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Mercato San Severino: celebrazione eucaristica in memoria di Antonio Eid Sayed

Inserito da on 22 settembre 2020 – 05:00No Comment

Anna Maria Noia

Una persona che non si arrende, una lottatrice, una pasionaria. Guerriera. Ma prima di tutto mamma. E donna. Una che ha visto morire, per le conseguenze della droga, il proprio figlio – appena 24enne, bello come un modello; come appare in alcuni scatti che lo ritraggono “bucare” (fotogenicamente) l’obiettivo. Camilla Roberto, agguerrita 62enne di Mercato S. Severino, piange la scomparsa del suo “angelo”: Antonio Metad Eid Sayed. Ma non si arrende. Non si è mai arresa, non ha esitato a “urlare” la propria disperazione e il suo “No” alla tossicodipendenza – in diverse occasioni e da molteplici “pulpiti” (se così possiamo affermare). Con ogni mezzo. Creando associazioni – quali “Seeds of stars” (ovvero: “Semi di stelle”) e “La meta” – per veicolare la pericolosità delle sostanze psicotrope o stupefacenti. Organizzando eventi vari, come la fiaccolata del 22 ottobre 2010 – ad un mese esatto dalla perdita del giovane, ovvero il 22 settembre di dieci anni fa (Antonio cadde in coma, rimase in tal modo – su questo mondo – soltanto per trenta giorni). La fiaccolata si snodò lungo le principali strade di S. Severino, con grande partecipazione di pubblico. In precedenza, una celebrazione eucaristica ad hoc – presso la chiesa di S. Giovanni; officiante: don Antonio Sorrentino. Camilla Roberto non si stanca di comunicare, di dimostrare che tutte le droghe comportano seri rischi o danni e alterano le facoltà psichiche, oltre ad annullare la volontà. Ma Camilla – dal nome di un personaggio dell’Eneide: la vergine “guerriera” Camilla (vera e propria eroina, una “virago” dell’antichità) – non si arrende e persegue tenacemente i suoi obiettivi. Da “vittima della droga”, in quanto vanno compatite e – soprattutto – aiutate anche le famiglie dei ragazzi che si drogano, ecco che la Nostra prosegue con il progetto “Educare alla vita”. Molto attiva sui social, nell’estate e poi a novembre di due anni fa (era il 2018) prende carta e penna (materialmente e/o metaforicamente) e scrive nientemeno che a papa Francesco. Stanca del silenzio delle istituzioni cui si è rivolta, la Roberto – madre di questo giovane dalle origini egiziane, prematuramente falciato al grande prato dell’esistenza – ha inteso inviare una missiva a Bergoglio. In questo documento – nel quale traspare tutto il suo accorato dolore, nonché la pietà per quei genitori che assistono (spesso impotenti) alla rovina dei figli tossicodipendenti – la 62enne promuove (promuoveva) un appello per l’istituzione di una Giornata Internazionale contro la Droga. Un’occasione in più per poter commemorare i ragazzi “sbandati”, che cadono nel tranello e (poi) tunnel di questa fatale piaga – umana e sociale. Doveva essere una giornata, appunto, di preghiera – ma “speciale”, al contempo. Nella ricorrenza, magari, della scomparsa di Antonio: proprio il 22 settembre. Nel corpo della toccante lettera, ella esprimeva – tra altro – lo sdegno verso la società e le istituzioni. “Colpevoli” – affermava la donna nel testo da inoltrare al pontefice – di non aprirsi “ad alcun sostegno morale”, anzi “sottraendo alle famiglie (sono sue parole) persino il diritto di piangere i figli e di vivere fino in fondo il dolore della perdita”. Tornando ai nostri giorni, la donna avrebbe voluto organizzare – in questi mesi di lock down, a causa del Coronavirus – delle iniziative incentrate sulla figura di Antonio. Culmine delle quali avrebbe dovuto essere un’ulteriore fiaccolata. Per commemorare, comunque, la