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Riapertura scuole a Settembre, quale scenario concreto?

Inserito da on 26 giugno 2020 – 10:01No Comment

Anna Monia Alfieri*

La bozza delle Linee guida del MIUR per il ritorno in aula a settembre propone di valorizzare l’autonomia delle sedi scolastiche, anche attraverso la realizzazione dei cosiddetti “patti di comunità”.

Puntare sull’autonomia delle scuole è fondamentale. L’organizzazione pratica della ripresa delle attività sarà infatti coordinata da Tavoli regionali e affidata ai Dirigenti scolastici che, in una logica sussidiaria, potranno «avvalersi di ulteriori forme di flessibilità sulla base degli spazi a disposizione e delle esigenze delle famiglie e del territorio».

Per quanto riguarda i patti di comunità, essi nascono dalla necessità di recuperare ulteriori spazi per la didattica, coinvolgendo Enti locali, privati, associazioni di volontariato e del terzo settore per «favorire la messa a disposizione di parchi, teatri, biblioteche, cinema, musei al fine di potervi svolgere ulteriori attività didattiche o alternative a quelle tradizionali comunque volte a finalità educative».

Si tratta indubbiamente di proposte interessanti, nelle quali si può intravedere un reale contributo al bene dei cittadini, nonché la chiave di volta per rilanciare tutto il sistema scolastico pubblico italiano, statale e paritario: autonomia e costruzione di alleanze sul territorio sono intuizioni che, se attuate, consentiranno alla scuola di riemergere dal pantano nel quale si trova e nel quale rischia di rimanere affossata.

Paradossalmente, il Covid-19 può divenire una opportunità inattesa per sanare definitivamente una iniquità di fondo: realizzare l’autonomia significa, infatti, porre le basi per un sistema scolastico che dia alle famiglie una effettiva libertà di scelta educativa. Altrimenti, dovremmo parlare di scuole “più autonome” delle altre (così come adesso sembrano esserci scuole “più pubbliche” delle altre)…

Ma come garantire concretamente il diritto dei genitori a scegliere se educare i propri figli in una buona scuola pubblica statale o in una buona scuola pubblica paritaria a costo zero (avendo già pagato le tasse)? Ormai è chiaro: introducendo i costi standard di sostenibilità per allievo e abolendo il valore legale del titolo. In questo modo, la famiglia sceglie, la scuola paritaria è libera e sta, così come la statale, sotto lo sguardo garante dello Stato, con pubblicità di bilanci e docenti selezionati da albi pubblici (si potrebbero predisporre, sul modello francese, due albi, uno per la statale e uno per la paritaria).

La mancata realizzazione dell’autonomia e il diritto negato alla libertà di scelta educativa sono problemi certamente non imputabili a questo Governo, che, però (e questo fa la differenza!), è il solo ad avere ora l’opportunità ora di risolverli per sempre. Come?

Approvando i 7 emendamenti e, in particolare, quello relativo alla detraibilità integrale del costo delle rette versate dalle famiglie alle scuole pubbliche paritarie nei mesi di sospensione della didattica, con tetto massimo di 5.500 euro (che poi è il costo standard di sostenibilità per allievo): ciò sanerebbe anni di discriminazione subita dai genitori, dagli alunni e dai docenti più poveri. Non è un favore ai ricchi: tutt’altro! I numeri parlano con la loro schiacciante evidenza.

Si tratta inoltre di adottare le seguenti misure: 1) fondo straordinario alle scuole paritarie per scontare la retta pagata in tempi di Covid-19; 2) esonero dal pagamento dei tributi locali per il 2020 causa emergenza Covid-19. E, infine, di siglare patti di comunità con le scuole paritarie, utilizzando le 40.749 sedi scolastiche statali e le 12.564 sedi paritarie per consentire agli 8.466.064 studenti di ritornare in classe in sicurezza.

 

In questo modo si farà ripartire la Nazione facendo ripartire la scuola. Ma, innanzitutto, è necessario restituire effettivamente alla famiglia la possibilità di scegliere. Senza questo fondamentale diritto, non possono esistere né autonomia né patti di comunità.

 *Esperta di politiche scolastiche

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