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Trasmissione di segnali, scontro tra scienziati, diatriba Marconi/Tesla

Inserito da on 18 febbraio 2021 – 00:00No Comment

Giuffrida Farina

In tema di trasmissione di segnali elettromagnetici, esplicitiamo riflessioni intorno ad alcune personalità scientifiche. Iniziamo con la prima tecnologia di comunicazione, il cui impiego ha consentito il transito di informazioni in un tempo “quasi zero”, dunque in “tempo reale”; questa prima forma di moderna comunicazione, la telegrafia, è in sostanza antenata delle odierne reti (telefoniche, televisive e telematiche) di telecomunicazione ovvero di comunicazione a distanza. Il telegrafo è un sistema trasmissivo di dati, lettere e numeri attraverso un fluire di segnali: viene stabilita una corrispondenza tra brevissimi impulsi di segnale e una determinata lettera, un simbolismo di codice, della quale  simbologia possiamo esplicare, a titolo di esempio, la lettera “S”: 3 brevi impulsi di segnale, corrispondono alla lettera “S”. Naturalmente l’alfabeto sarà costituito da questi dati impulsivi attraverso i quali si scambieranno informazioni; dunque, in occasione dei primi esperimenti venivano trasmessi segnali telegrafici poi tradotti in “linguaggio discorsivo”.

Esistono alcuni testi di letteratura scientifica ed  enciclopedie che ritengono la priorità dell’invenzione radiotelegrafica sia da attribuire al russo Alexander Popov (fisico e matematico, 1859/1905).Ma la verità storica è un’altra. Varie, ragguardevoli esegesi di storici che hanno esplicitato notevoli, profondi studi, dimostrano minuziosamente, con relativa documentazione, che il serbo Nikola Tesla (ingegnere e genialissimo  inventore, definito “l’uomo che ha inventato il XX secolo”, 1856-1943) e il “nostrano” Guglielmo Marconi (1874-1937) furono reali artefici della trasmissione e ricezione di onde radio, dunque meritano ampiamente il riconoscimento di “inventori del telegrafo senza fili”.

Il fisico sovietico non ideò alcun sistema concreto di telegrafia ad onde dunque senza fili conduttori di trasporto; storici sovietici asserenti la priorità di Popov, sono stati invitati e “sfidati” a dimostrare d’aver trovato uno ed un solo schema circuitale d’apparecchiatura ricetrasmittente realizzato da Popov, dal 1895 al 1898.In questi tre anni, in realtà, vi è buio completo. All’opposto, il Metodo Tesla ed il Metodo Marconi erano perfettamente esposti, illustrati con centinaia di periodi, decine di schemi circuitali ed altrettante  figure rappresentative. A titolo d’esempio, diversi testi descrivono, rigorosamente documentandolo, l’episodio avvenuto nel 1904 sulle colline di Port Arthur, nel corso della guerra russa- giapponese: in quel luogo di combattimento vi era una radio Marconi, non una radio Popov.

Questi studiosi  concludono i loro saggi esortando la Comunità scientifica internazionale e le Enciclopedie a sfatare favole e leggende sorte intorno alle origini della Radio; smettendola di riportare tesi inesatte e fuorvianti.

Nel 1895 il giovane inventore Marconi progettò e costruì una sorta di cannone, un dispositivo (”oscillatore”) in grado di “sparare” (ovvero generare ed irradiare, nello spazio) una sequenza di segnali che presentavano la frequenza di propagazione minore rispetto alla frequenza delle onde luminose emesse dal Sole; segnali “meno vibranti” dei raggi solari, ai quali  venne dato il nome di onde radio. In termini assai semplici, l’oscillatore era costituito da due conduttori tra i quali veniva fatta scoccare una scarica elettrica, in virtù della quale vibrazione luminosa/sonora, si generavano le onde radio; le quali si propagavano in tutte le direzioni ed in un secondo percorrevano 300.000 chilometri, dunque la velocità di ogni singola onda era eguale alla velocità della luce, appunto 300.000 chilometri al secondo. Più tardi Marconi ideò e realizzò un sistema capace di assorbire queste onde, di captarle; non solo, ma anche di amplificarle opportunamente in un idoneo luogo, la cosiddetta “stazione ricevente”. Nasceva così il primo sistema di telegrafia senza fili, il primo apparecchio radio.

