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Sì, Pec può funzionare anche per GdP!

Inserito da on 26 aprile 2020 – 00:00No Comment

Avv. Pasquale D’Aiuto

Se superassimo questo periodo drammatico e quasi onirico senza più d’una lezione appresa, saremmo davvero imperdonabili. Devono averlo, meritoriamente, pensato anche nell’amministrazione della Giustizia perché, a quanto pare, è stato finalmente scoperto che la Posta Elettronica Certificata si possa adattare al mondo della Giustizia di Pace.

E ci voleva una pandemia (ed il buon senso, finalmente, di chi ha agito), per sancirlo. Bisogna partire dall’art. 83.7 del D.L. 18/2020, con in quale “per assicurare le finalità di cui al comma 6 [organizzazione della Giustizia in tempo di Covid, NDR], i capi degli uffici giudiziari possono adottare … misure”; poi, si deve guardare a protocolli e linee-guida tra Consiglio Nazionale Forense e Consiglio Superiore della Magistratura; infine (per essere brevi e giungere al punto), ecco a voi… l’operatività.

Parlo, in particolare, del (la proposta di) “PROTOCOLLO PER LA TRATTAZIONE DELLE UDIENZE CIVILI DINANZI AL GIUDICE DI PACE” emessa dal Tribunale di Salerno, a firma del Presidente Giuseppe Ciampa, in data 23.4.2020 ma anche della precedente nota, in data 21.4.2020, da parte del Presidente del Tribunale di Nocera Inferiore, Antonio Sergio Robustella. Materiali letti e, subito, piaciuti.

Già, ci voleva una pandemia per rendersi conto che è incredibile che, ad esempio, attività ovvie come un’iscrizione sul ruolo oppure il deposito di memorie non possano, tuttora, avvenire da remoto oppure che, per ottenere copia della produzione di controparte, si debba intasare personalmente la cancelleria! Eppure, spesso, gli Uffici del GdP, che hanno numeri impressionanti ed attribuzioni in forte ascesa, proprio in virtù della loro missione (si parla, non a caso, di Giustizia di prossimità), si trovano in zone non esattamente… di passaggio.

Grazie al lavoro di Giudici e personale, verrebbe da scrivere che l’unica Giustizia esercitata in tempi decenti sia questa (riferimenti: art. 106.2 Cost., R.D. n. 12/1941, L. n. 374/1991), pur con molte, evidenti ombre accanto alle chiare luci; peccato che proprio questa Giustizia, così sfruttata in Italia, spesso patisca una disorganizzazione pressochè patologica, dettata dall’insufficienza di mezzi e risorse umane.

Tornando a quei documenti citati, con la premessa doverosa che si tratta di procedura estemporanea, ebbene essi sono di straordinario rilievo, non soltanto per il contenuto ma anche per il codice verbale adottato. Vale la pena di salutarli come innovativi e fare il possibile perché siano implementati e condotti oltre l’emergenza. Dobbiamo solo perfezionare e… volerlo.

Infatti, la proposta del Presidente Ciampa, promuovendo “l’utilizzazione dei modelli di cui ai protocolli nazionali di CSM e CNF”, concretizza la “MODALITÀ DI TRATTAZIONE SCRITTA”, in cui il Giudice emette Decreto con date e scadenze, le parti hanno termine per note e repliche, i tempi per i provvedimenti giudiziali sembrano pacifici ma, soprattutto, ogni cosa o quasi avviene con invio di PEC alla “CASELLA PEC ISTITUZIONALE DELL’UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE”. Miracolo: la PEC, addirittura “istituzionale”!

Inoltre, viene resa possibile, su accordo delle parti, la trattazione da remoto quando la presenza delle parti è necessaria. E questo accordo va incoraggiato. Certo: di fronte al comprensibile fallimento assoluto della c.d. testimonianza scritta (art. 257 bis c.p.c.), vale la pena evidenziare – ritengo – che la prova orale debba essere raccolta sempre in modo tradizionale, pel tramite di processo verbale a cura di soggetto terzo, sempre e solo innanzi al Giudice.

E poi, altra conquista di civiltà: l’iscrizione della causa sul ruolo tramite PEC, per ora con la sola allegazione di nota d’iscrizione, diritti e foliario, senza la produzione di parte e solo a titolo di “prenotazione”. Ma – e dobbiamo arrivarci! – con l’obiettivo che, una volta capito il concetto e formato il personale, potremo allegare l’intera produzione e dare inizio ad un Processo Civile Telematico per la Magistratura Onoraria. Ci rendiamo conto di quanto questo modello sia più sicuro ed efficiente?

Segue la “disciplina degli accessi in cancelleria”, restrittiva e molto: ma implementando il telematico, non si otterrebbe un chiaro e definitivo decongestionamento degli uffici, con tutto quel che ne deriva in termini di efficienza, sostenibilità anche ambientale, certezza, immediatezza e, non da ultimo, qualità del lavoro di tutti? Specie leggendo le ultimissime dal Ministero, che predicano ancora “limitazioni alla presenza dei dipendenti pubblici in ufficio” (cfr. Circolare del 24.4.2020)!

Venendo all’altra nota, a firma Robustella, del medesimo tenore, mi hanno colpito la perentorietà dei toni (non consueta, in ambito pubblico; certamente, motivata dalle straordinarie premesse spiegate nel documento), l’invito alla pubblicazione dei provvedimenti da parte dei Giudici, il risalto dato all’iscrizione telematica, la richiesta di efficienza nello smaltimento dell’arretrato.

Ora: perché non cogliere l’occasione per reclamare, a grandissima voce, che anche il GdP possa avvalersi del PCT? Perché lasciare che queste attribuzioni e soluzioni dal carattere emergenziale possano scomparire dopo il periodo c.d. cuscinetto? Perché fingere che la PEC e la telematica non possano risolvere molti mali della Magistratura onoraria di pace? Ne conosciamo tutti le anomalie – alcune delle quali davvero inspiegabili – e, sono persuaso, tutti noi vorremmo ordine, buon senso, efficienza, semplificazione nella sua gestione; per primi, i dipendenti della Giustizia.

Ebbene, nel nostro quotidiano – che, c’è da giurarci, non sarà mai più lo stesso – se vogliamo migliorare le nostre condizioni di lavoro, se vogliamo adeguare e modernizzare la NOSTRA Giustizia, di cui siamo attori principali, dobbiamo pretendere che indicazioni di questo tipo vengano incoraggiate, implementate, integrate. Solo così potremo avere una Giustizia umana, equa, rapida e seria, più corrispondente a quell’idea di Diritto che, in gran parte del mondo occidentale, è frutto dell’intelligenza e della sensibilità dei nostri antenati Romani.

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