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Proverbi Africani: la sfiducia, pegno di sicurezza

Inserito da on 27 ottobre 2019 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro  

Atteggiamento di riserbo e ragionevole chiusura nei confronti di una persona o di una realtà non rassicuranti e la sfiducia non è in realtà un valore morale. Tuttavia, viene concepita e presentata dalla morale tradizionale come un atteggiamento positivo nella dinamica dell’auto-protezione e dell’etica della prevenzione. Si dice generalmente che la sfiducia è la madre della sicurezza. I proverbi sono collegati al tema dell’apparenza e della fiducia. E ora vediamoli. “Un cane non conserva mai la carne” (Bamoun, Cameroun) (ma nasconde l’osso?) (si raccomanda di non fidarsi mai di una persona disonesta nel conferimento di certe responsabilità amministrative. Così dovrebbe essere, ma, a volte, per la corruzione, per tenersi buono qualcuno che ci potrà aiutare in futuro, non si tiene conto di questo consiglio. Poi se viene beccato a fare le cose male, si fa finta di non conoscerlo, come sta succedendo anche in Italia e nel mondo). E uno collegato “Se il fatto di abbassare la testa significasse la vergogna, il gatto non farebbe mai nulla di male” (Malinkè, Cameroun) (N.B.: questi proverbi che abbiamo preso dal libro di Shamuana Mabenga, L’Africa che canta la vita, Edup-Roma.2000, sono stati catalogati nell’anno di edizione di questo libro in 3 volumi. Naturalmente, anche in Africa, certi proverbi, probabilmente, sono stati modificati o dimenticati a causa delle vicende politiche ed economiche. Fino ad ora siamo arrivati a 1292! Ne ha raccolti in totale 2.044, a cui aggiungo quelli del Congo: Warega e altre tribù. Diciamo almeno sui 2.500, così abbiamo un’idea abbastanza vasta della saggezza africana). Si chiede di non fidarsi mai di persone sconosciute. “Un uccello non si pone su un albero sconosciuto” (Douala, Cameroun). E così pure di non avere una esagerata fiducia in se stessi, che mette l’individuo in grado di sfidare anche situazioni e persone pericolose. Come dice il Vangelo, se vai in guerra con 10mila uomini e ne hai di fronte 20mila, pensaci un po’ o se devi costruire una torre e ti manca ciò che serve per concluderla, fermati in tempo, altrimenti sarai deriso da tutti. “Il topo non tira la barba della tigre” (Fang, Gabon).Non fidarsi mai del sentito dire, di persone e realtà che si conoscono da lontano. Perché quando li conosci profondamente, possono deluderti. Tutto ciò che brilla, non è oro. “Da lontano, si vede come un albero di gomma, da vicino è tutta un’altra specie” (Peul, Cameroun). E’ bene non fidarsi troppo delle persone silenziose.  Evitare di parlare troppo di certe cose davanti alla gente, perché possono usare i tuoi discorsi per pericolosi scopi nascosti. Una volta si diceva: taci, il nemico ti ascolta. “Colui che parla ignora che colui che ascolta è astuto” (Mossi, Burkina Faso). Potrei aggiungere che in Congo, durante il periodo di Mobutu, c’erano, mescolate in chiesa, delle persone che seguivano con molto interesse l’omelia del missionario e la andavano a riferire ai servizi segreti. Che poi ci chiamavano per chiedere il perché di certe cose dette, magari facendoci pagare una multa (un po’ di birra) o minacciarci di espulsione dal paese, come nemici dello Stato (cioè del Capo). Allora cercavamo di dire le cose importanti, facendo dei giri di parole. Tutti capivano, ma nessuno poteva dire che avevamo detto delle parole proibite, passibili di sanzioni. “Nessuno entra nella casa di un guardiano” (Wolof, Senegal) (se la casa è ben custodita, nessuno ci può entrare). Infine sempre i Wolof dicono “Te e la tua rivale non parlate mai delle vostre disgrazie” (non fidarti delle persone giudicate nemiche).

 

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