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Suicidio tra giovani e responsabilità su prevenzione

Inserito da on 25 gennaio 2020 – 00:00No Comment

Bianca Fasano

L’ultimo caso che è giunto con forza alla nostra attenzione, nel salernitano (in ordine di tempo, dovremmo dire), è quello di Daniela, suicidatasi all’ università di Fisciano,di cui oggi, 25 gennaio 2020, i funerali.

I familiari e gli amici avranno cercato di fare luce sulle sue ultime ore di vita, tuttavia è un fatto acclarato che, nel momento in cui qualcuno ha deciso davvero  da tempo), di suicidarsi, lo fa con metodo e nascondendo la sua volontà fino all’ultimo, per tema di essere fermato. Chi, invece, si fa “scoprire”, non vuole morire davvero, anzi, cerca di farsi aiutare e spesso ci riesce.

L’Organizzazione mondiale della sanità informa che il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa tra 15 e 29 anni nel mondo, dopo gli incidenti stradali. E per i giovanissimi, 15 e 19 anni, il suicidio è la seconda principale causa di morte tra le ragazze e la terza nei ragazzi. Basti pensare che esiste una Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, il 10 settembre.

Si sono interessati del problema anche i grafologi, nel tentativo di scoprire i segni della volontà suicidaria nelle grafie, riuscendo, sì, ad evidenziarne, però troppo spesso a suicidio avvenuto, in quanto, alcuni segni sono presenti nella grafia di tanti che poi, pur vivendo male, non si suicidano.[1]

E’ comunque un fatto che, secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza,guardando agli anni dal 2015 al 2017, i tentativi di suicidio (non andati a compimento, quindi), tra i giovani, sono quasi raddoppiati. Dal 3,3% al 5,9%: questo vuole dire che 6 su 100 dei “nostri ragazzi”, di età tra i 14 e i 19 anni hanno provato a togliersi la vita.

Il peso è maggiore sule ragazze (71%).

“A domanda rispondi”, il 24% degli adolescenti confessa di avere pensato almeno una volta a un gesto estremo.

Come dicevo, si ricerca un “comportamento suicidario”, con l’intento (ovvio), di prevenire, cosa che ha certamente tentato di fare la famiglia di Daniela, la giovane donna che si è tolta la vita lanciandosi dall’ultimo livello del parcheggio multipiano del Campus universitario di Fisciano.

Si parla di “ideazione suicidaria” ed è quella che pone tanti interrogativi tra i poveri familiari di quei giovani che lasciano la propria vita in modo tanto drammatico e disperato, con l’infelice egoismo di non chiedersi quanto male e quanta sofferenza si lascino alle spalle.

Il pensiero del suicidio, la volontà di togliersi la vita, li accompagna, per l’una o per l’altra ragione o per un’insieme di fattori cui, spesso, si unisce uno stato depressivo che in alcuni casi è conosciuto nell’ambito familiare, spesso curato, osservato, tuttavia non guarito.

Esiste un “comportamento suicidario”, che si riferisce al complesso di azioni avviate dall’individuo che sta valutando o sta preparando silenziosamente la propria morte.

Quando si giunge al tentativo vero e proprio, capita che in prima istanza il gesto posto in atto non abbia successo. La cosa più terribile è che chi ci ha provato una volta, troppo spesso ci riprova e ci riesce.

La società, in generale e i familiari e gli amici del suicida restano a chiedersi cosa abbia provocato il desiderio di suicidio e si danno delle oramai inutili risposte.

Cosa provoca la volontà suicidaria negli adolescenti?

Una risposta difficile che parte dal presupposto che l’adolescenza non sia, al contrario di quanto pensano gli adulti generalmente, un bel periodo, anzi: rappresenta un momento delicato dello sviluppo umano durante il quale si compiono rilevanti cambiamenti: nel corpo, nei pensieri e nei sentimenti.

Oggi, forse, più apparenti che in passato, laddove anche le tendenze di tipo sessuale, con gli sbalzi ormonali, la conoscenza di “simpatie” che possono risultare differenti da quelle previste per il proprio sesso di nascita, la sensazione di essere “non accettati” dal gruppo di appartenenza scolastica o dell’età, la percezione di schiavitù in ambito familiare ed altre difficoltà incontrate nel quotidiano, pongono l’adolescente preda di forti sentimenti di stress, confusione, paura e incertezza.

Guardando alle famiglie annotiamo che gli ordinari mutamenti dello sviluppo, possono coincidere con altri avvenimenti o alterazioni, nelle loro famiglie o nelle amicizie, unite a difficoltà di ordine scolastico o nelle relazioni sociali.

Nei giovani, dovremmo ricordare, come alcune problematiche possano apparire insormontabili e in alcuni casi, purtroppo, non riuscendo a vedere la luce dopo il tunnel, per alcuni, il suicidio può sembrare una soluzione.

Quanto possono incidere gli episodi di bullismo in questo quadro?

Dipende molto dalla presenza familiare, ma non basta. Dipende anche dal modo in cui reagirà a questi atti di prevaricazione e/o presa in giro dei compagni.

Sotto il profilo della ricerca scientifica sul tema sappiamo che ci sono 25 tentativi di suicidio per ogni suicidio completato (il che fa pensare che molte famiglie siano state messe “sull’avviso” ed abbiano tentato di intervenire in vari modi); Inoltre si è appurato che i maggiori fattori di rischio per il tentativo di suicidio in gioventù sono:

depressione, abuso di sostanze e comportamenti aggressivi o molesti, con la probabilità 4 volte maggiore di morire per suicidio dei maschi, rispetto alle femmine. Mentre per quanto riguarda il solo tentativo (non andato “a buon fine”), sono le ragazze ad avere maggiori probabilità di tentare il suicidio rispetto ai ragazzi.

Sembra accertato che il periodo più a rischio sia collegato dell’inizio della scuola superiore. Questo dovrebbe dar da pensare agli insegnanti, chi si preoccupino certamente di portare avanti la qualità dei loro insegnamenti, però osservino, innanzi tutto, la qualità di vita scolastica dei propri allievi.

Concludo con un ricordo: avevo un allievo sedicenne, figlio unico, in quanto il fratello era morto. Il padre, ammalato, viveva su di una sedia a rotelle e la madre puntava su di lui, come unica possibilità di soddisfazione. Lui, simpatico ed intelligente, studiava male ed era in forte crisi. Rischiava l’anno, quando la madre mi venne a parlare, insistendo sulla necessità che il figlio riguadagnasse in fretta il terreno perduto (si era agli ultimi mesi dell’anno scolastico). Sembrava del tutto incosciente rispetto al peso che il ragazzo percepiva su di sé. Le risposi: -“Signora, suo figlio può anche perdere l’anno, però, se non perde se stesso, lo potrà riguadagnare il prossimo anno.”- Ebbi la sensazione che mi avesse capita.

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