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Proverbi Africani: la protezione delle persone in schiavitù

Inserito da on 28 gennaio 2020 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro  

La  SCHIAVITU’, come tratta subita o volontaria di persone umane nel continente africano è un fenomeno di cui i sociologi situano l’espansione al periodo precoloniale. La sua realtà si è più aggravata con le deportazioni dei negri da parte dei bianchi, soprattutto nel XVI e XVII secolo. Organizzata a livello internazionale, la schiavitù aveva la sua pratica in quel periodo nei vari villaggi e campagne. La tratta dei negri fu legata alle esigenze dello sviluppo socio-economico nelle terre americane, della cultura industriale e speculativa dello zucchero.

L’energia umana che ne è il motore, fu ricercata e trovata nei robusti uomini a sud del Sahara. Poiché lo schiavo non poteva sopravvivere a lunghi anni di corvèè, il rinnovamento dei cicli era obbligatorio al circuito commerciale. La tratta però generava profonde trasformazioni nelle società dell’Africa nera, che regredivano, mentre le grandi potenze beneficiavamo del sistema, si arricchivano e si fortificavano sempre di più. (Europa Atlantica e Stati Uniti d’America). Dopo l’indipendenza degli Stati Uniti e di san Domingo e dopo aver consumato completamente le risorse e i profitti dell’Africa, all’inizio del XIX secolo la Gran Bretagna e la Francia cominciano a lottare contro il traffico degli schiavi.

L’abolizione della schiavitù ci sarà nelle colonie inglesi d’America nel 1838, nel 1848 nelle colonie francesi, nel 1850 in Brasile, mentre la guerra di secessione mette fine alla schiavitù (ufficiale) nel 1865 negli Stati Uniti d’America. Però, di fatto, la schiavitù continua (ancora oggi, con le migrazioni, la vendita delle persone per renderle schiave prima di farle partire sui barconi): tutto è partito dalla colonizzazione dell’Africa, fin dal 1865. Da tenere presente che nell’Africa tradizionale la schiavitù è stata tollerata come realtà normale della società (es: andiamo a vedere uno dei dipinti di Venezia del 1500, dove c’è il ponte di Rialto in legno e vedremo che c’è un gondoliere nero).

Tuttavia lo schiavo, benchè avesse tanti doveri da compiere, è anche riconosciuto come soggetto di diritti da rispettare. Infine la schiavitù non è solo quella fisica, ma anche quella morale (schiavi del male). Ecco i proverbi. “Chi è fedele a qualcuno non è pertanto suo schiavo, egli ricerca soltanto ciò che sta tra le sue mani” (Ashanti, Ghana) (la schiavitù implica una sottomissione quasi cieca al padrone. Quando qualcuno è sottomesso ad un capo, non perde tutta la sua dignità, ma è per responsabilità e dovere di lavoro che egli lo fa). “Colui che è cresciuto tra i funghi chiamati “nkula”, è ugualmente della famiglia dei “nkula” (rispetto dei discendenti degli schiavi diventati nobili: ricordiamoci un esempio di santo: san Martino de Porres, schiavo, ma adottato da un padrone bianco). “Dove manca tua madre, non puoi reclamare il dorso del pollo” (Mossi, Burkina Faso) (si richiama lo schiavo, che non avendo né terra propria né ascendenza propria in loco, deve aver prudenza nel reclamare certi diritti). “Chiunque sta a casa sua non è uno schiavo” (Jabo, Liberia) (ogni uomo libero ha una sua origine ed una discendenza propria). “Non rischiare di diventare schiavo dello sciacallo” (Basonge, Congo RDC) (si consiglia l’uomo che ama troppo i piaceri del corpo, affinchè non diventi schiavo). “La donna schiava non è mai soddisfatta: se gli dai dell’olio, per lei è solo una goccia d’olio; se gli dai il sale, per lei è solo un grano di sale” (Serere, Senegal) (una donna di origine schiava ha una mentalità ingrata. Si parla anche di schiavitù morale. Quella delle persone che non sono mai soddisfate dei doni che ricevono e richiedono sempre di più).

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