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Coronavirus: “Il silenzio delle città…il rumore delle case”

Inserito da on 28 marzo 2021 – 10:012 Comments

 dott.  Vincenzo Petrosino

Camminare per le strade vuote ascoltare il rumore dei passi rotto ogni tanto dal passaggio di un auto è cosa strana specialmente se sono le 09.30 del mattino.

Davanti alla farmacia la gente attende fuori, pazientemente il suo turno , così anche più giù al supermercato, il resto tutto chiuso, dal parrucchiere al fioraio, dal fontaniere al bar. Lo stesso semaforo all’incrocio cambia da verde a giallo e rosso ma sembra non seguirlo nessuno, infatti “ non c’è nessuno “.

Quello che impressiona sono le distanze, la gente sul marciapiede devia, si allontana da te, e se hai la borsa da medico , vedi che si attarda, aspetta , non si avvicina.

Tutto sembra irreale, irreale è il silenzio che si ascolta aprendo i doppi infissi che affacciano sulla strada principale, si ascolta il silenzio, il suo rumore assordante.

In realtà è più rumorosa l’interno della casa , fa più rumore l’acqua dal rubinetto, la tv sempre accesa la lavatrice pur silenziosa che la strada , che la  citta fuori … dal doppio infisso.

Finirà tutto questo e come una ferita lo ricorderemo ,  anzi la rivedremo nei pensieri e nei racconti , ma resterà certamente un segno .

Quando abbandoneremo le mascherine, i guanti e quanto inizieremo a salutare con baci e abbracci i nostri amici e affetti ? Qunte volte imbarazzati tenderemo la mano per vederla non stretta?

Passerà anche questo ma resterà un insegnamento .

Tante cose dovranno essere ripensate, la stessa rinascita, ripartenza deve essere ripensata.

Se solo pensiamo di rinascere e riproporci con lo stesso schema non combiniamo nulla. Ora bisogna pensare come un bambino che non ha schemi , come racconto sempre, se vogliamo inventare qualcosa per contenere l’acqua bisogna dimenticarsi dell’esistenza del  bicchiere .

Ecco ho ascoltato in tv che per rinascere bisogna snellire gli appalti, bisogna chiamare gli industriali e imprese e domandargli cosa fare !

Io direi di chiamare i pescatori, i manovali, gli operai, il droghiere, il pasticciere, l’arrotino e l’elettricista, il contadino e il conduttore di autobus e chiedere “ cosa fare : Poi magari anche gli altri… L’Italia e non solo,   in parte un poco è stata mangiata proprio dalle grosse imprese che hanno dato lavoro,  ma avendone il monopolio oggi possono ricattare anche i governi. E se sono aziende estere, fanno anche la voce grossa….

Ora forse è il momento di dire basta, diamo ai giovani prestiti, diamo alle famiglie indigenti la possibilità di avere una casa  un lavoro  , apriamo le banche ai bisognosi non a chi ha già conti correnti pesanti… togliamo lo sfruttamento di tanta mano d’opera nei campi  , iniziamo a “ riprogrammare l’italia “.

Se la strada non la vediamo iniziamola a disegnarla e  chiediamo  di disegnarla dapprima a chi sta …in basso perchè  forse… vede le cose da vicino e meglio  ! 

 

2 Comments »

  • DentroSalerno scrive:

    Gaetano Perillo

    Non si poteva immaginare quante meditazioni di carattere filosofico, sociologico e comportamentale sarebbero scaturite da questa abnorme e singolare condizione a cui il Coronavis ha costretto il 99,99% della popolazione. Volenti o nolenti si osservano le varie disposizioni sia per il loro intrinseco valore autoprotettivo sia perché rappresentano un mezzo per evitare la diffusione del contagio.
    C’è ovviamente una fondata aspettativa che tutto finisca e quindi, pur senza annullare totalmente le gravi esperienze vissute, si comincia a pensare a come avviare e gestire la ripresa. Sarebbe pretenzioso non fare tesoro delle esperienze dei giorni passati specie per quanto riguarda l’organizzazione e la gestione coordinata del Servizio Sanitario Nazionale e delle sue diramazioni sul territorio. È un problema prioritario, ma non l’unico fra i tanti non meno importanti che si dovranno affrontare.
    Circa le modalità da seguire per la rinascita, non c’è alcun dubbio che molte cose vanno riviste, a cominciare dagli attori chiamati ad intervenire. Mi sembra tuttavia alquanto velleitario ipotecare il successo dell’impresa chiamando, “per chiedere cosa fare”, prima determinate categorie ( i pescatori, i manovali, gli operai, il droghiere, il pasticciere, l’arrotino e l’elettricista, il contadino e il conduttore di autobus) e “poi magari anche gli altri”.
    Ho infatti l’impressione che l’apologo di Menenio Agrippa, di reminiscenza classica, non abbia lasciato traccia in merito alla indissolubilità della cooperazione fa membra e stomaco ai fini del buon funzionamento del corpo umano. Il ragionamento semplice ma efficace del Senatore romano fu infatti compreso dai plebei, in rivolta per ottenere parità di diritti con i patrizi. Desistettero quindi dalla decisione di abbandonare la città per riprendere ordinatamente le proprie funzioni e le rispettive attività.
    08.04.2020

