Home » > IL PUNTO

Cinema: un punto di vista dal Terzo Millennio

Inserito da on 30 marzo 2020 – 00:00No Comment

Gennaro Tedesco

Sono del parere che, se esiste oggi un linguaggio, un’arte in grado di cogliere e interpretare al meglio lo spirito del tempo,  questo è il cinema .

Nel Bel Paese, il nostro  cinema è in coma irreversibile e sembra esserlo anche in Europa, ma non negli Stati Uniti, pur, ovviamente, nelle profonde contraddizioni che esso esprime.

Perché ?

Il cinema, come linguaggio, come arte, come comunicazione, ma anche   come ideologia, come organizzazione, come tecnologia, come produzione, è l’estrinsecazione, la materializzazione e l’espressione della metropoli globale e globalizzata all’epoca della riproducibilità turbocapitalistica nella sua estrema fase tardo-imperialistica.

Ancora oggi critici cinematografici, studiosi, storici e analisti si affannano a ricercare l’essenza del cinema negli angoli più oscuri e inaccessibili della creatività, ma dimenticano la strettissima interconnessione  e correlazione esistente  tra cinema globalizzato  e processo di produzione non solo turbocapitalistica, ma anche di senso retorico ideologico e di senso estetico specifico, caratteristico e intrinseco a tale Interconnessione e correlazione nella società globalizzata contemporanea .

Questa interconnessione rende il cinema oggi l’unica forma di comunicazione in grado di spettacolarizzare la  dinamica del processo turbocapitalistico e tardo-imperialistico, producendo o “ creando o ricreando” finalmente una propria estetica che a sua volta  valorizza o rivalorizza, anche filologicamente, la radice e l’essenza del cinema.

Essenza e spirito del cinema che ritrovano se stessi nel ritorno di fiamma del significato originario e perduto del cinema: kinema, cinema, movimento, dinamica, dunamis, immagini in movimento, potenza delle immagini in movimento  perché il cinema non è letteratura, non è psicologia, sociologia, filosofia, teatro, scienza o altro ancora, se pure, ovviamente qualcosa di tutte queste forme di comunicazione  è presente in esso, ma, appunto, movimento, scatto, balzo .

E quale è oggi la   poetica del cinema della società globalizzata se non quella ancora una volta frenetica e parossistica della mai scomparsa “american way of life”, prodotta e stereotipata  dal turbocapitalismo tardo-imperialistico  nella metropoli globale americana e cinese e industrialmente e esteticamente interpretata da un cinema americano costantemente e intensivamente pervaso e invaso da ritmi e montaggi sempre più iper e ultra cinetici, incontenibili e irrefrenabili nel loro dinamismo intrinseco a società globalizzate ossessivamente  stimolate e agitate e freneticamente eccitate e concitate senza un attimo di pausa e di tregua ?

L’estetica globalizzata del cinema americano riscopre, valorizza e trasforma l’essenza filologica e radicale del significato e dell’esistenza etica e estetica del kinema al suo nascere e costituirsi.

L’estetica del movimento nel cinema americano contemporaneo, incorpora, riflette e contribuisce alla produzione di senso non solo ideologico, ma anche espressivo, comunicativo e poetico, meglio ancora mitografico e mitopoietico, della società tardo- imperialistica che numerosi critici definiscono decadente.

Insomma , nella migliore delle ipotesi, ci troveremmo di fronte a un redivivo cinema barocco o rococò americano che non veicolerebbe alcun senso estetico o sociale, ma solo il senso della sua putrefazione non necessariamente capitalistica .

Sono invece del parere che “semplicemente” il cinema in America ha imboccato una  via, quella del rinnovamento, capace di interpretare e  produrre un senso estetico, etico e sociale frutto di una elaborazione autoriflessiva ascrivibile a processi capitalistici e sociali propri della  globalizzazione economica, finanziaria e tecnologica che ci consentono di entrare finalmente in una nuova dimensione cinematografica unica e irripetibile  soprattutto rispetto al passato recente e remoto.

Una dimensione ancora non percorribile dal cinema nostrano che riflette a pieno il suo ritardo e la sua marginalizzazione capitalistica, sociale e artistica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.