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Coronavirus: La quarantena di molti, il silenzio delle strade, la permanenza a casa: cambierà il rapporto uomo- ambiente

Inserito da on 29 marzo 2020 – 10:01Un commento

Vincenzo Petrosino *

La quarantena di molti , il silenzio delle strade e la solitudine delle proprie case stanno indubbiamente sviluppando le capacità filosofiche di molti.

I personaggi famosi, i politici, i giornalisti, i padroni dell’informazione , dei talk show e dello spettacolo, sono diventati eccezionalmente capaci di alti pensieri , di enormi abbracci verso il mondo.

Si ascolta di tutto, si percepisce  la paura, ma esce fuori spesso una cosa che non credo sia passata inosservata.

Ora molti, tanti, dai divani delle case si accorgono che esiste un qualcosa che può interagire con noi e farci male: L’ AMBIENTE.

Molti cercano di raccontare che abbiamo esagerato, Veltroni racconta che abbiamo modificato l’ambiente, Verdone su Rai tre racconta che  ha preso fuoco l’Australia, la plastica divora gli oceani, gli aerei sporcano l’aria .

Forse oggi in questa  “occasione enorme che ci ha dato il Coronavirus “  molti stanno materializzando una realtà :

abbiamo creato falsi idoli ed economia fragile su fondamenta sbagliate, abbiamo  trascurato la nostra terra, l’abbiamo sottovalutata, abbiamo trascurato la nostra culla e  magari pensando ad una guerra nucleare, o a mettere piede su Marte, abbiamo dimenticato in un momento di delirio  che, , , l’ambiente in cui viviamo ci può dare la vita o anche la morte. Anche il sole che ci dà la vita può darci la morte.

Da ricercatore che ha studiato il rapporto tra inquinanti e ambiente, mi chiedo con tanta perplessità: dove’era tutta questa gente quando si parlava di problemi di Sanità, di   progresso e pseudo ambientalismo?

Tanti medici, scienziati ricercatori,  sono stati spesso mortificati, chiamati “ stregoni,  “ la scienza che diveniva per colpa di alcuni “fantascienza “ o, peggio, pseudo ambientalismo.

Solo chi ha studiato alcune cose e ha cercato di  dirle, di pubblicarle, può capire cosa si prova a raccontare che a Taranto non si può vivere bene, ad Augusta non si può vivere bene, in Tdf non si può vivere bene, a Trieste, a Sarroch, in Basilicata, non si può vivere bene. Immediatamente esce fuori il “mondo del progresso, dell’imprenditoria “ entra la famosa parola “ PIL “.

Altro che pseudo ambientalismo, ma chi si permette di raccontare che vicino ad un inceneritore si vive bene, vicino ad una discarica si vive bene, vicino una ferriera o sotto un aeroporto si vive bene? 

Ora tutti filosofi  con inni alla  vita e all’ambiente, ognuno sembra avere una sua soluzione.

Mi chiedo “ e chiedo scusa “ ma questa gente, molti di essi almeno, cosa ne sanno di Scienza, di virus, di Medicina , fino a qualche settimana fa sui quotidiani Campani  tutti scandalizzati per la bocciatura del Tar dell’ampliamento dell’aeroporto di Salerno che segue alla doppia bocciatura  di quello di Firenze.  Ma qualcuno ha pensato che tutto questo era proprio per l’articolo 32 della Costituzione che parla di diritto alla salute? In questi giorni questo articolo 32 è diventato ” un luogo comune dal quale nessuno vuole allontanarsi ” .

E contro cosa hanno vinto i ricorrenti… solo contro  idee  forse inopportune di industriali, imprenditori… oggi  purtroppo messi in ginocchio, per caso,  da un minuscolo  non previsto mostriciattolo di 60 nanometri .

Allora questa economia è fragile, poggia su fragili basi,  è qualcosa che o cammina o non vale nulla o meglio forse deve essere ripensata, ma radicalmente  e con mente diversa. Forse esistono altre priorità, va rivisto qualcosa. Forse si dovrebbe pensare alle piccole cose, al quotidiano al ” terra terra ” innanzitutto.

