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L’Immacolata debellatrice di pestilenze nell’arte

Inserito da on 1 dicembre 2020 – 00:00No Comment

Antonio Adinolfi

Non sappiamo se la devozione particolarissima degli abitanti di Carmagnola in Piemonte alla Madonna Immacolata come protettrice della loro cittadina da calamità e malattie sia in Italia la più antica ma certamente lo è tra quelle che al momento conosciamo. Risale al 1522 ( ben 500 anni fa ) e nacque per la cessazione di un’epidemia di peste. Fuori d’Italia a Malta c’ era, ne parleremo, una chiesa del 500 dedicata alla Madonna Immacolata innalzata come voto per la cessazione di un’epidemia ma non abbiamo scoperto in quale anno precisamente lo fu.

Tornando ai carmagnolesi si legge che decisero di consacrare alla Vergine senza macchia originale una cappella nella Collegiata dei santi Pietro e Paolo. I lavori iniziarono tardi, nel 1558, per una serie di difficoltà ma quando furono completati cominciò in questa cappella una collocazione continua di opere d’arte in onore dell’Immacolata durata di sicuro fino all’Ottocento. Citiamo solo la statua in legno di salice della Madonna realizzata nel 1636 dallo scultore astigiano Michele Enaten e la grande tela di Giuseppe Monticone posta nel 1810 che rappresenta il voto del 1522. A metà novembre scorso i carmagnolesi guidati dai loro sacerdoti hanno rinnovato solennemente per il coronavirus voti all’Immacolata.

Abbiamo letto con stupore un articolo del successivo 29 novembre sul quotidiano online << Il Carmagnolese >> intitolato << Calano i contagi Covid-19 nel Carmagnolese: 20% in meno in una settimana >>. Papa Francesco ha scritto un messaggio il giorno dopo, lunedì 30 novembre,  ai sacerdoti di Carmagnola di plauso e di vicinanza.  Nel vice regno spagnolo di Napoli in Calabria, a Catanzaro, nel 1641 i cittadini si votarono all’Immacolata per far cessare la diffusione della peste nella città – Oggi Catanzaro è forse la città calabrese più devota all’Immacolata. Nel 1656 la peste scoppiò con maggiore violenza nella capitale proprio del vice regno spagnolo, Napoli. I governanti filo-spagnoli della città, gli Eletti del popolo, fecero voto di far affrescare sulle sette grandi porte di accesso alla città l’Immacolata pregata da alcuni santi perchè la mortalità cessasse. Fu dato incarico a Mattia Preti che era fra i pochissimi pittori che non erano stati ancora uccisi dal morbo. Preti accettò. La peste cessò proprio mentre lavorava sulle impalcature delle prime porte guardando ogni tanto giù i monatti che raccoglievano gli ultimi morti per strada. L’artista terminò il suo lavoro nel 1659.

Purtroppo delle sue Immacolate non ce n’ è rimasta che una, quella su Porta S. Gennaro e nonostante il restauro recente non se ne ha una visione molto soddisfacente. Sono rimasti però due bozzetti preparatori eseguiti ad olio dal pittore stesso oggi custoditi nel  Museo napoletano di Capodimonte ( foto 1 ). E’ su questi che ci dobbiamo basare e su quello che si vede nell’affresco di porta San Gennaro per comprendere le differenze tra le Immacolate napoletane di Preti e quelle a queste precedenti. Preti è stato un artista che non è vissuto e lavorato sempre a Napoli. Ha avuto modo di vedere in chiese e monasteri dei luoghi d’Italia che veniva chiamato ad abbellire opere d’arte raffiguranti l’Immacolata.  A Napoli ne avrà visto certamente qualcuna.  Ricordiamo quella di Battistello Caracciolo. Qualcuna l’ha colpito particolarmente?  Qualcuna lo ha influenzato? La cosa è da studiare. Fare un confronto tra le Immacolate napoletane del Preti e quelle a lui precedenti che lui ha potuto vedere prima di giungere a Napoli o a Napoli stessa non è facile. Qualcosa però la si può dire.

Quasi tutte le Immacolate del Cinquecento e della prima metà del Seicento erano state raffigurate come la Donna incinta di cui parla l’Apocalisse:  dodici stelle intorno al suo capo, la luna o una falce di luna sotto i suoi piedi, a volte il drago. La Madonne napoletane di Preti hanno i capelli sciolti, nessun velo, nessuna corona sul loro capo e poggiano i piedi su una falce di luna. In questo sono simili a tantissime altre. Ma intorno al loro capo non hanno stelle ed hanno il Bambino Gesù in braccio. Infine non indossano veste sontuosa ma una veste rossa ricoperta da una sopravveste azzurra. E questo le differenzia. “Molto più quotidiane” – qualcuno potrebbe dire. Non sono tuttavia, a nostro parere, figure di popolane. Preti ha saputo fondere la solennità della figura dell’Immacolata ( i loro piedi sulla falce di luna, una luminosità dietro la loro figura, un ergersi fortemente fra santi e angeli che le supplicano ) con la figura della madre tenera che ha pietà dei suoi figli ( il Bambino Gesù in braccio, delle vesti non proprio da regina, ecc.).

Dopo aver eseguito le Madonne a Napoli Preti se ne andò a vivere nell’isola di Malta  dove morì quarant’anni dopo, nel 1699. A Malta produsse numerose opere. Anche a Malta fu spettatore di un’epidemia.  Nellinverno del 1676  iniziò a La Valletta, la capitale di Malta, una  pestilenza  che si diffuse in tutta lisola mietendo migliaia di vittime. Ed anche a Malta si decise di far voti all’Immacolata perché il flagello cessasse.  Si stabilì di abbattere e ricostruire  più grande e più bella la piccolissima Chiesa dell’Immacolata Concezione di Sarria ( detta così perché fatta costruire nel Cinquecento da un tal cavaliere Martin Sarria ) che sorgeva a Floriana, una città vicino a La Valletta.  Al Preti fu affidato il compito di eseguire i dipinti da porre all’interno della nuova chiesa. A Malta l’Immacolata si venerava dunque come a Casalegno prima che a Napoli. Per anni si è creduto che Preti sia stato solo l’esecutore dei vari dipinti per la nuova chiesa ( ancor oggi è in funzione ),  ma recenti ricerche hanno rivelato che ne fu anche il progettista.

La chiesa – abbiamo letto – è lunico certo progetto architettonico noto e documentato di Mattia Preti. Tra i dipinti, che  realizzò tra il 1677 e il 1679, il più importante è la pala posta sull’altare maggiore che ci mostra naturalmente lImmacolata Concezione che sconfigge la peste ( foto 2-3). La pala, recentemente restaurata, misura oltre quattro metri d’altezza e più di due metri e mezzo di larghezza. Questa volta sì che abbiamo un’Immacolata Concezione del Preti in originale e ben conservata. E’ più giovane delle Madonne napoletane, non ha il Bambino Gesù in braccio. E’ più solenne per le vesti preziose che indossa, per l’ordinata pettinatura dei lunghissimi capelli con le punte dei quali, tuttavia sciolte, gioca con le sue mani e per l’indifferenza che sembra mostrare a ciò che le accade intorno ( i suoi occhi sono coperti dalle palpebre perché guarda, in basso, le stesse punte dei suoi capelli ).  Incanta.

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