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Racconti Africani: la cura per avere figli

Inserito da on 9 giugno 2020 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

C’era una vecchia coppia di sposi che non aveva avuto figli. Erano molto tristi e allora andarono da un famoso guaritore che diede loro un frutto di mango. Disse: “Che la sposa mangi questo mango, ne getti la polpa e mangi soltanto le bucce”. Rientrati a casa, i due vecchi si dissero: “Che curiosa prescrizione”. Sbucciarono il mango e, contrariamente a quello che era stato ordinato loro, la donna mangiò la polpa del frutto e succhiò il nocciolo, mentre suo marito mangiò la buccia. Qualche mese dopo, il ventre della sposa si mise a gonfiare e le persone dissero: “Guarda, è malata di idropisia”. Quanto al marito, il suo ginocchio cominciò a gonfiarsi di una grossa protuberanza. Quando venne il momento di partorire, la donna mise al mondo due bambini. Immediatamente, il primo disse: “io, mi chiamo Fabbro-degli uomini” e l’altro disse: “io, invece, Pastore-delle-pecore”. Tutti furono meravigliati, ma lo furono di più il giorno dopo, perché dal ginocchio del vecchio uscì un terzo bambino che disse: “Io sono Ferro-e-chiodi”. I tre fratelli crebbero insieme e tutti d’accordo. Il primo aveva un martello da fabbro, il secondo uno zoccolo di montone e il terzo un lungo coltello. Poi un giorno dovettero separarsi. Ferro-e-chiodi se ne andò a cercare moglie in un altro paese. Traversò un villaggio senza vedervi alcun abitante, tranne che un gallo tutto rosso che l’attaccò con il suo becco e i suoi speroni. Il nostro giovane con un sol colpo di coltello, gli tagliò il collo. Ora questo gallo era un demone che aveva già ucciso tutti gli abitanti del villaggio. Il nostro amico gettò il suo cadavere sul letamaio e se ne andò più avanti. Più lontano, vicino al fiume, incontrò una giovane donna, di nome Ngalia, e le domandò: “Sei la sola abitante di questa regione? Io non vedo nessuno tranne che te”. Ngalia rispose: “Cadi male. Le persone sono tutte morte, perché mio marito è un serpente con cento teste. Li ha divorati uno dopo l’altro e, se tu non te nevai presto, farai la medesima fine”. In quel momento un violento odore si fece sentire. La donna gridò: “Ecco mio marito, nasconditi presto”. Ferro-e-chiodi si nascose sotto una roccia. Il serpente chiese: “Che cosa sento qui? C’è un uomo nei dintorni?”. La donna rispose: “Certo, ci sono io. Se vuoi divorarmi, fallo subito”. Il serpente fece silenzio. Ma, in silenzio, scavò una fossa davanti alla sua porta e, la notte, Ferro-e-chiodi vi cadde dentro. Il serpente lo ricoprì con una grande pietra, dicendo: “lasciamolo riposare un po’. La sua carne sarà migliore”. Al villaggio, i due fratelli videro in sogno Ferro-e-chiodi che li chiamava. Si misero subito in strada, scoprirono il cadavere del gallo sul letamaio- Poi, più lontano, scoprirono la fossa che cercavano. Fabbro-di-uomini la colpì con il suo martello e la pietra si ruppe. Pastore-delle-pecore tocco il corpo con il suo zoccolo e Ferro-di-chiodi uscì vivo dalla fossa dove si era sdraiato. Tutti e tre se ne fuggirono senza perdere tempo, portando con loro Ngalia. Ma il serpente delle cento teste fu subito sulle loro tracce. Ferro-e-chiodi sguainò il suo grande coltello e l’attaccò senza esitare ed eccole occupato a tagliare le teste dell’orribile bestia. Un colpo a destra, un colpo a sinistra, due teste cadute…un colpo a destra, un altro a sinistra, altre due teste per terra. Quando ne ebbe tagliate cinquanta, il coltello era molto caldo e gli faceva male il braccio, ma continuò fino a cento. Il serpente, una volta steso al suolo, Fabbro-di-uomini si avvicinò e lo toccò sul ventre con il suo mantello. Di colpo, tutte le persone che il mostro aveva divorato se ne uscirono. Pastore-di-pecore le toccò con il suo zoccolo e tutte riconobbero come loro capi i tre fratelli. Insieme fondarono un nuovo villaggio e furono felici.

Come dice il proverbio: “Colui che dimentica i legami di parentela, guardi come camminano le formiche nere” (esse cammina insieme, ben in fila, come dei fratelli che vanno d’accordo, come delle sorelle che collaborano per il medesimo lavoro. Quando una formica nera trova del cibo, va a cercare le altre e ci vanno tutte insieme. Invece, la formica rossa quando scopre del cibo, si litiga con le altre per averlo tutto per sé. Quindi, non essere una formica rossa, ma una formica nera)

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