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Sarà compatibile marchio IGP per rucola Piana Sele e quarta gamma con aeroporto e altre criticità nell’area di Pontecagnano e Bellizzi?

Inserito da on 16 dicembre 2020 – 10:01Un commento

dott. Vincenzo Petrosino

La “Rucola della Piana del Sele”,  foglia di rucola coltivata nella provincia di Salerno, in Campania, è entrata ufficialmente nel registro delle indicazioni geografiche protette (IGP) dell’Unione Europea. La Commissione ha approvato il 27 novembre la domanda di iscrizione da parte dell’Italia. Questo nuovo nome andrà ad aggiungersi ai 1.503 prodotti alimentari già tutelati dall’UE, tra denominazioni d’origine protette (DOP), indicazioni geografiche (IGP) e specialità tradizionali garantite.

Le sue caratteristiche “sono la diretta conseguenza di un ambiente di crescita caratteristico, sia dal punto di vista delle qualità del suolo, che dal punto di vista climatico”: nello specifico, i terreni agricoli destinati alla sua coltivazione sono costituiti da uno spesso strato di natura vulcanica e alluvionale, causato dall’azione del Vesuvio nelle sue eruzioni e dal fiume Sele.

L’area di produzione comprende otto comuni della provincia di Salerno: Battipaglia, Bellizzi, Eboli, Pontecagnano-Faiano, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella e Capaccio-Paestum.

Qualsiasi prodotto nazionale o europeo che si fregi di una denominazione/indicazione protetta ha un disciplinare e una commissione che deve valutare la presenza continua di alcuni requisiti. 

Purtroppo nella zona di Pontecagnano – Bellizzi in piena area di coltivazione della rucola IGP  e della quarta gamma, si vorrebbe ampliare a breve l’Aeroporto Costa d’Amalfi, con dichiarati (secondo piano industriale segreto e non secondo autorizzazioni del master plan contenente prescrizioni) 2-5 milioni di passeggeri annui.

Ovviamente, il notevole inquinamento diretto e indotto provocato da tale opera, con variazione dichiarata della qualità dell’aria e da ogni altra opera inquinante che possa agire sul territorio, dovrà automaticamente, dopo segnalazione agli organi competenti, rivedere lo stesso marchio Igp.

La norma è molto rigida e i prodotti che giustamente oggi si possono fregiare di tale marchio saranno certamente in pericolo nei prossimi anni. La ricaduta di sostanze inquinanti tra cui i prodotti di compustione, metalli pesanti e altro sono certamente dell’ordine dei 10-20 km.

A questo punto sorge spontanea una domanda: Chi acquisterebbe prodotti agricoli nati sotto gli scarichi di aerei e inquinanti vari?

Si potrà avere  un nuovo caso  “terra dei fuochi”? 

Il Marchio IGP è e sarà compatibile con questo cambiamento nel territorio?

Perché i produttori e le associazioni degli agricoltori non hanno tenuto conto di ciò che sta avvenendo e avverrà intorno e sopra i loro fertili terreni?

Perchè le varie associazioni ambientaliste non hanno mai mosso un dito per l’aeroporto ? Colpevole voluto silenzio o solo scarsa conoscenza dei problemi inquinanti – ambiente?

Perchè molti politici di più varie fazioni ad eccezione dei giovani  Comunisti sul territorio di Pontecagnano, hanno sempre chiacchierato per la piccola criticità ambientale e mai per aeroporto ?

E’ anche vero che al momento tra il dire e fare esiste ” il mare ” ma il territorio va sempre e comunque salvaguardato. Va salvaguardata la salute e integrità della terra, la salute degli abitanti, lo scellerato consumo del suolo.

Covid 19 non ha ancora insegnato nulla ?

Perché si agitano per “un sacchetto di spazzatura” e non per opere altamente impattanti e inquinanti?

Siamo abituati al “postumo”… al non sapevamo, non conoscevamo… al nessuno aveva detto! 

Ricordiamo inoltre che tutta la zona produce anche prodotti caseari di eccellenza. Sembra davvero che agli occhi di molti, comprese le varie associazioni di agricoltori, stia passano sotto gamba il problema di quanto un’opera del genere inciderà fin da subito e negli anni su tutte le produzioni agricole.

Anzi è probabile anche che gli stessi produttori in competizione in altre zone potrebbero sollevare il ragionevole dubbio ai consumatori.

Un prodotto agricolo coltivato in una zona dove decollano e atterrano aerei con scarichi inquinanti e dove per forza di cose esisterà anche un inquinamento indotto dal maggiore carico di altre strutture e infrastrutture a supporto, porterà alla rapida distruzione del territorio e della attuale ricchezza delle risorse agricole.

Chi scrive non esprime un suo pensiero  astratto, ma un suo autorevole parere, oserei dire inconfutabile, confortato dal fatto che senza alcun dubbio dove ci sono aerei che decollano e atterrano sotto di essi non può esserci “il paradiso”.

Certamente all’attenzione dei vari organi competenti ci sarà qualche altra riflessione da fare. Infatti, le condizioni per avere ottenuto il marchio IGP devono restare invariate.

Una volta che i prodotti hanno ottenuto il riconoscimento DOP o IGP, la denominazione deve essere, presso i singoli produttori, costantemente soggetta a controlli di compatibilità tra i quali viene considerato lo stesso ambiente esterno.

Inoltre, in un momento così critico per l’economia e salute ritengo “una follia” il solo pensare di costruire un nuovo aeroporto o costruire opere inquinanti anche alla luce dei nuovi obiettivi di riduzione mondiale dell’inquinamento atmosferico:

www.salute.gov.it/imgs/C_17_EventiStampa_564_3_fileAllegatoIntervista.pdf

Un semplice sasso nello stagno… sperando, come dico sempre, che “inizi a fare i cerchi”.

 

Un commento »

  • DentroSalerno scrive:

    Gaetano Perillo

    “Se pensi alle difficoltà incontrate nelle maree, non darai a nessuno il tuo sale”.

    È un proverbio dei Basonge del Congo citato nella rassegna odierna di Proverbi Africani che Padre Oliviero Ferro con regolarità ci fa conoscere su Dentro Salerno.

    È chiaro che il potenziamento e quindi l’avvio a pieno regime dell’Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi implica difficoltà che, in senso figurato, richiamano i danni che potrebbero essere associati al formarsi delle maree. Questo tuttavia non significa necessariamente la rinuncia a dare in giro il sale raccolto e quindi per l’Aeroporto a far volare gli aerei nei suoi cieli.

    A me sembra una incredibile singolarità che fra le centinaia di aeroporti esistenti al mondo, piccoli o grandi, vicini o lontani da agglomerati urbani o aree produttive, l’unico che darebbe problemi insormontabili di inquinamento ambientale sarebbe il Costa d’Amalfi.

    Peraltro, non essendoci ancora una regolare attività di volo e quindi il conforto di rilevamenti effettivi della qualità dell’aria nelle aree circostanti, allo stato attuale si possono solo fare riferimenti ad altre realtà, ma la comparazione risulterebbe affetta da un certo grado di inattendibilità, dato che si tratterebbe comunque di situazioni ambientali differenti.

    Sarebbe effettivamente un danno incalcolabile se le pregiate coltivazioni, vanto dell’agricoltura locale e degne di invidiabili riconoscimenti di qualità, dovessero subire conseguenze negative dall’apertura dell’aeroporto. È un ipotesi ovviamente scongiurabile, ma ancora da verificare in linea teorica e sperimentale.

    Ma attenzione a non privarsi di “dare il sale”

    Gaetano Perillo

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