Ho sempre scritto che se la strada non la vedi bisogna disegnarla, ecco ora  bisogna disegnare la strada e con una penna diversa. 

Continuerò a raccontare:  dov’era tutta questa gente che sento filosofare, quando noi ed altri studiosi raccontavamo  sulle riviste ai congressi, al mondo, che qualcosa non stava andando nel verso giusto? 

Questa gente, con potenti mezzi di comunicazione, che possono sedere a Porta a Porta e filosofare, hanno mai  letto  o meglio diffuso ciò che i ricercatori scrivevano? Hanno mai davvero ricevuto gli spazi necessari per “raccontare ” cosa sta accadendo?

Riscopriremo ora il senso del bene comune? Inizieremo a farci guidare dal buon senso e dalla scienza?

Già sento molti raccontare: domani tutto sarà identico e molti dimenticheranno.

Riusciremo a cambiare rotta, dimenticheremo o faremo tesoro di questa esperienza? Domani sentiremo ancora  davvero qualcuno che vuole costruire il mega inceneritore, la mega centrale, il mega ponte o il mega aeroporto, tralasciando le cose più terrene? Insomma ricorderemo la lezione? 

Continueremo a tralasciare le piccole strade dei paesi italiani, le piccole strade Cilentane, le difficoltà dei trasporti Siciliani … i tanti ospedali abbandonati e spesso sporchi con pochi mezzi e poco personale,  la povera gente, gli invalidi , i senza tetto, i terremotati  da sempre . Insomma vogliamo prendere atto che conosciamo tante cose ed è venuto il momento di trovare soluzioni?

E ancora continuo a dire che il Coronavirus sta rappresentando una triste “opportunità “ , una riflessione mondiale che ci deve fare rimodellare il rapporto che noi uomini, occupanti temporanei, dobbiamo avere con l’ambiente. Anche il Virus è “nell’ambiente “come tante altre cose i cui effetti non vediamo in modo acuto, nel brevissimo periodo.

Oggi ha bussato alla porta “un ufficiale giudiziario“ ci ha consegnato un avviso :

 siamo capaci di comprenderlo e mediarlo o ci facciamo pignorare anche la vita? 

* Oncologo chirurgo -

 

Un commento »

  • DentroSalerno scrive:

    Gaetano Perillo
    Leggo spesso e volentieri gli interventi del Prof. Petrosino su codesto e anche su altri quotidiani on line. Le sue argomentazioni sono sempre interessanti, a sostegno della tesi che l’uomo ha esagerato, e continua a farlo, nello sfruttare irrimediabilmente le risorse della terra e a creare ovunque “megamanufatti”, incurante dei danni irreversibili arrecati alle persone.
    Mi permetto tuttavia, da uomo della strada, di rivolgermi all’esimio professore per conoscere se, oltre all’auspicio per un progresso sostenibile, si possono individuare e porre in atto misure concrete per mantenere uno standard che, può anche non essere allineato ai livelli attuali, ma che tuttavia non faccia “regredire” verso una esistenza fatta di abbandono perfino di ciò che è considerato ormai universalmente essenziale e irrinunciabile.
    Certo che non si possono “tralasciare le piccole strade dei paesi italiani, le piccole strade Cilentane, le difficoltà dei trasporti Siciliani, eccetera”. Ma non si può tralasciare neanche l’esigenza di disporre di grandi arterie nazionali e transnazionali, e questo significa trafori, viadotti, attraversamenti di territori a discapito dei paesaggi. Così dicasi per altre realizzazioni: gli altiforni che producono l’acciaio indispensabile per una miriade di applicazioni (incluse le apparecchiature presenti negli ospedali), gli aerei, le navi, i treni senza i quali si ritornerebbe all’età delle carrozze o della vela.
    Gli esempi sono tanti ed è ovvio che tutto deve avvenire nel più assoluto rispetto dell’art. 32 della Costituzione e di tutti i suoi derivati.
    Ma non si può dare uno stop alla crescita, ignorando quanto Dante fa dire ad Ulisse nella famosa allocuzione ai suoi compagni di viaggio.

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