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La Bibbia non è spettacolo

Inserito da on 4 marzo 2020 – 00:00No Comment

Avv. Maurizio Scorza*

I testi sacri, raccolti nella Bibbia, sono ispirati da Dio; contengono la Parola di Dio e ad essi occorre accostarsi, “in punta di piedi”, con questa consapevolezza. Da tempo, inevitabilmente, questi libri hanno fatto ingresso anche nei mezzi di comunicazione di massa. Tale scenario non va assolutamente demonizzato, costituendo, anzi, una straordinaria opportunità per proporre la visione antropologica di Dio, l’unica in grado di decifrare pienamente il mistero che è l’uomo. Tutta la Sacra Scrittura va interpretata in chiave cristologica, perché è Gesù, vero Dio e vero uomo, la Rivelazione definitiva. Ora, come in tutte le comunicazioni sociali, anche la Bibbia si presta ad abusi e a strumentalizzazioni, a letture superficiali, erronee o di comodo. Chi opera in questo modo, non sa, o forse dimentica, che i libri sacri vanno letti nello stesso Spirito con cui sono stati scritti dagli agiografi. Nel corso del Festival di San Remo, abbiamo assistito a uno di questi utilizzi mediatici della Bibbia, ovvero allo spettacolo offerto da Roberto Benigni. Il noto attore ha avuto, certamente, il merito di aver fatto conoscere al grande pubblico un testo biblico di straordinaria bellezza, quale è il Cantico dei Cantici. Nello stesso tempo, però, l’artista si è lasciato andare a un’interpretazione esasperatamente letterale, escludendo ogni lettura allegorica e, soprattutto, non evidenziando che l’amore umano, anche nella sua dimensione erotica e sessuale effettivamente presente nel Cantico, è pur sempre proteso a Dio. La sessualità, infatti, non è un’invenzione umana, ma è dono di Dio; per questo il Cantico dei Cantici, sia pure dopo un percorso travagliato, è entrato a far parte del Canone, cioè della raccolta dei libri ispirati. Ora, al di là delle considerazioni sull’opportunità o meno di presentare un libro sacro all’interno di quel particolare spettacolo, Benigni è caduto proprio nelle sue conclusioni, cedendo al “politicamente corretto” e ampliando a dismisura il concetto della sessualità come voluta dal Creatore. È stata, infatti, omessa una corretta lettura dell’epilogo del Cantico dei Cantici, che dà valore e significato a tutto il testo. In esso si dice: “forte come la morte è l’amore”. Questo amore, “fiamma divina” che ha la forza di duellare con la morte, non può ridursi solo alla sessualità, sia pure sublimata dalla sacralità del testo, ma deve necessariamente aprirsi all’intero progetto di Dio sull’uomo, espresso già nel libro della Genesi, laddove è scritto che “maschio e femmina li creò”; inoltre, come già detto, ogni libro della Bibbia va letto alla luce di Cristo, vincitore della morte. E la Chiesa non è affatto sessuofoba, come si vuol far credere; essa, invece, accoglie la sessualità come dono di Dio. Anche l’eros, quindi, come dono divino, è orientato alla piena realizzazione dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di quel Dio che, come sa bene il dantista Benigni, è l’Amor che move il sole e l’altre stelle.

*Diacono permanente

 

 

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