dipartita Camilla ha organizzato una celebrazione eucaristica – prevista alle 19 di martedì 22 settembre – da officiarsi nella chiesa di S. Giovanni in Parco (a S. Severino). Si tratta di un appuntamento “privato”, in realtà, ma la Roberto asserisce che chi vuole potrà parteciparvi. In particolare, sarebbe gradita la presenza degli amici del figlio o comunque di “rappresentanti” (se così possiamo affermare) delle nuove generazioni. Ma non solo. Camilla, però, ha il cruccio di non poter attuare – a causa dell’emergenza Covid-19 – un programma di iniziative e manifestazioni più ampio e articolato. Come aveva, invece, intenzione di fare. Tra i progetti che la Nostra desidererebbe organizzare – e che, forse (se tutto andrà bene), dovrebbero “partire” in concomitanza con il decennale dalla fiaccolata (proprio il 22 ottobre) – ricordiamo la piantumazione di un albero in memoria di Antonio Eid Sayed; tutto da tenersi nel giardino del nuovo polo scolastico – in località S. Vincenzo. La piantumazione dovrebbe tenersi ogni anno, a perpetuare il ricordo del ragazzo e quale monito ad evitare di cadere nelle “grinfie” dei paradisi artificiali. Sia ai giovanissimi che nei confronti dei propri nuclei familiari. Il 22 ottobre, inoltre, vi sarà un’altra funzione religiosa – sempre presieduta da don Peppino (come quella “privata” del 22 settembre) ma – questa volta – completamente “pubblica”. A conclusione della piantumazione stessa. Infine si terrà anche il tanto “agognato” corteo, da decidere se al termine della Messa oppure nel pomeriggio. Il tutto dovrebbe tenersi al capoluogo (a parte la piantumazione, che avverrà – come accennato sopra – nella frazione S. Vincenzo, presumibilmente in mattinata). Hanno assicurato la loro presenza – con i dovuti ed opportuni accorgimenti anti Covid-19, ovvero il distanziamento e quant’altro – alcuni amministratori comunali; rappresentanze di allievi e docenti dell’istituto superiore “Virgilio”; esperti di tematiche inerenti all’assunzione di droga. Sarebbe auspicabile l’intervento dei genitori – non soltanto quelli interessati da tale fenomeno. In realtà, se non vi fosse stato l’allarme o allerta della pandemia, Camilla Roberto avrebbe voluto “bissare” gli avvenimenti di dieci anni fa, con in più un convegno suffragato da interventi di professionisti attivi nel contrastare l’uso, l’abuso, il consumo e lo spaccio di queste sostanze inquietanti. Facendo, così, informazione – o meglio: comunicazione. Per l’esigenza di “fare rete”, sempre più pressante, cogente, insistente. Perché tutti sappiano – giovani, anziani, famiglie, gestori di locali quali discoteche o palestre, insegnanti e psicoterapeuti, allenatori – i pericoli derivanti dall’assunzione di pasticche, eroina, droghe sintetiche o della stessa marjuana (che secondo molti non apparterrebbe alla categoria “droga” in senso stretto – ma certamente sono in errore). Oggigiorno, sul mercato, esistono purtroppo tante altre varietà di prodotti psicotropi: uno di questi è sicuramente la purple drank, detta comunemente (nel gergo dei pusher) lean, sciroppo, sizzurp. Tra gli ingredienti, facilmente reperibili – sembra – anche in farmacia e navigando su Internet (su vari siti web), anche la codeina (oppiaceo, succedaneo della morfina) e la prometazina. L’intento della combattiva Camilla Roberto è quindi, in sostanza, quello di allontanare gli adolescenti e/o ragazzi più fragili da queste illusorie chimere. E dai pericolosi “venditori di fumo”, in senso letterale. Dando significati autentici alla vita che conducono, per un futuro migliore e libero da questa dipendenza o schiavitù.

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