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Proverbi Africani: la gestione delle vittorie

Inserito da on 19 ottobre 2019 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro  

La vittoria è il successo su un avversario. Tale avversario può essere una persona umana, una situazione sociale, un fatto naturale…La vittoria viene considerata come impresa talmente difficile che richiede il concorso di più persone per arrivarci. Non solo, ci vogliono anche certe attitudini, come l’intelligenza, la forza fisica, morale… Ecco alcuni proverbi che li uniremo ad altri che parlano delle attitudini sopra descritte. “Una cosa molto pesante rompe il martello” (Abbey, Costa d’Avorio) (una persona potente può essere vinta da un’altra più potente di lei). Una ricorrente disgrazia finisce con eliminare la sua vittima. “Ciò che rotola intorno alla roncola finisce col romperla” (Hutu. Burundi). Il destino vince su tutti, anche sul più potente di questa terra. Nessuno è eterno. Basta leggere i libri di storia, per chi ancora la studia…”Ciò che i giorni sollevano non è pesante” (Bamoun, Cameroun).  Idem: i potenti arrivano al termine della loro forza. Lo vediamo quando muoiono, come spesso sono ridotti. Erano osannati in vita e ora che sono spariti, se non hanno lasciato tracce di bene, se ne vanno, accompagnati da male parole. “I giorni castrano il leopardo” Bayombe, Congo RDC) (l’esempio ce lo abbiamo nell’ex Zaire, Mobutu aveva sempre in testa un cappello di pelle di leopardo. E’ stato cacciato via ed è morto lontano dalla sua patria). Naturalmente c’è anche una tecnica per lottare contro gli avversari. E’ meglio non ritardare nell’attacco. Lo vediamo anche in alcuni sport di lotta, karate, judo…”Chi colpisce per primo un altro potrebbe vincere su di lui” (Sukuma, Tanzania). Lo sappiamo che i giovani fanno molta fatica ad apprezzare i meriti degli altri (veramente anche gli adulti). Se lo fanno significa che ne hanno avuto davvero la prova. “Non c’è giovanotto che apprezzi un altro” (Ngambay, Ciad). Anche se non sempre si è d’accordo, è l’umiltà, la costanza, che porta al successo. “Colui che si abbassa coltiva anche le macerie del fulmine” (Bulu, Cameroun). E’ quello che diceva, durante la festa della Capitaneria di Porto, quando ricordava come si deve portare avanti la propria missione per realizzarla: lavoro e sacrificio. Con la forza, si arriva alla vittoria su ogni cosa. “Chi vuole distruggere un giovanotto lo manda a cercare una vecchia zappa” (Bambara, Mali). Ma ci vuole anche una tattica sottile. Se vuoi vincere un potente, devi addormentare la sua sfiducia.. “Chi vuole vincere un grosso toro, lo accarezza” (Ibo, Nigeria). I nostri amici Warega del Congo RDC continuano a donarci un po’ della loro saggezza. “Mfuta nyuki, hakosi asali (Chi segue le api, non mancherà di miele) (bisogna essere costanti per raggiungere un obiettivo). Così pure non cercare di fare le cose difficili senza prevedere le difficoltà “Usitafute ugumu, pasipo ugumu” (non si guadagna niente, senza faticare). Se poi vuoi tagliare un albero, fare una grande impresa, non devi fermarti alle prime difficoltà, ma devi insistere. Prima o poi l’albero, la difficoltà, si risolverà. “Bandu! Bandu! Kuisha gogo”. Quella che noi chiamiamo la “legge del fil di ferro” (piegare e raddrizzare un pezzo di fil di ferro, finchè si spezza), loro dicono “Papo kwa papo kamba hukata jiwe” (a furia di passare e di ripassare nel medesimo posto, la corda taglia la pietra. I Romani dicevano “gutta cavat lapidem”). Senza lavoro non c’è progresso. “Chombo hakiendi ila kwa nyenzo” (la barca, la piroga, non avanza senza essere messa su dei rulli per arrivare alla riva). Infine: se vuoi fare, troverai la strada “Kunapokuwa nia, njia inapatikana”.

 

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