  • DentroSalerno scrive:

    Molto tempestivamente la Redazione di Dentro Salerno ha riproposto ieri e oggi due scritti del dr. Petrosino di aprile 2020 e i miei rispettivi commenti. Erano incentrati sulla difficile situazione provocata dal Coronavirus. Purtroppo, a distanza di un anno, la diffusione del contagio e le conseguenti condizioni socio-economiche presenti nel paese sono tuttora precarie, anche se il fatto nuovo rappresentato dall’inizio delle vaccinazioni induce a più ottimistiche aspettative.
    Come già avevo sostenuto allora, quanto affermato dal dr. Petrosino può anche avere una sua validità ma solo in un contesto difficilmente definibile ideale. I suoi suggerimenti per la ripresa dell’economia durante e dopo la pandemia infatti non sarebbero né adeguati né sufficienti. Le misure proposte, attuate a specifiche condizioni, se portate a termine come ipotizzato, darebbero luogo a sbocchi imprevisti e con risultati non ottimali aI fini di una crescita generale dell’intera comunità.
    Valide le richieste di aiuto per piccole imprese, per persone in difficoltà. Devono avere la priorità, ma guai a pretenderne l’esclusività. La crescita di un grande paese non si fa con i sussidi.
    Molte piccole imprese fanno attività di subfornitura o di subappalto. Ma queste necessitano che le aziende madri abbiano carichi di lavoro certi, con consistenti sbocchi sui mercati. È una condizione ineludibile perché anche i piccoli possano sopravvivere.
    Qual è poi la posizione verso la ricerca? Anche questa non deve intralciare o sostituirsi ai sostegni verso chi è in difficoltà?
    È una affermazione corale quella che addita gli scarsi finanziamenti in Italia alla ricerca di base e applicata come la causa di certe arretratezze. L’obiezione che la ricerca si basa su cicli di attività a volte potenzialmente inquinanti cade non perché il gioco vale la candela, ma perché nel comportamento dei ricercatori é sempre prioritaria la difesa dell’ambiente.
    Ad esempio, si devono interrompere le ricerche per lo sviluppo delle tecnologie riguardanti l’idrogeno oppure quelle che dovranno portare al computer quantistico? E perdere così le superiori capacità di calcolo possedute da tale strumento, frutto di una cooperazione internazionale a cui anche l’Italia parteciperà con il laboratorio esistente sotto al Gran Sasso? Ma questo rappresenta un motivo di soddisfazione per gli scienziati italiani, anche se il lungo tunnel scavato sotto quel massiccio montuoso, per proteggere gli esperimenti dalle radiazioni cosmiche, ha rappresentato una forzatura sulla natura dei luoghi.
    Uno sguardo ora ai problemi della siderurgia. E’ un settore esposto a critiche e a continue osservazioni per via dei gas emessi in atmosfera da parte degli impianti, non sempre controllati con idonei sistemi di filtraggio. Eppure senza di queste installazioni non si disporrebbe di numerosi prodotti, semilavorati e/o finiti, la cui mancanza renderebbe difficili altre attività, costringendo all’impiego di soluzioni discutibili sul piano realizzativo e funzionale.
    Prendiamo ad esempio i tondini di ferro, indispensabili per il cemento armato degli edifici. Ne fosse venuta meno la disponibilità già all’epoca in cui furono adottati per quella tecnica costruttiva, le soluzioni sarebbero state pareti in muratura oppure … di legno.
    E cioè, data l’immensa richiesta, una deforestazione su scala mondiale!!
    Quindi, ben vengano le più stringenti misure affinché gli impianti siano a norma, ma guai a chiederne la chiusura o impedire la costruzione di nuovi, nonostante venga imposto che la loro realizzazione sia conforme alle esigenze del mercato e siano ubicati in siti idonei e costruiti a dovere.
    Concludendo, il progresso non è oscurantismo.
    Ne è stato artefice l’umanità nel corso dei millenni. È’ più che giusto porre attenzione a non distruggere le risorse della terra in una corsa inarrestabile e irresponsabile a raggiungere obbiettivi non sempre necessari, ma soprattutto dannosi per uomini e cose.
    Il concetto di “sviluppo sostenibile” nasce proprio a tal fine, ma non esclude la crescita per il conseguimento del benessere per tutti.
    Gaetano Perillo

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