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Proverbi Africani: ira

Inserito da on 5 dicembre 2019 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro  

Pur essendo una reazione naturale, la rabbia è considerata cattiva consigliera. Essa allontana gli amici e nuoce al collerico stesso. In modo particolare, la gestione dell’ira dovrebbe dipendere dalle responsabilità sociali dei suoi autori. Si consiglia ad un genitore che la sua ira tenga conto delle esigenze dell’educazione dei suoi figli. Si consiglia ad un capo che la sua ira verso i sudditi sia controllata in modo da non danneggiare le attività. La saggezza chiede ai poveri di usare la massima pazienza nei colpi di rabbia, perché già indeboliti dalla loro condizione sociale, la loro rabbia non porterebbe soluzione al problema, al contrario, rischierebbe di aggravarlo. Ed ecco subito i proverbi. “Vana è la rabbia del povero” (Hutu, Rwanda) (la rabbia non arricchisce; non risolve nessun problema). E’ meglio non scatenare la rabbia, perché diventerebbe difficile riparare i suoi danni. “Non c’è acqua che non estingua il focolaio della rabbia” (Lari, Congo RDC). La rabbia danneggia il proprio autore” (Il collerico fa torto a se stesso” (Hutu, Rwanda). Interessante questo che dice “La fine di un cucchiaio caldo, è di raffreddarsi” (Zulu, Sud-Africa) (quando sei arrabbiato, lascia la rabbia estinguersi pian piano da sola). Idem “Un fuoco che infiamma subito, si estingue subito” (Lari, Congo RDC) (colui che si arrabbia facilmente, si calma rapidamente). Buon consiglio “Quando il padrone alza il tono, fatti piccolo” (Mandingue, Guinea) (non serva a nulla affrontare la rabbia del capo). A volte la collera porta ad uccidere i propri cari. Vediamo i tanti casi di femminicidio in Italia. “Se un cane morde il proprio padrone, vuol dire che è arrabbiato” (Bayaka, Congo RDC). “La lancia della rabbia non uccide” (Tutsi, Rwanda) (una rabbia eclatante non uccide). Andiamo in Congo RDC per altri proverbi in lingua swahili. “Mwenye kisilani hawezi kulima mpunga” (chi è in collera, non è adatto a coltivare un campo di riso, o e vogliamo, a ricoprire un incarico). “Mu mahi hakuna kisilani” (nell’acqua non c’è la colelra. Si ha sempre una possibilità nella pesca. Bisogna avere pazienza e non arrabbiarsi). “Hasira ni hasara” (la collera è un danno). “Mwenye kisilani hawezi kuongosa mbuzi njiani” (chi è in collera non può guidare le capre sulla strada. Lo si dice di qualcuno che rimpiazza colui che è morto, diciamo il suo erede. Non deve picchiare i figli della vedova). I Warega, nella loro educazione con la “corda della saggezza” ci forniscono alcuni consigli. Su questa corda viene sospeso un piccolo scudo che genera questi proverbi. “Lo scudo del defunto non può essere preso facilmente”. Ha diversi significati. Non è facile di riprendere l’incarico, la funzione, la responsabilità lasciata da un altro. Ci vuole fermezza, senso di adattamento al nuovo, come il senso dei valori del passato. Se tu accogli un orfano, cerca di curarlo così bene come faceva suo padre, perché spesso accade il contrario e lui ne soffre. Infine, ciò che hanno fatto gli antenati e i grandi guerrieri di altri tempi, non è facile da imitare. Un altro, sempre riguardo alla scudo, recita così “Colui che ha voglia di battersi, lo scudo gli salta spontaneamente nella mano”. Ed ecco alcune interpretazioni . Colui che cerca la confusione, la guerra, la trova. Sii un artigiano di pace, di concordia, di buona intesa. Se sai che una persona è irascibile, non provocarla, non prenderla in giro. Potrebbe fartela pagare e le conseguenze per il gruppo sarebbero catastrofiche.

 

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