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Racconti Africani: non disprezzare chi ha avuto delle difficoltà

Inserito da on 18 giugno 2020 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

In una famiglia che aveva avuto due figlie, la più grande si sposò e se ne andò lontano con suo marito. Poco dopo, i genitori morirono a causa di un’epidemia e la più piccola, restata sola, decise di andare dalla sorella maggiore. Non sapendo dove ora abitava, chiese delle informazioni a una vecchia del villaggio che le disse: “Io so solo una cosa, è che per arrivare dove lei abita, bisogna attraversare un grande fiume”.. La ragazza vendette il suo campo, mise tutti i suoi averi in un foulard e si mise in cammino. Camminò per giorni e giorni e, finalmente, arrivò vicino al grande fiume. Là, vide una giovane donna che lavava i panni: era lebbrosa. La nostra cadetta si avvicinò, con una mano sul naso, tanto l’odore era nauseante, e le domandò: “Come si può attraversare questo fiume?”. L’altra le indicò il guado. Ma dato che la viaggiatrice si allontana da lei rapidamente prima di entrare in acqua, risalì a monte e attraversò nel medesimo momento, così che, con l’aiuto della corrente, la viaggiatrice uscì dall’acqua lebbrosa mentre l’altra riebbe la pelle di un bambino. Cosa fare, se non continuare il viaggio?…Tutte e due presero la medesima strada e, ben presto, arrivarono alla fine del percorso. Ma là, fu un’altra storia, la sorella minore, tutta coperta di lebbra, non fu riconosciuta: venne mandata, per carità, a cacciare via gli uccelli nella piantagione di riso. L’altra, al contrario, fu ricevuta in casa. Un giorno che suo cognato veniva a visitare la piantagione, sentì cantare la sfortunata ragazza: “Oh, sorella mia, oh, sorella mia, come mai non mi riconosci?”. Molto sorpreso, lo fece sapere alla moglie che, lei pure, andò alla piantagione e sentì il canto lamentoso: “Oh, sorella mia, oh, sorella mia, come mai non mi riconosci?”. Allora si avvicinò e le chiese: “Se sei veramente mia sorella, dimmi che mestiere faceva nostro padre”. E lei rispose: “Era un boscaiolo”. Era vero. Le due sorelle rientrarono insieme a casa. Qualche giorno dopo la sorella minore disse: “Io vorrei che tu e la viaggiatrice che mi ha accompagnato possiate accompagnarmi fino al grande fiume che è la più avanti”. E tutti vi andarono. La sorella minore aspettò la viaggatrice fosse entrata in acqua, poi rapidamente vi entrò anche lei, ma a monte, e, di nuovo, la malattia cambiò di ammalata. L’altra scappò via e le due sorelle potere vivere felici.

Come dice il proverbio: “Gli steli dell’itungulu (insieme alla foglia dell’igungu)(uno segno maschile e l’altro segno femminile nel matrimonio tra l’uomo Kindi e la donna Kanyamwa: tutti e due iniziati) ridono nella foresta, senza pensare a chi a seccato i loro antenati” (non disprezzare colui che ha avuto dei problemi, che è caduto nel fango, che è malato o handicappato, una di queste cose potranno capitare anche a te).

 

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