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Vallo di Diano: Codacons, cura della natura tra zone industriali e inondazioni periodiche della vallata

Inserito da on 26 dicembre 2019 – 02:21No Comment

I giovani dovrebbero conoscere questi fatti perché non possiamo renderci complici di una classe dirigente che, negli anni, ha dato via libera alla predazione della vallata, all’arretramento sociale, economico e culturale e che ancora, anche attraverso propri diretti emissari, mantiene salda la barra del comando. Nel novembre del 2010 gli argini del Tanagro, a causa delle piogge incessanti, come quelle dei giorni scorsi, e dell’incuria endemica di questo tratto di fiume, cedevano. A distanza di mesi da quegli eventi, dopo un esposto alla Magistratura, la nostra Sede riusciva a ottenere la riparazione delle sponde e un’interrogazione parlamentare della quale riportiamo un estratto.

Seduta n. 451 del 23/3/2011, Atti di controllo, Presidenza del Consiglio di Ministri.

Interrogazioni a risposta scritta: Leoluca Orlando e Aniello Formisano - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali.

L’alluvione dei giorni 8, 9 e 10 novembre del 2010, dovuta all’esondazione del fiume Tanagro nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, ha prodotto notevoli danni all’agricoltura, al territorio rurale e alle abitazioni civili. Alcune famiglie, che abitano nelle campagne ricadenti nel comprensorio, in prossimità delle rotture degli argini del fiume che attraversa longitudinalmente tutta la vallata, sono state soccorse dal locale comando dei carabinieri e dai vigili del fuoco con professionalità e abnegazione;

da allora, poco o nulla è stato fatto per rimuovere le cause dei continui allagamenti in pianura. In particolare, poco o nulla è stato fatto per riparare gli argini del fiume Tanagro, ormai scomparsi in più punti, tanto che, alle nuove piogge le acque fuoriescono liberamente dal fiume e invadono le abitazioni situate in campagna. La situazione è stata, peraltro, bene esposta sulla stampa locale, con interviste alla gente del luogo e agli amministratori locali… 

contrariamente alla vocazione agricola del territorio, inoltre, insediamenti produttivi crescono nella piana anche in siti di elevato pregio paesistico. Due esempi di zone industriali sorte, a circa cinque chilometri una dall’altra, in «siti di particolare pregio ambientale», così come definiti dalla «Carta di destinazione d’uso del territorio», adottata nel 2003 dalla comunità montana del Vallo di Diano: il «boschetto paleo-palustre» in località Cappuccini in Sassano e «l’areale della cicogna». Il primo sito è incastonato tra due affluenti del Tanagro e costituisce l’ultima testimonianza della natura paludosa della vallata antecedente alla bonifica. In esso si conservavano, prima dell’intervento infrastrutturale finanziato con fondi pubblici, le specie arboree e faunistiche autoctone; il secondo sito ospita il nido della cicogna bianca, che dal 1996 nidifica presso un incantevole tratto del Tanagro, adibito adesso ad area PIP.

I nostri giovani, non già quelli nati vecchi, ma quelli che, dal punto di vista anagrafico e non solo, possono definirsi tali, devono conoscere questi fatti e devono dare uno sguardo alla vallata così come è oggi. Si veda quindi lo scempio ambientale del boschetto paleo-palustre di questi giorni e si veda come è ridotto l’areale della cicogna, uno stagno popolato da centinaia di gabbiani che trovano conveniente spiluccare dal sito di trasferenza poco distante. Si veda lo stato attuale e si immagini, con una classe dirigente del tutto diversa da quella attuale e con un assetto socio-economico rispettoso delle prerogative del territorio, quale sarebbe stato il destino della vallata. Il fiume Tanagro e tutta la rete di canali paralleli dovrà conoscere una stagione di studi e di opere che possano portare non solo alla valorizzazione ambientale di questo straordinario tratto di fiume, ma anche a un possibile inserimento delle parti ancora integre dello stesso in circuiti turistici di qualità, per una nuova stagione di rilancio economico dell’intero comprensorio. Per realizzare tutto questo, tuttavia, bisogna abbandonare completamente la cultura omertosa, venire allo scoperto con le proprie idee e, finalmente, dare un segnale chiaro di dissenso nei confronti di una classe dirigente che, negli anni, si è dimostrata non solo incapace di reggere l’urto dell’attuale crisi economica, ma anche di preservare importanti presidi di civiltà nel campo della sanità, dei trasporti e della giustizia. E questo segnale di dissenso non può passare attraverso pulsioni antimeridionaliste, ma solo attraverso la paziente e diuturna opera sul territorio. E quest’opera non è quella improvvisata da avventurieri politici senza competenze, che bramano solo di arrivare ai posti di comando per sostituirsi all’attuale classe dirigente, ma è quella portata avanti in anni di costante impegno per un futuro diverso, nonostante l’interessata indifferenza di molti.

prof. Roberto De Luca

Responsabile sede Codacons del Vallo di Diano

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