Dunque, telegrafo senza fili di Marconi: 1) un trasmettitore, a scintilla, di onde radio;2)un ricevitore (coesore) di questi segnali radio, un codice dei quali poneva in corrispondenza le lettere del messaggio ed i simboli del codice. Nel 1901 furono inviati, dalla Cornovaglia (penisola della Gran Bretagna), segnali radio che attraversarono l’Atlantico e vennero ricevuti da Marconi nell’isola di Terranova (America Settentrionale): iniziava l’era delle telecomunicazioni, con conseguente rivoluzione nei settori della informazione e della cultura grazie  a successive invenzioni quali il radar, la televisione, le trasmittenti. Ma le basi fondamentali per le origini della radio vanno rinvenute negli, esperimenti condotti, ed in un apparecchio ideato da Temistocle Calzecchi Onesti (1853-1922),il “coesore”, utilizzato da Marconi. Complessa questione, affrontata e in parte risolta da Temistocle Calzecchi Onesti; nel 1884 egli costruì il “coesore”, con l’impiego di tale apparecchio ideò un primigenio trasmettitore di fulmini, di scariche elettriche atmosferiche: perno di questa idea, provocare “elettrometeore” in luoghi ed in tempi predeterminati, onde far trillare, a distanza, un campanello. Dunque Calzecchi Onesti, nel 1894,  ideò un sistema capace di trasferire fulmini, costituito -esemplifichiamo- da una pila, dal coesore e da un campanello elettrico: al primo fulmine, il campanello squillava.

Ben si comprende che un tal sistema di trasmissione di fulmini (far fluire folgori, saette, baleni, lampi e rivelarli con un campanello) era di dubbia utilizzazione pratica, trasmettere elettrometeore nel corso di violenti temporali per udire un trillo non era il massimo agognabile dall’umanità, sicuramente avrebbe fatto esultare di gioia Giove Pluvio. La mia tesi di laurea verté su fulmini e sistemi di protezione da essi, e questa battutina leggera divertì il mio relatore Prof. Valerio Mangoni il Quale, al termine della seduta di laurea, si complimentò e mi chiese in dono il testo di laurea, che regalai con grande affettuosità.

Ritornando a Marconi, egli iniziò la sua attività di ricercatore scientifico sulla base del coesore di Calzecchi Onesti, apparecchiatura che modificò e migliorò: inserì l’antenna verticale e predispose la “presa di terra” ovvero la messa a terra di ambedue i circuiti, il circuito di trasmissione e quello di ricezione; i segnali venivano irradiati in un raggio di,all’incirca,2 chilometri, con le radio onde in grado di valicare ostacoli naturali. Prima trasmissione radiotelegrafica avvenne attraverso l’oceano Atlantico, era il 12 dicembre 1901: la teoria di Marconi “scavalcò l’Atlantico”, le sue idee prevalsero sulle teorie della scettica comunità scientifica, secondo le quali, la curvatura terrestre -ritenuta ostacolo insormontabile- avrebbe impedito la trasmissione a distanza.

Nel 1909 ricevé il Nobel per la Fisica; ma un immenso scienziato, Nikola Tesla (delle cui invenzioni e scoperte tratteremo nel prossimo articolo) fu assai duro nei riguardi  di Marconi; lo accusò di plagio, d’aver esageratamente copiato:<<Lasciate pure che continui, Marconi sta usando 17 miei brevetti>>.Infine, un ricordo ed una leggerezza “elettrica/grafica”:2 foto del giorno di laurea (31 ottobre 1983) ed alcuni miei disegni e collages del 1978/79 (un omiciattolo elettronico, due micetti, ragazzino elettrotecnico, tralicci innamorati) realizzati con grafici e con componenti elettrici impiegati in strutture antifulmine (nel caso dei tralicci d’elettrodotto, son definiti “funi di guardia”,  i conduttori fungenti da parafulmini).

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