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Ditelo all’Avvocato: conseguenze penali Revenge Porn

Inserito da on 7 aprile 2020 – 00:01No Comment

a cura del penalista Francesco Palumbo* 

Recenti inchieste giornalistiche hanno evidenziato come il revenge porn è una pratica ormai sempre più diffusa anche tra i giovanissimi. C’è un gigantesco network italiano di revenge porn su Telegram, con un totale di 43mila iscritti e 30mila messaggi ogni giorno. Comprende video e foto privati, diffusi senza il consenso delle persone che vi compaiono. Secondo Amnesty International, in Italia almeno una donna su cinque ha subito molestie e minacce online. In vetta a questa avvilente piramide della mercificazione ci sono: le foto delle ex, alcuni video amatoriali e la mitologica “Bibbia 5.0”, un enorme file contenente gli scatti di migliaia di vittime di revenge porn, catalogate per provenienza, le foto arrivano da gruppi Facebook segreti ed esposte con nome, cognome e volto visibile. Dall’agosto 2019, in Italia, il revenge porn è punito come reato dal nuovo art. 612-ter del codice penale, rubricato Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.

La locuzione di origine anglosassone “revenge porn”,associa la parola “vendetta” (revenge) a quella di pornografia, lasciando intendere l’uso alterato che viene fatto di immagini o video privati, a sfondo sessuale, diffusi sui social network o web per vendicativi e senza consenso di innumerevoli vittime, uomini e (prevalentemente) donne, che si sono trovate oltraggiate nella loro intimità e hanno visto diffondersi la propria immagine in maniera “virale” senza concesso o, addirittura, a loro insaputa. Al fine di meglio cogliere la portata della novella legislativa, appare opportuna l’analisi del disposto normativo. La collocazione dell’art. 612-ter all’interno del titolo XII, sezione III, dei delitti contro la libertà morale, indica che il bene giuridico tutelato sia, la libertà di autodeterminazione dell’individuo.

Tuttavia la fattispecie in esame è da considerarsi plurioffensiva, in quanto tutela l’onore, il decoro, la reputazione e la privacy, relativa alla vita sessuale di cui ella gode. Venendo alla disamina del disposto normativo, il primo comma punisce chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate. La condotta materiale è descritta dettagliatamente, essendo tipiche le modalità di espressione del reato, restando esclusa la mera detenzione del materiale personale. Trattasi di reato comune, il soggetto attivo del reato non è inevitabilmente l’autore materiale del video o foto, essendo ricompresa nella fattispecie anche la sottrazione e successiva divulgazione. Per “sottrazione” deve intendersi quella esercitata con condotte violente o fraudolente, restando esclusa l’ipotesi in cui è lo stesso soggetto passivo a cedere volontariamente il materiale, possibilità che, rientrerebbe, stando ad una prima lettura nel secondo comma.

Il fatto deve essere commesso senza il consenso dell’avente diritto che deve essere attuale, spontaneo, libero, non forzato, non viziato da errore, violenza o dolo, espresso, da persona capace di intendere e volere. In tema di consenso, resta problematica l’ipotesi di consenso putativo o tacito. Il consenso presunto, potrebbe rendere la condotta non punibile a norma dell’art. 59 c.p. Oggetto del reato sono immagini o video a contenuto sessualmente esplicito per immagini o video privati sessualmente espliciti si intende ogni riproduzione, con qualunque mezzo, di soggetti consenzienti, coinvolti in attività sessuali, ovvero qualunque rappresentazione degli organi sessuali per scopi sessuali, acquisiti, realizzati, o detenuti in occasione di rapporti anche occasionali. L’esplicita caratteristica sessuale non è l’unico requisito richiesto con riguardo alle immagini e ai video. Occorre, infatti, che essi siano stati creati in un contesto di riservatezza nel quale sarebbero rimasti se non fosse intervenuta una delle condotte tipiche.

II secondo comma punisce con le stesse sanzioni le condotte di invio, consegna, cessione, diffusione o pubblicazione delle immagini o dei video di cui sopra da parte di chi li ha a sua volta ricevuti o comunque acquisiti. Tuttavia, a differenza del primo comma, viene introdotto il dolo specifico del fine di recare un danno alle persone rappresentate. Pertanto, l’introduzione dell’ elemento soggettivo rappresenta il punto di maggior criticità della disposizione in esame. Il III comma inasprisce le sanzioni nel caso in cui l’autore del reato sia il coniuge, anche separato o divorziato, della persona offesa o soggetto legato da relazione affettiva, ovvero se i fatti sono commessi mediante strumenti informatici o telematici. Il IV comma sancisce che la pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il fenomeno, purtroppo, ha visto una crescita negli ultimi anni anche in Italia, dove gli episodi di vendetta pornografica hanno assunto contorni drammatici. Il pensiero va a Tiziana Cantone, giovane donna napoletana i cui video hard avevano iniziato a circolare su Facebook e su Whatsapp. Ancora, il caso del ex grillina della commissione Giustizia, Giulia Sarti, le cui immagini private sono state diffuse online divenendo virali a causa delle condivisioni. Difendersi, fortunatamente, dal revenge porn è possibile, con delle strategie di prevenzione e fare partire immediatamente, quando vediamo una nostra foto osé pubblicata sui social network o sulle applicazioni di messaggistica istantanea, la macchina della giustizia. Pertanto, è necessario denunciare l’accaduto. Questo passaggio è fondamentale per proteggere altre donne: una condanna esemplare indurrebbe molti uomini e donne a non pubblicare le immagini hard del proprio partner.

Per poter denunciare l’accaduto, è necessario realizzare un prospetto con tutte le immagini dei post pubblicati e i commenti delle persone. Inoltre, si dovrà realizzare uno screenshot con tutti i messaggi ricevuti sui social network dopo che le immagini sono state pubblicate. In questo modo si potrà richiedere anche un risarcimento per i danni. In oltre, se si nota un post con un’immagine che ritrae una qualunque nostra parte intima, la prima cosa da fare è contattare immediatamente lo staff del social network. È inutile convincere il nostro ex a cancellare l’immagine, nella maggior parte dei casi cercherà delle scuse per non farlo o non risponderà. Tutte le principali piattaforme social, compreso Google, offrono la possibilità di segnalare dei post con contenuti hard che non rispettano la netiquette della rete.

*Foro di Salerno

Studio in Via Domenico Scaramella 15/ bis Salerno  

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