianze umane ed instancabile faticatore, ruolo svolto da robot industriali dotati di organi, gambe, mani, braccia.

Elaborazione di schemi  d’apprendimento: esempi vistosi, i robot esplicitanti mosse ed elaboranti strategie di gioco allorquando si impegnano in giochi di scacchiera -dama, scacchi- esibendo straordinarie contromosse interpretando stupendamente la gara…oppure quelli meno scansafatiche di “colleghi” impegnati esclusivamente in consuete attività ludiche, i “più responsabili” robot industriali. Nel decennio 1950-60 si verificò un notevole sviluppo di queste apparecchiature, soprattutto negli USA, poi gli anni Sessanta furono caratterizzati dal perentorio fiorire di prodotti industriali, la cui caratterizzazione consisteva: nella indipendenza dalla funzione specifica, nella flessibilità di impiego, nella capacità di apprendimento e memorizzazione; certo, doveva “ricordare in sequenza” ed eseguire indefinitamente la successione di operazioni.

La onnipresente Matematica entra in gioco relativamente all’insieme dei singoli movimenti, vengono definiti “gradi di libertà” della macchina; ad esempio la traslazione lungo una generica direzione, oppure l’apertura angolare del braccio… Occorre un sistema di coordinate per individuare la posizione di un organo, sono impiegate le famose coordinate cartesiane ortogonali (X,Y,Z) ma esistono altre tipologie, le coordinate cilindriche e quelle sferiche, grazie alle quali è possibile visualizzare, localizzare e guidare il percorso. Principali sottosistemi suddividenti le mansioni: il sottosistema meccanico, il sottosistema hardware e quello software, con i vari componenti meccanici, elettrici ed elettronici controllanti motori, sensori (dispositivi “segnalatori”, sensibili a determinate grandezze ), trasduttori (esempi sono le fotocellule e gli altoparlanti, sono convertitori di energia); il software consente la programmazione ed esecuzione dei cicli operativi.

Era l’anno 1961 allorquando nel New Jersey apparve il primo robot industriale della storia, ”collega di lavoro” collaborante con operai e tecnici della General Motors, fabbrica di automobili: un braccio meccanico; una decina d’anni dopo, due straordinari eventi modificarono sensibilmente le leopardiane “magnifiche e progressive sorti”: debuttava la Robotica umanoide con la nascita del primo robot antropomorfo, Wabot-1, progettato da una università di Tokyo; quasi simultaneamente, nel 1970, nacque il primo autonomo drone militare, in grado di decollare senza apporto propulsivo esterno. L’obiettivo della Robotica umanoide è la realizzazione di robot dotati di intelligenza artificiale, in grado di attuare azioni autonome. Asimo: è il robot umanoide più avanzato al mondo, creato in Giappone, prodotto dalla Honda, assimila i movimenti e li replica, inoltre dialoga e obbedisce a comandi vocali impartiti. Un domani forse neppure troppo lontano imperverseranno robot con finalità educative, compiti  di ricerca, di salvataggio…

Innumerevoli le attività associate ai robot, illimitate le funzioni in tutti i settori…Cito soltanto un locale, un ristorante assai particolare, è ubicato in Germania, le pareti interne sono abbellite esclusivamente con immagini robotiche, tavoli e sedie conformate a robot, ovviamente il cameriere è un robot. Oggi, secondo le stime della Federazione Internazionale di Robotica, esistono 1,3 milioni di robot industriali nel mondo. Robot e leggi della Robotica, perni della formidabile creatività Asimoviana: nasceva il 2 gennaio 1920 Isaac Asimov; spicca, tra le tante creazioni, la Trilogia della Fondazione, grandiosa saga riconosciuta quale miglior ciclo fantascientifico di ogni tempo, elemento principale è la “psicostoria”,scienza rivoluzionaria e punto di convergenza del confluire di matematica, sociologia e psicologia, dalle cui interazioni viene previsto il comportamento su scala estesa; insieme a Frank Herbert (1920-1986,conseguì i più alti riconoscimenti di narrativa fantascientifica, il Premio Nebula e il Premio Hugo) e Philip Dick (statunitense,1928-1982,vincitore del Premio Hugo) forma una triade di fantastici visionari autori.

Isaac Asimov, pietra miliare della Fantascienza: notissime le tre leggi di carattere comportamentale concernenti il corretto agire che devono attuare i robot interagenti con gli umani; in termini di sintesi estrema: un robot deve essere: 1) “non danneggiante”, 2) obbediente, 3)”non autolesionista”. Concludo con la consueta immagine; relativamente ai diritti d’autore, è stata realizzata dallo scrivente, sono Robot “invidosi” (esisteranno un domani anche quelli!) a conformazione andreottiana, caratterizzati da “rovente culetto” (in equivalente forma simpaticamente leggera: “brucia l’anetto” ), denigratori d’una omologa artista macchina umanoide, indispettiti da elevate qualità artistiche manifestate dal macchinario umanoide.

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