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Anche i Goliardi vanno in Paradiso (qualche volta) – Pier Giorgio Frassati- gioventù “Beata ”

Inserito da on 20 giugno 2020 – 00:00No Comment

Avv. Marcello Feola*                                                                                                                                      

Nascita 6 aprile 1901 – morte 4 luglio 1925. In soli 24 anni, ma intensi e significativi, si compendia la breve ma fervente vita di Pier Giorgio Frassati, che nasce a Torino da influente famiglia dell’alta borghesia, giolittiana e liberale.

Il padre Alfredo, docente universitario, importante giornalista – nel 1895 rilevò la redazione del giornale “Gazzetta Piemontese” poi denominato “La Stampa”, che nel 1902 acquistò, divenendone direttore nel 1920 – , ed insigne uomo politico a fianco di Giovanni  Giolitti – fu Senatore del Regno, Ambasciatore in Germania e membro dell’Assemblea Costituente. -   la madre, Adelaide Ametis, pittrice apprezzata – espose più volte anche alla Biennale di Venezia ed alla Esposizione Nazionale d’Arte di Brera.  L’educazione familiare fu oltremodo rigida e severa, un duro sistema di regole e doveri.                                           Pier Giorgio pareva non essere molto incline agli studi – al Regio ginnasio-liceo ”Massimo D’Azeglio” fu una volta bocciato e due rimandato in latino – per cui venne iscritto all’”Istituto Sociale di Torino”, un ginnasio-liceo retto dai Padri della Compagnia di Gesù, ove coltivò la spiritualità cristiana, più consona al suo animo sensibile ed alla la sua inclinazione filantropica.

Durante la Grande Guerra, benchè giovanissimo, ma già proclive ed attento alle problematiche delle classi più disagiate, s’impegnò alacremente e si rese socialmente utile; inviava ai soldati ed alle loro famiglie i propri sparuti risparmi, nonostante l’intransigente padre gli lesinasse i quattrini.                                                                                                                            Ragazzo esuberante ed atletico, praticò numerosi sport. Privilegiò la montagna, le escursioni e le scalate.    Si iscrisse all’Associazione Alpinisti Cattolici “Giovane Montagna” e nel luglio del 1924 scalò l’Uia di Ciaramella; tra le altre aspre sommità, ascese altresì la impervia vetta della Grivola, cima riservata agli alpinisti esperti. Il Club Alpino Italiano gli ha dedicato una rete di percorsi, i “Sentieri Frassati”, contrassegnati da targhe riportanti suoi significativi “Pensieri”; un rifugio in Val d’Aosta porta il suo nome.

S’innamorò di Laura Hidalgo, compagna di gite ed escursioni, ragazza orfana e di modeste origini sociali; non le confessò il suo nobile sentimento, per non illuderla, ben conscio della decisa opposizione che avrebbe frapposto la sua altolocata famiglia. Soffrì molto per la dolorosa rinuncia; nel nobile sacrificio, lo sorresse la profonda Fede, cui si aggrappò, in essa ricercando cristiano conforto.   Conseguita la maturità classica nell’ottobre del 1918, Egli si iscrisse alla facoltà di Ingegneria Meccanica con specializzazione in Mineraria presso il Regio Politecnico di Torino, con il deliberato fine di lavorare al fianco dei minatori e di migliorarne le disumane condizioni di lavoro.  Nel corso degli anni universitari, dotato di una duttile agilità mentale, coltivò molteplici interessi; si iscrisse ad associazioni culturali, sportive, sociali, politiche e cattoliche; tra le altre, alla Gioventù italiana di Azione Cattolica, alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana ed al Circolo “Cesare Balbo”, alla “Società San Vincenzo De Paoli”; divenne terziario domenicano, profondendo solerte impegno nelle opere assistenziali in favore dei poveri e dei più bisognosi, all’insegna di una cristianità vissuta nella sua interezza. Gli amici lo chiamavano amabilmente la “FIT – Frassati Impresa Trasporti” poiché portava agli indigenti della città carretti colmi di viveri, vestiti, medicinali, mobili, legna, carbone ed altri generi di prima necessità.  Assiduo fu altresì il suo zelo sociale e politico; aderì al Partito Popolare di don Sturzo per combattere politicamente il Regime Fascista, nonchè per propugnare la risoluzione degli endemici problemi di miseria e di abbandono delle classi disagiate.

*Principe di Goliardia                                                                                                                            

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