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Salerno: Covid -19 sta insegnando anche che si può passare “dai tuoni… ai pianti”

Inserito da on 22 aprile 2020 – 10:01Un commento

Dott. Vincenzo Petrosino   

Lo scorso 24 febbraio, il presidente di Confindustria e Camera di Commercio di Salerno, Andrea Prete, ”tuonava” contro uno sparuto gruppo di cittadini colpevoli a suo dire di aver bloccato l’ampliamento dell’aeroporto di Pontecagnano Costa D’Amalfi. Questo Presidente rilasciò una dichiarazione che riporto:

“Il Sud lamenta da anni mancanza di sviluppo, specie a causa di una capacità infrastrutturale inadeguata che mina alla base la qualità della vita dei nostri territori. Eppure, l’interesse personale di uno sparuto gruppo di persone, vince contro l’interesse comune. Nonostante, infatti, i pareri favorevoli del Ministero per l’ambiente, di quello delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Enac, il Tar della Campania, sezione Salerno, ha annullato la Via (valutazione di impatto ambientale) dell’aeroporto di Salerno.Un sistema che, a pieno regime, potrà accrescere il traffico complessivo della nostra regione fino a oltre 17 milioni di passeggeri, un’occasione straordinaria di crescita per tutto il territorio, per le attività turistiche, per le produzioni e per lo sviluppo dell’intera Campania viene così di fatto ostacolata. Fare richiede stimoli, coraggio e fiducia. Diversamente, se qualsivoglia investimento viene nei fatti rallentato e bloccato, perché perseverare? Se è il totale declino del Paese la meta che si vuole raggiungere, tanto vale abbandonare il campo, chiudere, andare via da un Paese che sceglie continuamente di impedire il progresso e la crescita”.

www.anteprima24.it/salerno/tar-blocca-aeroporto-prete

Oggi mai più previsione è stata tanto disastrosa… Alla luce della pandemia da Covid-19 sembra che questi milioni di passeggeri che dovevano arrivare chissà da dove e chissà con quali aerei, stenteranno ad arrivare per molto tempo.

Certo sembrava che tanti investitori fossero dietro la porta con le tasche piene di sonanti milioni di euro, con tutti che riempivano le sale e partecipavano a riunioni senza mai rivolgere  un solo pensiero  verso i territori che bisognava distruggere ( 56 ettari ) e per la criticità  che volevano costruire sulla testa dei poveri cittadini. Tutti  a perorare il turismo Cilentano ( e molti si erano ben guardati da inserire impianti inquinanti nelle loro zone ) , a fare unione con Matera , senza minimamente pensare a cosa significava fare volare milioni di passeggeri su un territori e quale impatto provocava sulla gente che ci vive . Il turismo…i Milioni di passeggeri ….doveva giungere ai  tanti imprenditori della costa e della Basilicata, oggi in profondissima crisi di sopravvivenza.

Oggi invece sentiamo pianti e desiderio di liquidità… e tante imprese in perdita.

Così mi chiedo:  ma questi milioni esistevano realmente nelle tasche dei tanti che riempivano le sale quanto si parlava di aeroporto oppure erano solo fantasie in attesa che munifiche sovvenzioni le facessero diventare realtà?

Alcune società , hanno  chiesto aiuti per l’attuale crisi… eppure sembravano disponibili  ad investire centinaia di milioni nell’ampliamento dell’aeroporto.

Alla luce dei “giusti pianti” per ciò che è accaduto, mi chiedo se per caso non fosse giunto il momento di dirottare tanti bei MILIONI, verso le piccole imprese realmente in difficoltà che devono risollevarsi, i piccoli commercianti e artigiani… oppure qualcuno per far ripartire l’economia vorrebbe costruire ancora il ponte sullo stretto ?

In pochi mesi siamo passati dai  proclami di rappresentanti di un settore che sembrava voler spazzar via 13 poveri cittadini ricorrenti verso i decreti Via del Ministro ,  che sembravano depositari del futuro economico della Campania o addirittura del Sud Italia, ai pianti e alla ricerca di aiuto da parte degli stessi,  che adesso sembra siano sul punto di morire di fame se qualcuno non dovesse aiutarli a breve e con forza e … magari a fondo perduto.

Qual è la lezione che dovremmo ricavare da questa che sembra la favola di Fedro?

Il Corona virus ha mandato a tutti un messaggio… forse prima guardavamo solo in alto e solo a pochi… calpestando alcuni dimenticando invece che bisogna guardare a tutto e a tutti, soprattutto iniziando dal “basso”… tenendo sempre i piedi ben piantati per terra.

