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L’Italia dei senza libri

Inserito da on 23 febbraio 2021 – 10:01No Comment

Giuseppe Lembo

Con il rifiuto del Libro, gli italiani si negano sempre più alla cultura. Si negano sempre più al Futuro possibile che ha bisogno di conoscenza e di saperi, sia come espressione umana di insieme, sia come espressione viva di singolo cittadino che, per crescere e guardare al futuro, in modo consapevole e responsabile, deve avere in se, l’intelligente supporto della conoscenza e dei saperi; conoscenza e saperi che vengono dai Libri; che vengono unicamente dai Libri, fonti di sapere particolare ed universale. Che vengono dalle profumate pagine dei Libri; grondanti di inchiostro permettono la saggia diffusione del pensiero umano che, da idea del singolo, diventa insieme di idee condivise. Abbiamo una situazione gravemente dannosa all’Italia ed agli italiani; tanto, per il rifiuto diffuso del Libro e dei suoi contenuti. Gli italiani, così facendo, si ritrovano più vuoti di saperi e di conoscenza; saperi e conoscenza assolutamente necessari per costruire il futuro italiano insieme al futuro del mondo. Anno nero, il 2016 italiano per la lettura e quindi per la saggia diffusione della conoscenza e dei saperi, risorse umane assolutamente insostituibili per vivere la propria vita da protagonisti nel presente e da saggi costruttori di un futuro di insieme, assolutamente negato al singolo ed al suo umano condiviso se, in ciascuno di Noi, c’è il grave vuoto dei saperi e della conoscenza umana. Si tratta di un vuoto destinato, purtroppo, a fare parte di ciascuno di Noi, se non si legge. Se non si sfogliano, leggendole e meditandole, le pagine del Libri, insostituibili veicoli di saperi e di conoscenza umana. L’Italia, come ci dice l’ISTAT, nel 2016 ha visto un 57% di italiani che non hanno mai avuto tra le mani un Libro, non solo per leggerlo, ma neppure per sfogliarlo. Tanto, neppure per assaporarne il profumo di inchiostro di cui trasudano le sue preziose e sagge pagine. Siamo ai due passi avanti ed uno indietro. Indietro rispetto a cinquant’anni fa, quando l’Italia con la sua anima umanamente popolare, magari con grandi masse di analfabeti, aveva in sé un’anima fortemente allargata al protagonismo della vita; al saggio protagonismo di insieme di una vita popolare, saggiamente aperta ai saperi ed alla conoscenza, necessaria per guardare al futuro umanamente possibile; tanto, credendoci. Credendoci, così come ci credeva l’Italia di cinquant’anni fa. Così come ci credevano le sue tante anime popolari con la gente che cantava ma non solo, soprattutto insieme, vecchi ritornelli di saggia ed antica umanità; ritornelli che avevano in sé l’anima della gente aperta, anche nella sofferenza e nella semplicità del proprio vivere, dove a cantare gioiosamente ed aperti al piacere della vita, erano il falegname, il contadino, l’operaio, il panettiere e chi percorreva allegramente in bicicletta le strade della vita, saggiamente aperte alla speranza di un futuro umanamente migliore. Di un futuro umanamente nuovo. Oggi il popolo italiano dal futuro sempre più negato, oltre al suo 57% di italiani che non leggono, ha un insieme da Italia dismessa, fatta di un popolo disperatamente malinconico ed in solitudine che, proprio non crede più a niente. Chiudere la porte al futuro, negandosi ai saperi ed alla conoscenza, è un grave danno per tutti; è un danno soprattutto per quelli che verranno che, senza cultura, senza saperi e conoscenza, si troveranno a vivere la loro triste condizione di mondi negati. Di mondi negati, tra l’altro, alla speranza.

 

 

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