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AIFVS: Cosa c’è dietro l’omicidio di Mimmo Crisafulli?

Inserito da on 17 gennaio 2020 – 08:23No Comment

 LA CASSAZIONE: Il segnale di Stop è sacro, va sempre rispettato, e chi causa un incidente per non essersi fermato all’incrocio è l’unico responsabile del sinistro: lo aveva ribadito precedentemente la corte d’Appello di Roma adesso anche la Corte Suprema di Cassazione terza sezione civile, nell’ordinanza n. 30993/2018. Non c’è quindi concorso di colpa con l’altro guidatore.
IL CASO DI MIMMO CRISAFULLI
Mimmo Crisafulli aveva 25 anni ed era padre di due bambini venne ucciso a Catania il 6 marzo 2017, in un incidente stradale in via Del Bosco, con Via De Logu, ove era collocato il segnale di Stop. La scena dell’incidente venne immortalata da una telecamera istallata all’interno di una clinica accanto.
Mimmo nonostante avesse ragione al 100% gli è stata attribuita una responsabilità del tutto inesistente. La difesa di chi lo uccise, con artifizi e raggiri con la complicità della magistratura catanese tentarono prima di insabbiare la sua morte, chiedendo l’archiviazione, poi chiesero ed ottennero durante le indagini preliminari, il patteggiamento senza un processo, condannando Anastasia Conti alla misera ed illegale pena nemmeno sulla carta, a 5 mesi e 10 giorni di reclusione con la condizionale, pena non menzione sul casellario giudiziale, con proposta di ritiro della patente, fino ad oggi non avvenuta, addossando una presunta colpa al povero Mimmo.
Entra in gioco anche l’aspetto civile quello risarcitorio, infatti con la sentenza di patteggiamento, senza un processo, dunque senza che il morto si possa discolpare dalle accuse infondate dal presunto concorso di colpa, che non rispettando le ripetute sentenze della Cassazione, dove indica chiaramente che chi non si ferma allo stop ha sempre la responsabilità esclusiva, propone un risarcimento alla famiglia pari al 50% giocando sul fatto che si possa procedere attraverso le vie legali, tramite ricorso al Tribunale Civile con a carico spese ingenti per la famiglia. Una volta depositato il ricorso, passano mesi, ed anche anni, senza che si svolga nemmeno un udienza perchè è prassi di portarla alle lunghe, magari con la speranza che qualcuno molli, ed accetti l’offerta
proposta precedentemente dall’assicurazione. Nel caso di Mimmo, con un ricorso depositato al Tribunale Civile di Catania in data 15 marzo 2018, fino ad oggi non c’è stata una concreta udienza, che con scuse varie rinviano in continuazione anche di 6-7 mesi.
Dunque al segnale di stop bisogna sempre fermarsi. I giudici supremi della Cassazione respingono con rigore tale doglianza, rammentando che il segnale di “stop” pone a carico dei conducenti di autoveicoli l’obbligo di arrestare sempre e comunque la marcia del proprio mezzo, persino quando la strada nella quale intendano confluire sia sgombra da veicoli.
Se la colpa esclusiva è di chi non si ferma allo stop, come ribadisce la Corte Suprema di Cassazione, allora cosa c’è dietro l’omicidio di Mimmo Crisafulli?

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