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Coronavirus: La quarantena di molti, il silenzio delle strade, la permanenza a casa: cambierà il rapporto uomo- ambiente

Inserito da on 20 marzo 2021 – 10:012 Comments

Vincenzo Petrosino *

La quarantena di molti , il silenzio delle strade e la solitudine delle proprie case stanno indubbiamente sviluppando le capacità filosofiche di molti.

I personaggi famosi, i politici, i giornalisti, i padroni dell’informazione , dei talk show e dello spettacolo, sono diventati eccezionalmente capaci di alti pensieri , di enormi abbracci verso il mondo.

Si ascolta di tutto, si percepisce  la paura, ma esce fuori spesso una cosa che non credo sia passata inosservata.

Ora molti, tanti, dai divani delle case si accorgono che esiste un qualcosa che può interagire con noi e farci male: L’ AMBIENTE.

Molti cercano di raccontare che abbiamo esagerato, Veltroni racconta che abbiamo modificato l’ambiente, Verdone su Rai tre racconta che  ha preso fuoco l’Australia, la plastica divora gli oceani, gli aerei sporcano l’aria .

Forse oggi in questa  “occasione enorme che ci ha dato il Coronavirus “  molti stanno materializzando una realtà :

abbiamo creato falsi idoli ed economia fragile su fondamenta sbagliate, abbiamo  trascurato la nostra terra, l’abbiamo sottovalutata, abbiamo trascurato la nostra culla e  magari pensando ad una guerra nucleare, o a mettere piede su Marte, abbiamo dimenticato in un momento di delirio  che, , , l’ambiente in cui viviamo ci può dare la vita o anche la morte. Anche il sole che ci dà la vita può darci la morte.

Da ricercatore che ha studiato il rapporto tra inquinanti e ambiente, mi chiedo con tanta perplessità: dove’era tutta questa gente quando si parlava di problemi di Sanità, di   progresso e pseudo ambientalismo?

Tanti medici, scienziati ricercatori,  sono stati spesso mortificati, chiamati “ stregoni,  “ la scienza che diveniva per colpa di alcuni “fantascienza “ o, peggio, pseudo ambientalismo.

Solo chi ha studiato alcune cose e ha cercato di  dirle, di pubblicarle, può capire cosa si prova a raccontare che a Taranto non si può vivere bene, ad Augusta non si può vivere bene, in Tdf non si può vivere bene, a Trieste, a Sarroch, in Basilicata, non si può vivere bene. Immediatamente esce fuori il “mondo del progresso, dell’imprenditoria “ entra la famosa parola “ PIL “.

Altro che pseudo ambientalismo, ma chi si permette di raccontare che vicino ad un inceneritore si vive bene, vicino ad una discarica si vive bene, vicino una ferriera o sotto un aeroporto si vive bene? 

Ora tutti filosofi  con inni alla  vita e all’ambiente, ognuno sembra avere una sua soluzione.

Mi chiedo “ e chiedo scusa “ ma questa gente, molti di essi almeno, cosa ne sanno di Scienza, di virus, di Medicina , fino a qualche settimana fa sui quotidiani Campani  tutti scandalizzati per la bocciatura del Tar dell’ampliamento dell’aeroporto di Salerno che segue alla doppia bocciatura  di quello di Firenze.  Ma qualcuno ha pensato che tutto questo era proprio per l’articolo 32 della Costituzione che parla di diritto alla salute? In questi giorni questo articolo 32 è diventato ” un luogo comune dal quale nessuno vuole allontanarsi ” .

E contro cosa hanno vinto i ricorrenti… solo contro  idee  forse inopportune di industriali, imprenditori… oggi  purtroppo messi in ginocchio, per caso,  da un minuscolo  non previsto mostriciattolo di 60 nanometri .

Allora questa economia è fragile, poggia su fragili basi,  è qualcosa che o cammina o non vale nulla o meglio forse deve essere ripensata, ma radicalmente  e con mente diversa. Forse esistono altre priorità, va rivisto qualcosa. Forse si dovrebbe pensare alle piccole cose, al quotidiano al ” terra terra ” innanzitutto.

Ho sempre scritto che se la strada non la vedi bisogna disegnarla, ecco ora  bisogna disegnare la strada e con una penna diversa. 

