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Comprendere

Inserito da on 11 agosto 2019 – 00:00No Comment

Dott. Michele Montuori

Oggi più che mai, i nostri desideri non sembrano più custodire in modo appropriato abissi di amore primario e di suo significato, ma rappresentano invece incoercibili spinte all’azione: il mondo dell’immaginazione sembra, sin dall’infanzia, come abolito, e trasformato in una semplicistica pianificazione del desiderio, mediata ingravescentemente dai mass media prevalenti, con il “conforto” ulteriore di condom e pillola anticoncezionale.

Tale procedere può tradursi non solo in iniziali disaffettività (che gradualmente riescono a scomporre gran parte delle famiglie), ma nelle cosiddette “devianze”, che hanno quasi sempre il comune denominatore di alterata espressione sessuale.  Ecco avanzare dunque:

a) La pedofilia, ove la carica sessuale tende, con misure paradosse e alienanti, a ricercare il bambino che si è visto perdere in sè e negli altri.

b) L’omosessualità maschile e femminile: qui la carica sessuale, vissuta e vista vivere con occhi apparentemente scanzonati, tende a scomporsi in categorie meno violente, pur sterili.

c) La cessione continua del proprio corpo, con cui si tende inconsciamente o con espressa volontà  a vanificarlo, quasi debbano ricercarsi cose più importanti.

d) La dipendenza da fumo, alcool, giochi, sostanze psicoattive: qui la carica sessuale assume i connotati, di medesima evidenza dei precedenti, di masochismo, tendenza a distruggere il proprio io.

Come arginare tali derive? Certo, non elaborando la propria azione con i canoni essenzialmente descrittivi della prospettiva morale o giuridica, quasi sempre tradite e convissute dagli stessi operatori che si trovano dall’altra parte della barricata.

A fronte di tali prospettive, che hanno ha una iniziale utilità, il tentativo deve essere quello di differirli, pur brutali i fatti, distillandoli con una certa temporanea moderazione.

Le pulsioni, i desideri che hanno determinato le devianze suddette, devono essere dunque letti in chiave metaforica: ovunque, in ognuno di essi, anche in quelli più gravi, v’è il disperato bisogno di ricevere fantasia, di ritrovare il puer, il bambino nascosto, la non sempre dolce amorevolezza dei primi anni, l’innocenza perduta.

 

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