Volare con la fantasia, le previsioni, le statistiche e non solo…  a volte può far anche molto male…

Un commento »

  • DentroSalerno scrive:

    Gaetano Perillo

    Leggendo questo ulteriore intervento del dr. Petrosino, mi colpisce l’accostamento fra gli effetti della diffusione del Covid 19 e le conseguenze sulla opportunità di procedere al potenziamento dell’aeroporto Costa d’Amalfi, per il quale risultano formulate previsioni di traffico fino a 17 milioni di passeggeri.
    Fermo restando che certe cifre risalgono ad uno scenario socio-economico non ancora inficiato dai pesanti condizionamenti dati da un questo morbo di diffusione mondiale, va considerato quali dovrebbero essere le misure necessarie e determinanti per raddrizzare una situazione oggettivamente difficile.
    Sorge quindi il dilemma se fare propria la posizione del presidente Andrea Prete, titolare di concrete responsabilità nel settore produttivo salernitano e giustamente preoccupato di evitare un declino delle imprese associate, che potrebbe risultare irreversibile, oppure aderire a quanto con coerenza e convinzione sostiene da tempo il dr. Vincenzo Petrosino. Cioè non sprecare risorse per una struttura che a regime costituirebbe una fonte certa di inquinamento ambientale, senza peraltro assicurare volumi di traffico plausibili.
    Egli si chiede quindi se non sia giunto il momento di “dirottare tanti bei MILIONI verso le piccole imprese realmente in difficoltà che devono risollevarsi, i piccoli commercianti e artigiani … oppure qualcuno per far ripartire l’economia vorrebbe ancora costruire il ponte sullo stretto?”
    A mio parere l’alternativa riguarda due scenari da mettere a confronto: uno è quello rappresentato dalla cosiddetta “Economia di scala” e l’altro è quello che fa affidamento su una “Economia di piccolo cabotaggio”. Al riguardo, in assenza di pregiudizi sul ruolo delle leggi della Macroeconomia, la decisione su chi dare la preferenza non può prescindere dal tener presente l’importanza di certi indicatori, ad esempio il Prodotto Interno Lordo.
    Sembra ovvio decidere quale delle due ipotesi in discussione sia quella che più contribuirebbe a portare in alto il valore di detto indicatore.
    Ovviamente, anche il reticolo delle imprese di taglio minimo – individuale, a conduzione familiare, con pochi dipendenti – costituisce una realtà avente una significativa importanza e merita l’accoglimento delle sue giuste istanze nell’ambito delle misure di interventi attuati dallo stato.
    Nulla vieta quindi che si possa anche addurre una serie di considerare per negare l’avvio di grandi opere, anche se programmate con l’accortezza di una attenta e scrupolosa osservanza di tutta la copiosa normativa tecnica, costruttiva, ambientale e paesaggistica.
    Occorre però mettersi d’accordo su come e se l’umanità possa assecondare le sue aspirazioni ad andare oltre certi limiti, oppure sentirsi appagata di certi livelli, raggiunti i quali ogni altro tentativo di crescita rappresenterebbe una inutile, anzi dannosa, attività, con effetti solo controproducenti.
    Per esemplificare, mi viene in mente proprio la Scienza medica, anche se non ne sono un soggetto attivo.
    Si è fermata dopo la crescita raggiunta nei secoli andati e pensa ormai di aver raggiunto una meta appagante, oppure prosegue nelle sue attività di ricerca e di affinamento delle tecniche di intervento nelle corsie e nei laboratori? E’ chiaro che continua ad optare per questo secondo quesito.
    E per fare ciò, sarebbe veramente da presuntuosi se dichiarasse che altre branche della Scienza e delle conoscenze prodotte dalla RICERCA DI BASE o FONDAMENTALE e dalla RICERCA APPLICATA dovrebbero segnare il passo, Sarebbe non solo da autolesionisti, ma impedirebbe altresì una crescita equilibrata della società.
    Il presidente Prete ha fatto cenno alla carenza di adeguate opere infrastrutturali del Sud nei confronti del Nord. Essa risale ai primi anni dell’Unità d’Italia ed è proseguita negli anni fino ai giorni nostri, facendo consolidare uno squilibrio sostanziale soprattutto socio-economico fra due aree territoriali della medesima nazione.
    Si possono quindi addurre tutte le più sofisticate, documentate, anche ragionevoli, motivazioni per opporsi e impedire che il livello di infrastrutturazione dei territori meridionali raggiunga l’entità esistente altrove e ottenere che possa conseguire quindi uno sviluppo in cascata di altre attività derivate.
    Non è però consentito poi – una volta ottenuto il blocco – che continui il copioso “pianto di coccodrillo” tipico dei postulanti.

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