Home » > Primo Piano

Consiglio Europeo: “L’ ora delle Nomine”

Inserito da on 25 giugno 2019 – 10:01No Comment

Aperto il  Consiglio europeo in cui i leader dei 28 Paesi UE dovrebbero raggiungere un accordo sulla nomina del  Presidente della prossima Commissione europea e discutere sulle altre alte  cariche dell’UR . L’accordo sembra però ancora piuttosto lontano. Ma c’è anche altro all’ordine del giorno: la discussione sull’Agenda strategica (che detta le linee guida per prossimo quinquennio), il bilancio UE 2021-2027 e la riforma dell’Eurozona (con un Euro Summit in formato allargato che si terrà venerdì, al termine del Consiglio europeo).

Qual è il gioco delle alleanze nel Consiglio di oggi? Quali candidati hanno le più alte chance? Quali possibili passi avanti sugli altri temi in agenda? E quali le prospettive per l’Italia?

Dunque, Il Consiglio tra le nomine e i veti incrociati

I risultati delle elezioni europee e i  nuovi rapporti di forza tra i diversi gruppi politici all’interno del Parlamento finiranno inevitabilmente per influenzare  le trattative tra i leader europei sulle nomine . Trattative che sono rese complicate dalla contestuale negoziazione su varie posizioni di vertice: Presidente del Consiglio europeo, Presidente della Banca centrale europea (BCE), Presidente del Parlamento europeo (su cui il Consiglio europeo comunque non ha potere di esprimersi).

Riguardo alla specifica partita sulla prossima Commissione europa, spetta ai Primi ministri e capi di Stato dei 28 Paesi membri UE proporre  anzitutto i nomi del Presidente della Commissione europea e dei restanti 27 commissari. Il Presidente e tutto il team dei commissari dovranno poi ricevere il voto favorevole della maggioranza assoluta dei parlamentari europei (376 su 751) per potersi insediare a novembre.Per ricevere l’approvazione del Consiglio, il candidato alla presidenza della Commissione deve raccogliere  il sì dal 72% dei Paesi UE (quindi almeno 21 paesi su 28) che rappresentino il 65% della popolazione UE. Data la necessità di dover sottoporre poi questo candidato al Parlamento europeo (PE), i leader europei devono tener conto anche degli  equilibri politici all’interno del PEstesso. I governi che fanno riferimento ai gruppi politici della “maggioranza centrista” nel PE (popolari, socialisti e liberali) sono 23, quindi più che sufficienti per l’approvazione da parte del Consiglio.

Va però rilevato che il  Regno Unito potrebbe astenersi dal voto (il che equivarrebbe a un voto contrario) o semplicemente votare come la maggioranza. Va inoltre notato che la “maggioranza centrista” deve cercare di essere compatta, perchè ciascuna sua componente (popolari, socialisti e liberali) conta almeno 7 Paesi e gli basterebbe l’astensione di Londra per bloccare la decisione.Peraltro, questa maggioranza potrebbe subire modifiche: avrà un paese in più se il prossimo 7 luglio alle  elezioni in Grecia vincerà Nuova democrazia (che è tra i popolari). Ma rimane da capire come si esprimerà l’attuale governo ‘ad interim’ in Austria e quello ungherese di Orbán  sempre più ai ferri corti con i popolari.

I 5 governi (Polonia, Regno Unito, Grecia, Lituania, Italia) che sostengono gruppi parlamentari europei che saranno all’opposizione nel PE, si ritrovano invece  in minoranza . Da notare però che se Italia, Polonia, Ungheria si mettessero insieme e Regno Unito si astenesse sarebbero a un soffio dalla minoranza di blocco che impedirebbe la nomina del Presidente della Commissione sulla base del criterio della popolazione (rappresentano infatti il 34% della popolazione europea, mentre sarebbe necessario il 35%).

È quasi certo che quello di oggi sarà un  vertice più interlocutorio che risolutore . Malgrado nelle settimane scorse i 3 gruppi della ‘maggioranza centrista’ avessero indicato sei Primi ministri (2 per ciascun gruppo) che avrebbero dovuto condurre una negoziazione preliminare, non sembra sia emerso alcun accordo.  A complicare il quadro è il fatto che le alte cariche europee  vengono negoziate tutte insieme.