Continuerò a raccontare:  dov’era tutta questa gente che sento filosofare, quando noi ed altri studiosi raccontavamo  sulle riviste ai congressi, al mondo, che qualcosa non stava andando nel verso giusto? 

Questa gente, con potenti mezzi di comunicazione, che possono sedere a Porta a Porta e filosofare, hanno mai  letto  o meglio diffuso ciò che i ricercatori scrivevano? Hanno mai davvero ricevuto gli spazi necessari per “raccontare ” cosa sta accadendo?

Riscopriremo ora il senso del bene comune? Inizieremo a farci guidare dal buon senso e dalla scienza?

Già sento molti raccontare: domani tutto sarà identico e molti dimenticheranno.

Riusciremo a cambiare rotta, dimenticheremo o faremo tesoro di questa esperienza? Domani sentiremo ancora  davvero qualcuno che vuole costruire il mega inceneritore, la mega centrale, il mega ponte o il mega aeroporto, tralasciando le cose più terrene? Insomma ricorderemo la lezione? 

Continueremo a tralasciare le piccole strade dei paesi italiani, le piccole strade Cilentane, le difficoltà dei trasporti Siciliani … i tanti ospedali abbandonati e spesso sporchi con pochi mezzi e poco personale,  la povera gente, gli invalidi , i senza tetto, i terremotati  da sempre . Insomma vogliamo prendere atto che conosciamo tante cose ed è venuto il momento di trovare soluzioni?

E ancora continuo a dire che il Coronavirus sta rappresentando una triste “opportunità “ , una riflessione mondiale che ci deve fare rimodellare il rapporto che noi uomini, occupanti temporanei, dobbiamo avere con l’ambiente. Anche il Virus è “nell’ambiente “come tante altre cose i cui effetti non vediamo in modo acuto, nel brevissimo periodo.

Oggi ha bussato alla porta “un ufficiale giudiziario“ ci ha consegnato un avviso :

 siamo capaci di comprenderlo e mediarlo o ci facciamo pignorare anche la vita? 

* Oncologo chirurgo -

 

2 Comments »

  • DentroSalerno scrive:

    Gaetano Perillo
    Leggo spesso e volentieri gli interventi del Prof. Petrosino su codesto e anche su altri quotidiani on line. Le sue argomentazioni sono sempre interessanti, a sostegno della tesi che l’uomo ha esagerato, e continua a farlo, nello sfruttare irrimediabilmente le risorse della terra e a creare ovunque “megamanufatti”, incurante dei danni irreversibili arrecati alle persone.
    Mi permetto tuttavia, da uomo della strada, di rivolgermi all’esimio professore per conoscere se, oltre all’auspicio per un progresso sostenibile, si possono individuare e porre in atto misure concrete per mantenere uno standard che, può anche non essere allineato ai livelli attuali, ma che tuttavia non faccia “regredire” verso una esistenza fatta di abbandono perfino di ciò che è considerato ormai universalmente essenziale e irrinunciabile.
    Certo che non si possono “tralasciare le piccole strade dei paesi italiani, le piccole strade Cilentane, le difficoltà dei trasporti Siciliani, eccetera”. Ma non si può tralasciare neanche l’esigenza di disporre di grandi arterie nazionali e transnazionali, e questo significa trafori, viadotti, attraversamenti di territori a discapito dei paesaggi. Così dicasi per altre realizzazioni: gli altiforni che producono l’acciaio indispensabile per una miriade di applicazioni (incluse le apparecchiature presenti negli ospedali), gli aerei, le navi, i treni senza i quali si ritornerebbe all’età delle carrozze o della vela.
    Gli esempi sono tanti ed è ovvio che tutto deve avvenire nel più assoluto rispetto dell’art. 32 della Costituzione e di tutti i suoi derivati.
    Ma non si può dare uno stop alla crescita, ignorando quanto Dante fa dire ad Ulisse nella famosa allocuzione ai suoi compagni di viaggio.

