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Proverbi Africani: la festa e l’allegria vitale

Inserito da on 22 giugno 2019 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro  

La gioia va ricercata e vissuta finchè si sta in buona salute e si vive ancora sulla terra. Perché non si sa con esattezza com’è il mondo dei defunti. La vita è anche gioia e piacere. Ma la sapienza non insegna che bisogna mirare tutte le attività al piacere; occorre sacrificare tante altre cose, anche la vita stessa, o quella degli altri allo scopo primario di trarre il massimo piacere, senza sofferenza. L’allegria vitale, invece, è un’esperienza di festa. Per il villaggio e per l’organizzatore della medesima è un’occasione per dimostrare il proprio prestigio. La festa è la più allegra occasione di perfezionamento della comunione clanica, tribale e dell’intesa personale. Naturalmente sono presente gli antenati, perché si è in comunione con loro. Sappiamo che in Africa, i morti non sono morti, ma diversamente vivi (comunione dei santi?). La festa, in più (vedi il carnevale?) è una delle rare occasioni di rottura della monotonia, un’uscita dalla routine. Nonostante ci sia confusione durante la festa, gli organizzatori sono attenti a salvaguardare gli inderogabili princìpi, come il rispetto delle gerarchie: i rappresentanti degli antenati, l’organizzatore e i notabili, alla fine, si ritrovano da soli, in un luogo separato dal comune dei paesani. In sintesi: le feste dell’Africa tradizionale non sono occasioni di vili incontri di danze e di balli, sono, in profondità, alti luoghi d’insegnamento e pratica artisticamente organizzata dei valori morali. Ed ecco alcuni proverbi:”Lo sguardo supera persino il cibo” (Galla, Etiopia) (lo sguardo solo piò bastare a far gioire la persona). Ricordando il “carpe diem” di Orazio, i Pymei del Gabon dicono “Bevi ora, forse non berrai più quando il naso e la bocca saranno chiusi” (!). E un altro simile “Una volta al cimitero, il cadavere deve essere sepolto” (Akan, Ghana) (godi ora, perché la morte concluderà tutto). E un altro ancora simile “Occorre mangiare l’osso, finchè si hanno i denti” (Basonge, Congo RDC). Dolore e gioia vanno insieme, come dicono i Luo del Kenya “Quando vegli su colui che sta sul letto, veglia pure su colui che sta per terra” (il dolore non deve cancellare la gioia nella persona o nella famiglia). C’è sempre gioia, quando arrivano gli ospiti “Quando l’occhio vede suo fratello, è pieno di gioia” (Bassar, Togo). Sia i ricchi che i poveri non sempre godono di una gioia lunga ed eterna. E’ la constatazione degli Agni della Costa d’Avorio “La gioia del cane sta nella sua coda”. Naturalmente non sempre la gioia si esprime esteriormente “La gioia non è soltanto nel ridere” (Ibo, Nigeria). Il buon godimento delle cose della vita richiede di utilizzarle con spirito di abnegazione e con pazienza. “Il goloso non sa ciò che è saporito” (Tutsi, Rwanda). In più, nessuno gioisce al vedere i propri beni danneggiati, anzi. “Nessuno ride distruggendo la propria casa” (Basuto, Lesotho). Lo sappiamo bene che la gioia viene da cose concrete, non dalle promesse. Sono sempre i Basuto del Lesotho che ce lo ricordano “Nessuno è mai contento delle belle promesse mai realizzate”. La presenza dei figli porta gioia alla famiglia, per questo chi ne è senza, si sente molto triste. “Chiunque non ha figli, non ha ancora visto lo spettacolo” (Hutu, Burundi). Concludiamo con questi due “La gioia di vivere nel villaggio di Kunda, sta nel fatto che il potere è nelle mani di Muepu” (Basonge, Congo RDC) (ci vuole un ambiente favorevole per essere felice). E “Chiunque va dove è ben voluto, cammina ridendo” (Galla, Etiopia).

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