Ciò che appare comunque ormai certo è che una maggioranza dei membri del Consiglio non si ritiene vincolata dal  metodo degli Spitzenkandidaten , secondo il quale alla Presidenza della Commissione europea dovrebbe essere nominato il leader del gruppo politico che ha raccolto più voti. Nel 2014, dopo alterne vicende e un’  iniziale opposizione da parte tedesca , era stato lo Spitzenkandidat dei popolari Jean-Claude Juncker a prevalere. Quest’anno avrebbe dovuto essere il popolare  Manfred Weber, tedesco e dunque formalmente sostenuto anche da Berlino. Ma quella dello  Spitzenkandidat  non è una procedura prevista dai trattati . Stanti le tante critiche mosse a Weber, la scelta potrebbe quindi ricadere su un altro nome. Non sembra possa essere però quello di  Frans Timmermans,  Spitzenkandidat per il gruppo socialista. L’allargamento della maggioranza ai liberali di Renew Europe (ex ALDE), se non addirittura anche ai verdi, pare avere fatto risalire le quotazioni della danese  Margrethe Vestager, ma non è da escludere che alla fine si scelga una  figura di compromesso non troppo legata a nessuno dei tre gruppi politici; un nome in questo senso potrebbe essere quello di  Michel Barnier , di schieramento popolare ma non inviso ai socialisti e ai liberali del Presidente francese Emmanuel Macron. Per quanto riguarda in particolare  il nostro Paese , è difficile immaginare che per il prossimo quinquennio possano ripetersi le circostanze che hanno portato l’Italia a occupare tre posizioni di vertice nelle istituzioni europee:  sono infatti italiani il Presidente PE uscente, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, il Presidente BCE. Al momento, il governo ha annunciato di  puntare a un ‘portafoglio’ economico di peso all’interno della prossima Commissione UE (come quello della concorrenza o del commercio). Per raggiungere tale obiettivo, il governo italiano avrà  bisogno della sponda di altri Stati membri .  L’incontro tra il premier italiano Giuseppe Conte e Macrona margine del vertice dei Paesi del sud Europa a Malta la scorsa settimana è significativo in questo senso. Il Presidente francese è infatti in cerca di alleati per vincere il braccio di ferro contro i popolari e la cancelliera tedesca Angela Merkel sulle nomine;  l’Italia potrebbe garantire il proprio appoggio in cambio sia di un sostegno sulla scelta del prossimo commissario italiano, sia per sperare in una convergenza al momento del voto per la  procedura per debito eccessivo lanciata dalla Commissione, su cui i ministri delle finanze europei si esprimeranno l’8 e 9 luglio. Se non una decisione rispetto alle nomine, da questo Consiglio europeo ci si attende comunque una dichiarazione di principio che stabilisca la rotta politica che gli Stati membri seguiranno nei prossimi anni: all’ordine del giorno c’è infatti l’approvazione della nuova Agenda strategica per la legislatura 2019-2024 . Un’anticipazione in questo senso è stata la Dichiarazione di Sibiu rilasciata al termine del vertice del 9 maggio scorso nella quale i leader politici, appena prima delle elezioni europee, si erano impegnati a difendere una “Europa unita , da est a ovest, da nord a sud”, a restare “uniti nel bene e nel male” e a cercare “sempre soluzioni congiunte”. Resta tuttavia da vedere se i leader europei sapranno davvero dimostrarsi così uniti ora che devono decidere sulle priorità per il prossimo quinquennio : la sicurezza interna e la protezione dei confini; la sfida della rivoluzione digitale; la lotta al cambiamento climatico; la politica estera comune.Riguardo agli altri temi all’ordine del giorno, il Consiglio potrebbe fare una primissima mossa in merito alla proposta di bilancio UE 2021-2027 avanzata dalla Commissione. Si tratta in ogni caso di una partita del tutto aperta, viste le sostanziali divergenze tra i Paesi membri.

In merito alla riforma dell’Eurozona , è previsto un Euro Summit in formato allargato che si terrà venerdì 21 giugno. Lo scorso 12 giugno la Commissione europea aveva già presentato la comunicazione “Deepening Europe’s Economic and Monetary Union”, che fa il punto sui passi avanti compiuti rispetto al Rapporto dei cinque Presidenti del 2015. Qualche timido segnale positivo emerge: la scorsa settimana i ministri delle Finanze europei sembrano aver raggiunto un accordo di principio per la creazione di un bilancio comune dell’Eurozona , una delle principali misure avanzate da Macron e sostenute anche dai paesi del sud dell’Europa. L’opposizione però dei paesi del nord, Paesi Bassi in primis , avrebbe ridimensionato le aspettative. Tale bilancio potrebbe infatti contare al massimo su €22 miliardi in sette anni . Restano ancora da definire peraltro le modalità con cui questo bilancio comune verrebbe finanziato (se utilizzando risorse già allocate nel budget dell’UE oppure chiedendo ai Paesi membri ulteriori stanziamenti) e il modo in cui le risorse verrebbero di volta in volta sbloccate a favore dei Paesi membri in difficoltà (se per decisione collettiva degli Stati membri o in modo centralizzato da Bruxelles). Si continua invece a correre il rischio di uno stallo su temi quali la riforma dei criteri di Maastricht, il completamento dell’unione bancaria (soprattutto in merito alla creazione di un Fondo comune di garanzia dei depositi bancari) e il rafforzamento del ‘fondo salva-Stati’.

Ellera Ferrante di Ruffana 

 

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.