  • DentroSalerno scrive:

    Non può che destare ammirazione la costante determinazione con cui l’autore, attingendo sempre alle sue indubbie qualità di ricercatore e alle specifiche competenze di scienziato da lunga data, indirizza severi ammonimenti a quanti, a causa di una inconsapevole incoscienza o, peggio ancora, a causa di deplorevoli calcoli di bassa lega o perfino per propri interessi personali o di gruppo, compiono continui, irreversibili e inarrestabili danni all’AMBIENTE.
    E tutto questo a causa del loro agire solo a favore del cosiddetto Progresso, così come interpretato e da loro attuato, senza tener conto invece delle esigenze di salvaguardia dell’Ambiente e dando minimo credito alle lodevoli iniziative di pochi “illuminati pionieri” fautori di una causa negletta, non da tutti condivisa e in alcune circostanze addirittura avversata.
    Si dà tuttavia il caso che coinvolgere tout court il Progresso in quest’opera distruttiva dell’universo significa estremizzare una posizione a cui pure vanno riconosciuti dei meriti.
    Io stento a credere che il Progresso, in quanto tale, sia assimilabile al ben noto “Pifferaio magico” della fiaba dei fratelli Grimm. Quel fantasioso personaggio riusciva ad incantare col suono del suo strumento, e a portarli alla rovina, prima una moltitudine di topi e poi tutti i bambini del villaggio. Ma l’umanità non è fatta di topi e bambini, né il progresso ha poteri magici irresistibili.
    Allora ben vengano le esortazioni a tenere nel debito conto le esigenze di salvaguardia ambientale e che si invochi la messa in opera di vincoli e prescrizioni le più stringenti possibili. Guai però a rimanere nel generico, a non presentare di volta in volta soluzioni concrete e fattibili. Se infatti tutto si limita ad una sequenza di NO, espressi a volte in maniera folkloristica e altre volte in maniera al limite del proibito, allora, se non si rischia il regresso, si va sicuramente verso la paralisi.
    Ciò detto, non mi ritengo un progressista ad oltranza ed ho il massimo rispetto per la scienza, sia quella medica che quella, di pari dignità, che pure dobbiamo riconoscere che si ritrova in altri settori dello scibile umano.
    Vorrei allora fare qualche considerazione. Giusto l’auspicio a non “tralasciare le piccole strade dei paesi italiani, le piccole strade Cilentane, le difficoltà dei trasporti siciliani, ecc.”. Sia ben chiaro però che anche simili infrastrutture richiedono interventi sull’integrità dei territori. Si tratta di alterazioni ambientali proporzionali all’incidenza dei benefici da ottenere. Perché non deve valere allora lo stesso criterio di proporzionalità quando si tratta di valutare l’impatto sul territorio delle grandi arterie autostradali, il cui bacino di utenza è molto maggiore di quello di una strada di campagna?? Né si può stabilire un criterio di priorità. Le une sono necessarie come le altre e viceversa. E le autostrade continueranno ad essere impiegate anche con l’avvento generalizzato delle ecologiche auto “full electric”.
    Quante discussioni poi sulla fattibilità non solo tecnica dello stretto!!
    Eppure, a parte la diffusione nel mondo di migliaia di ponti di ogni forma e dimensione, non c’è chi possa negare che questi manufatti, già a partire dai primi ponti di barche costruiti dai Romani, hanno costituito un indispensabile fattore di legame fra genti di diversa estrazione, diverse culture e civiltà.
    E ancora, dove mancano gli inceneritori l’inquinamento da rifiuti urbani è problematico e lo smaltimento avviene con difficoltà, se non addirittura con ricorso a pratiche illegali e criminogene.
    Tutte le nobili iniziative per portare aiuti alle popolazioni indigenti dei paesi sottosviluppati avvengono anch’esse con una propria dose di danni all’ambiente. Per l’acqua, quasi sempre occorre ricorrere a sistemi di depurazione non certo esenti da incidenze sull’integrità degli ambienti naturali, generi alimentari e altri materiali occorrenti per un miglioramento del vivere quotidiano non conoscono altri efficaci sistemi di trasferimento se non … inquinanti aeroplani che decollano da … altrettanto inquinanti aeroporti.
    Tanti altri sarebbero gli esempi, ma concludo dicendo che il progresso non è un moloch che tutto divora, non è un pifferaio magico a caccia di vittime sacrificali.
    E anche la calamità che da un anno e più ci sta affliggendo, forse riusciremo a domarla perché gli sforzi congiunti di scienza medica e di altri settori delle scienze applicate, quale risultato di un avanzato stadio dl progresso raggiunto dall’uomo. sono riusciti a mettere a punto antitodi in grado di neutralizzarne la virulenza.

    Amm. Gaetano Perillo

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