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Coronavirus: “Il silenzio delle città…il rumore delle case”

Inserito da on 8 aprile 2020 – 10:01Un commento

 dott.  Vincenzo Petrosino

Camminare per le strade vuote ascoltare il rumore dei passi rotto ogni tanto dal passaggio di un auto è cosa strana specialmente se sono le 09.30 del mattino.

Davanti alla farmacia la gente attende fuori, pazientemente il suo turno , così anche più giù al supermercato, il resto tutto chiuso, dal parrucchiere al fioraio, dal fontaniere al bar. Lo stesso semaforo all’incrocio cambia da verde a giallo e rosso ma sembra non seguirlo nessuno, infatti “ non c’è nessuno “.

Quello che impressiona sono le distanze, la gente sul marciapiede devia, si allontana da te, e se hai la borsa da medico , vedi che si attarda, aspetta , non si avvicina.

Tutto sembra irreale, irreale è il silenzio che si ascolta aprendo i doppi infissi che affacciano sulla strada principale, si ascolta il silenzio, il suo rumore assordante.

In realtà è più rumorosa l’interno della casa , fa più rumore l’acqua dal rubinetto, la tv sempre accesa la lavatrice pur silenziosa che la strada , che la  citta fuori … dal doppio infisso.

Finirà tutto questo e come una ferita lo ricorderemo ,  anzi la rivedremo nei pensieri e nei racconti , ma resterà certamente un segno .

Quando abbandoneremo le mascherine, i guanti e quanto inizieremo a salutare con baci e abbracci i nostri amici e affetti ? Qunte volte imbarazzati tenderemo la mano per vederla non stretta?

Passerà anche questo ma resterà un insegnamento .

Tante cose dovranno essere ripensate, la stessa rinascita, ripartenza deve essere ripensata.

Se solo pensiamo di rinascere e riproporci con lo stesso schema non combiniamo nulla. Ora bisogna pensare come un bambino che non ha schemi , come racconto sempre, se vogliamo inventare qualcosa per contenere l’acqua bisogna dimenticarsi dell’esistenza del  bicchiere .

Ecco ho ascoltato in tv che per rinascere bisogna snellire gli appalti, bisogna chiamare gli industriali e imprese e domandargli cosa fare !

Io direi di chiamare i pescatori, i manovali, gli operai, il droghiere, il pasticciere, l’arrotino e l’elettricista, il contadino e il conduttore di autobus e chiedere “ cosa fare : Poi magari anche gli altri… L’Italia e non solo,   in parte un poco è stata mangiata proprio dalle grosse imprese che hanno dato lavoro,  ma avendone il monopolio oggi possono ricattare anche i governi. E se sono aziende estere, fanno anche la voce grossa….

Ora forse è il momento di dire basta, diamo ai giovani prestiti, diamo alle famiglie indigenti la possibilità di avere una casa  un lavoro  , apriamo le banche ai bisognosi non a chi ha già conti correnti pesanti… togliamo lo sfruttamento di tanta mano d’opera nei campi  , iniziamo a “ riprogrammare l’italia “.

Se la strada non la vediamo iniziamola a disegnarla e  chiediamo  di disegnarla dapprima a chi sta …in basso perchè  forse… vede le cose da vicino e meglio  ! 

 

Un commento »

  • DentroSalerno scrive:

    Gaetano Perillo

    Non si poteva immaginare quante meditazioni di carattere filosofico, sociologico e comportamentale sarebbero scaturite da questa abnorme e singolare condizione a cui il Coronavis ha costretto il 99,99% della popolazione. Volenti o nolenti si osservano le varie disposizioni sia per il loro intrinseco valore autoprotettivo sia perché rappresentano un mezzo per evitare la diffusione del contagio.
    C’è ovviamente una fondata aspettativa che tutto finisca e quindi, pur senza annullare totalmente le gravi esperienze vissute, si comincia a pensare a come avviare e gestire la ripresa. Sarebbe pretenzioso non fare tesoro delle esperienze dei giorni passati specie per quanto riguarda l’organizzazione e la gestione coordinata del Servizio Sanitario Nazionale e delle sue diramazioni sul territorio. È un problema prioritario, ma non l’unico fra i tanti non meno importanti che si dovranno affrontare.
    Circa le modalità da seguire per la rinascita, non c’è alcun dubbio che molte cose vanno riviste, a cominciare dagli attori chiamati ad intervenire. Mi sembra tuttavia alquanto velleitario ipotecare il successo dell’impresa chiamando, “per chiedere cosa fare”, prima determinate categorie ( i pescatori, i manovali, gli operai, il droghiere, il pasticciere, l’arrotino e l’elettricista, il contadino e il conduttore di autobus) e “poi magari anche gli altri”.
    Ho infatti l’impressione che l’apologo di Menenio Agrippa, di reminiscenza classica, non abbia lasciato traccia in merito alla indissolubilità della cooperazione fa membra e stomaco ai fini del buon funzionamento del corpo umano. Il ragionamento semplice ma efficace del Senatore romano fu infatti compreso dai plebei, in rivolta per ottenere parità di diritti con i patrizi. Desistettero quindi dalla decisione di abbandonare la città per riprendere ordinatamente le proprie funzioni e le rispettive attività.
    08.04.2020

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