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Salerno: Parrocchia sant’Eustachio la ”Befana” è cristiana?

Inserito da on 4 gennaio 2021 – 06:39Un commento

Epifania o Befana?

Il dono della gioia o la gioia inutile e inopportuna della calza? Separazione tra buoni e cattivi: dolci o carbone? Vecchietta o strega ?

Tutto questo ci fa comprendere la vera festa liturgica dell’Epifania ? Epifania: Cristo, luce  delle genti. Amore  per  l’intera   umanità!

Abbiamo bisogno di una conversione anche per il lessico e per i segni! i doni, i regali sono l’espressione del grande DONO che è Gesù stesso, che è venuto a donarci un modo nuovo, in cui vige la legge dell’amore!

Questo sacchetto verrà consegnato a tutte le famiglie della parrocchia.

Il lumicino: indica Gesù, luce delle genti, da accendere a pranzo.

I dolciumi: il dono, espressione della gioia per la salvezza da regalare ai bambini.

Il “mondo” e la scritta sul retro: la motivazione della nostra gioia: Gesù luce delle genti.

Buona Epifania del Signore!

Un commento »

  • DentroSalerno scrive:

    Dopo aver letto la domanda ho iniziato a cercare una risposta “teologico-istruita” ma non ne ho trovate, anche perché mi ritornavano in mente i natali e le befane vissute “ai miei tempi” e qui, forse, ho trovato la risposta, almeno per me. Provo a condividere l’esperienze, certamente comune a tante altre persone di una “certa età”.
    Il periodo natalizio iniziava già 9 giorni prima dell’8 dicembre annunciato dagli zampognari. Iniziavano,quindi, i preparativi del presepe prima di tutto, in quanto l’albero era una accessorio, essendo noi “gente di cuore” (cfr. Prof. Bellavista).
    Terminato il presepe, rigorosamente per l’Immacolata, non restava lì, ma era parte integrante della vita familiare. Il primo gesto importante avveniva il 24 dicembre, generalmente dopo il cenone, quando il più piccolo della famiglia aveva l’onore di portare Gesù Bambino in processione per la casa e deporlo nella mangiatoia. Nei giorni seguenti i bimbi avevano il compito di far avanzare i Magi, posizionandoli davanti alla Grotta tra la sera del 5 e il 6 mattina. Inoltre, durante tutto il periodo natalizio, il presepe veniva usato dalla mamma come monito per farci essere più “buoni” perche lì c’era Gesù. Ma Babbo Natale e la Befana? Certo che ci “credevamo”!! ma erano personaggi sapientemente gestiti dalla mamma. (le mamme di “una volta” erano poco istruite ma erano ricchissime di saggezza, riuscendo sempre a trovare la “pezza” giusta senza mai crearci traumi). Innanzitutto sia Babbo Natale che la Befana erano imparentati (marito/moglie o fratello/sorella) e, cosa più importante, erano amici di Gesù. I giorni precedenti le festività di Natale, maestre “poco aggiornate” ci facevano scrivere la letterina con i brillantini, che immancabilmente il 25 a pranzo, con la complicità della mamma, finiva sotto il piatto di papà. Quindi, dopo la sorpresa manifestata dal capofamiglia, tutti i commensali dovevano “sorbirsi” la lettura della letterina e la recita della poesia. (noi eravamo tre fratelli, ma c’erano famiglie più numerose, allora..). Il cliché delle letterine era sempre lo stesso: “vi voglio bene… prometto di essere più… per quest’anno vorrei…). Una volta letta, la letterina non si imbucava, ma veniva posta sul presepe, per essere recapitata alla Befana. Immaginate la meraviglia dei bimbi quando non trovavano più la letterina! La sera del 5 si facevano i soliti preparativi nell’appendere le calze in base ai doni richiesti. La mattina del 6, dopo la delusione per non aver ricevuto quanto richiesto (anche qui c’era la sapiente giustificazione della mamma!!!), ci si accontentava di quanto ricevuto. Quindi si andava tutti alla Messa dei bambini alle 09,00 portando ognuno i regali ricevuti. Durante l’omelia il buon don Vincenzo ci spiegava che in quel giorno, come i Magi portavano oro incenso e mirra a Gesù, noi portavamo i nostri regali. Finita la Messa, solo allora si poteva giocare!
    Forse, questo era la poesia del Natale! Le autrici di questa poesia erano certamente le mamme che riuscivano, sempre con saggezza ispirata, a far diventare sacro il quotidiano e quotidiano il sacro. Quanti ricordano in bacio che si dava al pane se cadeva a terra o guai a metterlo a “testa in giù” sulla tavola o iniziare la giornata facendo prima il segno di croce.
    Le persone acculturate di oggi liquiderebbero la questione dicendo che sono tutte sciocchezze. Eppure posso assicurarvi che, io e quanti hanno vissuto queste “scemenze”, non abbiamo subito nessun trauma ne abbiamo subito danni irreparabili al cervello. Anzi..
    Buona festa dell’Epifania
    Eugenio Vicinanza

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